Bond - Il debito aziendale è meglio di quello statale
Alessandro Tentori, Chief Investment Officer di Axa Investment Managers, invita a prendere in considerazione l'ipotesi di vedere il Treasury Note a 10 anni al 6% del tasso di rendimento, oggi 4,55%

Fatto
Se l’economia degli Stati Uniti continua a tirare e una parte importante del resto del mondo tiene le posizioni, è meglio non innamorarsi dei bond, più saggio vincolarsi con una relazione di breve o media durata, non è più l'epoca dei legami lunghi o lunghissimi.
E' Alessandro Tentori, il Chief Investment Officer di Axa Investment Managers, a predicare moderazione nei confronti di quella che resta una delle classi di investimenti più amate dai risparmiatori italiani, se non ci credete, basta vedere i successi sempre più clamorosi delle emissioni di BTP per il retail.
I bond devono continuare a essere uno dei pilastri dei portafogli degli investitori di tutti i tipi, ma nel costruire le posizioni, è opportuno iniziare a ragionare con la possibilità che il Treasury Note a dieci anni, il riferimento numero uno per questo mondo, possa arrivare al 6% nel medio periodo: oggi siamo a 4,57% di tasso di rendimento, circa un quarto di punto percentuale sotto i massimi di lunghissimo periodo toccati a inizio del mese.
Nei bond, il tasso di interesse è l’inverso del prezzo, per cui, l’aspettativa di un aumento del primo, implica una discesa del secondo.
Attenzione, “6% non è la nostra previsione, è una domanda che ci poniamo”, ha precisato Tentori nel corso di un webinar tenutosi stamattina.
Il tema della possibile discesa dei prezzi delle obbligazioni governative degli Stati Uniti è stato presentato nel corso dell'evento come un’ipotesi di studio, non una tesi forte, piuttosto un argomento da approfondire.
Il CIO di Axa IM ha comunque una sua idea: basandosi su vari elementi afferma che il tasso di rendimento teorico (modello) potrebbe essere del 6,5%. Siamo circa duecento punti base sopra il valore di mercato del secondario, che poi, è più o meno quello ricavabile dalla somma delle varie componenti teoriche di cui si compone il Treasury.
Tentori arriva a queste conclusioni perché sono differenti le sue aspettative su quel che gli economisti considerano il tasso naturale, 1,25% da una parte e 2,5% la view dello strategist.
Molto diverse anche le assunzioni sulle prossime mosse della Federal Reserve: il mercato incorpora un taglio di circa 35 punti base nel corso dell’anno, Tentori vede un incremento di un quarto di punto dei tassi d'interesse.
Se sui bond governativi a lunga scadenza è meglio essere tattici e prudenti, dove andare a cercare ritorni?
Rispondendo a questa domanda, arrivata da uno dei partecipanti al webinar, il responsabile degli investimenti ha ribadito che non è opportuno allungare la scadenza, ovvero, investire su bond a più lunga durata. Meglio cambiare registro e andare sul credito delle aziende, High Yield (HY) compresi. A questo riguardo, va detto che ieri, nel suo discorso di insediamento, Trump ha promesso una ripartenza in grande stile delle trivellazioni, affermazione molto positiva per questa classe di investimento, in quanto il settore oil drilling vale circa il 15% del totale.
Effetto
C'è la possibilità di investire sul segmento Corporate USA tramite il seguente:
ETF Axa IM US High Yield Opportunities UCITS
Isin IE000IAPH329 (AHYU.MI)
Da inizio 2025: +1,0%
A 12 mesi: +14,50%
Obiettivo dell'ETF è sovraperformare l’indice ICE BOFA US High Yield al fine di cogliere le opportunità offerte dal mercato obbligazionario high yield statunitense prevalentemente attraverso un’attenta selezione del credito mantenendo un tracking error contenuto rispetto all’indice. Commissioni totali annue 0,35%. E' ad accumulazione dei proventi e perciò non distribuisce dividendi. Valuta di denominazione USD. Valuta di quotazione EURO. Leggi attentamente il documento KID. Altri dettagli:
Duration: 3,22 anni;
Yield to maturity (rendimento a scadenza) del 7,63%;
L'85,0% dei componenti è rappresentato da bond corporate USA;
Il 48% circa dei componenti gode di un rating B, il 32,50%;
Spaccato settoriale: il 14,40% degli emittenti appartiene al segmento Software/Comunicazione. Nessuno dei settori arriva al 10%;
Di seguito i primi cinque componenti con il singolo peso specifico:

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