S&P 500 prima e dopo le elezioni Usa. Cosa aspettarsi dal 2024?

Cresce l’attesa per le elezioni presidenziali americane, un evento dal sapore tutto politico che può però avere un impatto significativo oltre che sulla maggiore economia mondiale, anche sull'andamento dei principali indici di Wall Street.

A quattro anni dall'elezione dell'attuale Presidente Biden, il prossimo il 5 novembre gli americani si recheranno infatti alle urne per decretare il nuovo inquilino della Casa Bianca e, al momento, dai sondaggi emerge una prevalenza di preferenze per il repubblicano Donald Trump (Fonte: FinScience, Sole24Ore).

L'appuntamento sarà attentamente seguito anche da tutti gli investitori a livello globale, dato che le decisioni di quello che sarà il nuovo leader Usa potrebbero avere delle ripercussioni sulle aspettative e, di conseguenza, sul sentiment di tutto il mercato azionario, e non solo. In ogni caso, è probabile che ci attenda un periodo di volatilità in aumento, e per prepararci all'evento più atteso del 2024 potrebbe essere una buona idea andare a dare uno sguardo a com'è andata nei precedenti anni elettorali per farci un'idea di cosa potremmo aspettarci. Si, perché anche se ogni anno elettorale è a se, e caratterizzato da unicum mix politico e macroeconomico, e anche se sappiamo bene che ciò che è successo in passato non è assolutamente detto che si replicherà allo stesso modo in futuro, è però anche vero che a volte la storia si ripete. E da questo punto di vista non mancano delle singolari ricorrenze, specie come vedremo nelle settimane immediatamente antecedenti e successive all'atteso voto.

Uno sguardo al passato

Durante gli anni in cui si sono svolte le elezioni presidenziali statunitensi, il principale benchmark per il mercato azionario Usa è mediamente cresciuto. Nelle ultime annate elettorali, l'indice S&P 500 ha infatti sempre chiuso con il segno più, con un rendimento medio intorno al 7%, una performance che, stando all'ultima ricerca di S&P Global, è però del tutto simile alla media di quanto messo a segno durante gli anni non elettorali.

Attualmente, siamo sulla buona strada per ottenere un'ottima performance anche nel 2024, infatti, l'indice delle blue chip Usa mostra già un incremento da inizio anno di oltre il +13%, con i suoi massimi storici che sono stati peraltro aggiornati la settimana scorsa.

L'impatto delle elezioni presidenziali americane si vede in particolar modo a livello settoriale, con i comparti maggiormente difensivi come quello delle utility, dei beni di consumo e dei finanziari che, negli anni in cui si sono svolte le elezioni, hanno mediamente ottenuto le migliori performance. Al contrario, il comparto tecnologico è stato in media quello maggiormente penalizzato durante gli anni in cui ci si reca ai seggi, ma non è sempre stato così e il 2016, l'anno di Trump, ne è l'esempio lampante.

Ciò riflette con buone probabilità l'aumento delle incognite che tipicamente caratterizza il periodo delle elezioni e come sappiamo i mercati odiano l'incertezza. Per questo motivo, secondo una ricerca di Goldman Sachs, i mercati anche se tendono a non avere una preferenza tra Repubblicani e Democratici, hanno registrato le performance migliori negli anni in cui viene rieletto il presidente in carica piuttosto che una nuovo. Una statistica che non ci sorprende più di tanto dato che, come dicevamo, ai mercati non piace affatto l'incertezza ed effettivamente una nuova amministrazione potrebbe dare ulteriori grattacapi e incognite.

Wall Street durante gli anni elettorali

Anche se non abbiamo la sfera di cristallo per predire il futuro, guardare cos’è successo nel passato può darci delle indicazioni utili. Da questo punto di vista, la storia ci insegna che i mesi che precedono il voto tendono ad essere caratterizzati da una maggiore volatilità e da un andamento tipicamente più cauto, mentre nel periodo immediatamente successivo, sono stati statisticamente osservati delle accelerazioni al rialzo al più consistenti.

Questo è ben visibile anche nella tabella qui sotto dove abbiamo riportato le performance messe a segno nei tre mesi prima e dopo il voto dai tre listini di Wall Street: S&P 500, Nasdaq e Russell 2000. Dal confronto emerge chiaramente che, nella fase antecedente e quindi nei 90 giorni prima delle elezioni, i principali indici di Wall Street abbiamo messo a segno una fase di mercato più debole o leggermente positiva, per poi esprimere il meglio di sé nei 3 mesi successivi alle elezioni. Ciò è evidente in particolar modo negli anni elettorali 2004, 2012, 2016 e 2020; mentre il 2008 è da considerarsi un'annata fuori statistica dato che lo scoppio della crisi finanziaria in seguito al fallimento di Lehman Brothers comportò perdite ingenti sia prima che dopo il giorno delle elezioni Usa. 

Guardando qualche caso specifico, se prendiamo in considerazione a titolo d'esempio l'anno in cui vinse Trump (novembre 2016), dopo l'esito del voto si ebbe una performance a doppia cifra su tutti e tre gli indici presi in considerazione che misero a segno una notevole accelerazione al rialzo. In tal senso, come osserva Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte, "i maggiori acquisti si sono registrati in particolar modo sul Russell 2000, ovvero l'indice delle aziende a piccola-media capitalizzazione, un fatto spiegato dalle scelte politiche di Trump a favore della produzione domestica".

Nel 2016, infatti, l'indice che è riuscito a mettere a segno le migliori performance è proprio il Russell 2000 che nei tre mesi dopo il voto registro un incremento del +14%, un rialzo superiore a quanto realizzato dallo S&P 500 e dal Nasdaq, rispettivamente +10,6% e +12% circa.

Un altro esempio ci è offerto dal 2020, anno che sarà ricordato per l'emergenza pandemica che ha tenuto in ostaggio milioni di persone. Anche in questo caso infatti, nei tre mesi precedenti al voto di novembre, i tre indici hanno si messo a segno performance del tutto rispettabili, ma nettamente inferiori a quanto registrato nei 90 giorni successivi all'esito del voto, con il Russell 2000 che in questo caso è addirittura balzato di oltre il 41% (+15,7% l'indice S&P 500; +13% il Nasdaq).

In questo caso, come osserva Antonio Cesarano, "nei tre mesi dopo il voto del 2020 ci fu anche un effetto positivo molto forte dei tagli dei tassi durante l'emergenza pandemica e ciò spinse in particolar modo per il Russell 2000, un'ulteriore esempio di quanto sia importante e sensibile il tema dei tassi d'interesse per le società medio-piccole".

Tirando le somme, se andiamo a fare una media di quanto successe nei tre mesi prima e dopo il voto degli americani nel periodo preso in considerazione (tra il 2004 e l'ultimo appuntamento del 2020), emerge comunque una fase sottotono prima delle elezioni e una successiva accelerazione della tendenza nel periodo immediatamente successivo.

Ma non solo, perché "se da quest'analisi togliamo quanto successe nell'annus horribilis del 2008, l'effetto di queste tendenze si amplifica", sottolinea Cesarano.

Il messaggio che possiamo trarre da tali analisi? "Nella fase successiva alle elezioni e quindi quando i Governi cominciano a spendere maggiormente, e soprattutto quando c'è un contesto di tassi di interesse favorevole (ossia tassi calanti), le cose vanno piuttosto bene sui mercati azionari, almeno nei 90 giorni successivi".

Al momento, ci sono i presupposti per aspettarsi di vedere anche quest'anno un andamento simile a quanto osservato in precedenza? Secondo Antonio Cesarano si, "la Fed potrebbe tagliare maggiormente i tassi dopo le elezioni. Iniziano infatti ad emergere primiI sintomi di rallentamento dell'economia statunitense, e soprattutto il Governo potrebbe anche mettere a punto delle manovre più espansive, soprattutto nel caso di vittoria di Trump che ha come punti cardine del suo programma elettorale proprio: tassi più bassi, un taglio delle tasse e soprattutto riportare la produzione industriale Usa nei propri confini".

S&P 500, il confronto prima e dopo il voto

Ma scendiamo ora ancora più nel dettaglio, concentrandoci in particolar modo sull'andamento del solo indice S&P 500, la cui analisi nel periodo elettorale fornisce ulteriori spunti interessanti. In particolare, dall'analisi grafica emerge infatti che nei tre mesi precedenti all'Election Day, l'indice S&P 500 ha tipicamente mostrato un'andamento più incerto, con le sue oscillazioni di prezzo che riflettono spesso le indecisione dell'esito del voto. Tuttavia, come vediamo dai grafici (qui sotto), e come abbiamo anche visto nella tabella commentata in precedenza, la situazione cambia nei mesi successivi alle elezioni, con il listino delle società Usa maggiormente capitalizzate che è spesso in grado mettere a segno un'accelerazione al rialzo.

Ad esempio, qui sotto abbiamo raffigurato l'andamento su time frame settimanale dell'indice S&P 500, con la linea verticale blu che è stata posizionata proprio in corrispondenza della settimana clou delle elezioni in cui venne eletto Joe Biden. Come vediamo, nelle settimane immediatamente precedenti al voto, il listino a stelle e strisce ha subito una battuta d'arresto, con la sua performance che è sostanzialmente rimasta piatta. Tuttavia, dopo la settimana del voto caratterizzata da un incremento della volatilità (ben osservabile dall'indice Vix), il listino americano ha ripreso la sua marcia al rialzo, andando così a chiudere l'anno recuperando pienamente quanto perso con lo scoppio della pandemia da Covid-19.

Una tendenza del tutto simile è osservabile anche nel 2016, anno in cui venne eletto come Presidente Donald Trump. Come vediamo dal grafico qui sotto, l’andamento dell’indice S&P 500 mostra una flessione nelle settimane che precedono il giorno delle elezioni, per poi proseguire la sua tendenza rialzista dopo l’esito del voto.

Stesso discorso anche per il 2012, anno che vide come protagonista Obama che venne rieletto per il suo secondo mandato. Come vediamo, anche in questo caso, prima dell’elezioni abbiamo assistito ad un incremento della volatilità, con i prezzi che hanno risentito dell’avvicinarsi dell’appuntamento di novembre. Al contrario, dopo il voto la tendenza è ripartita al rialzo.

 

Gli analisti di Soluzioni di Investimento di Websim