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Editoriale Operativo
Focus sui Mercati Finanziari

Borse di notte

Le previsioni sulle vendite diffuse ieri sera da Micron stanno lasciando il segno sui mercati azionari in questa prima seduta di ottobre. Salgono le società dei semiconduttori e del tech. Ieri il Nasdaq ha chiuso in rialzo dello 0,2%, a fronte del calo dello 0,2% dell'S&P500.

Micron

Il produttore di chip ha detto che il fatturato del trimestre in corso sarà di circa 61,5 miliardi di dollari. Gli analisti stimavano in media 56,8 miliardi di dollari. Escludendo alcune voci, l’utile sarà di circa 38,15 dollari per
azione, rispetto a una previsione di 36,02 dollari.
Micron, il più grande produttore statunitense di chip di memoria, ha anche avvertito che il margine lordo subirà una leggera contrazione nel periodo in corso, in parte a causa dell’aumento delle retribuzioni dei dipendenti.

L'indice MSCI Asia Pacific ha chiuso settembre con un calo dello 0,6%, dal +3% di agosto.

Sono chiuse per festività le borse della Cina.

Future Europa -0,5%. Future Wall Street +0,4%

Giappone

Indice Nikkei +2,5% grazie alla spinta del tech.

La Banca del Giappone ritiene che l’orientamento della propria politica
si sia spostato sulla prevenzione di un superamento dell’ obiettivo di inflazione, è quanto emerge dalle sintesi delle opinioni emerse nellla riunione di politica monetaria del mese scorso.
La presa di posizione avviene dopo 13 anni durante i quali la banca ha cercato
di portare gradualmente la crescita dei prezzi verso tale livello.
"Se si osservassero segnali di una deviazione al rialzo dei prezzi, la banca dovrà accelerare il ritmo degli aumenti dei tassi", ha affermato un membro.

Lo yen si svaluta a 158,1 da 156,8. Tasso di rendimento del governativo a dieci anni al 3,09%, massimo dagli anni novanta.

Corea del Sud

Indice Kospi di Seul +1%. 

Le esportazioni della Corea del Sud hanno proseguito la loro crescita vertiginosa a settembre,  secondo quanto comunicato giovedì dal Servizio doganale coreano, l'aumento è del 104,9% rispetto all’anno precedente.
Guidato dai semiconduttori, il valore delle esportazioni ha raggiunto i 120,9 miliardi di dollari, punto più alto mai registrato, dopo che le spedizioni nei primi 20 giorni del mese hanno toccato il massimo storico per quel periodo.
Le esportazioni della Corea del Sud hanno inoltre raggiunto il record di 814,5 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2026, superando per la
prima volta la soglia degli 800 miliardi di dollari, ha affermato l’ufficio doganale. Le importazioni sono aumentate del 26%, determinando un surplus commerciale di quasi 50 miliardi di dollari. 

Altre borse dell'Asia e del Pacifico. BSE Sensex di Mumbai -0,2%. Indice FTSE Straits Times di Singapore +0,2%.
Cade la borsa dell'Australia, -2%, mentre salgono i timori per le ricadute del crack della società immobiliare Bathla Group.

Punto sulle borse

L'azionario entra nell'ultimo trimestre dell'anno con un quadro più sano rispetto all'estate, ma l'eventuale rally di fine anno dipende in larga parte dal prezzo del petrolio, dice Barclays.

I flussi restano robusti: a settembre le Borse hanno raccolto circa 81 miliardi di dollari e il 2026 viaggia verso un record annuale. Lo slancio però si sta esaurendo, con qualche uscita nelle ultime settimane. Gli hedge fund hanno in gran parte chiuso le scommesse al rialzo, i piccoli risparmiatori mostrano la fiducia più bassa dell'anno, mentre a sostenere il mercato restano i fondi che seguono modelli automatici. Le posizioni sono ancora orientate verso le azioni, ma molto meno tese rispetto ai massimi estivi.

Settembre ha rispettato la stagionalità, con rendimenti negativi e pochi titoli in rialzo. Il quarto trimestre e l'avvicinarsi delle elezioni americane di metà mandato di solito favoriscono un rimbalzo.
Un accordo tra Stati Uniti e Iran farebbe bene sia alle azioni sia alle obbligazioni. Con il greggio sopra i 100 dollari e i rendimenti dei Treasury decennali ben oltre il 5%, si indebolisce anche l'idea che le azioni siano l'unica scelta possibile: il rendimento aggiuntivo rispetto ai titoli di Stato si è ridotto.

Sul piano geografico gli acquisti negli Stati Uniti rallentano, con uscite in quattro delle ultime cinque settimane, ma senza un vero spostamento verso altri mercati. In Europa i flussi si sono in gran parte esauriti, il Regno Unito resta venduto, Cina e Corea registrano deflussi e il Giappone attira solo modesti acquisti. Nei settori domina la tecnologia, mentre proteggersi dai ribassi costa ancora poco.

Macrovariabili

Petrolio (Brent 97,5 usd) (WTI 89,5 usd)

Ieri entrambi i benchmark sono aumentati di circa 1 dollaro al barile. Il greggio del Mare del Nord ha registrato un guadagno mensile di circa il 14% a settembre, il maggiore da luglio, mentre il WTI è cresciuto di circa il 5% su base mensile.

"Sebbene gli acquisti siano proseguiti a causa delle preoccupazioni sull'offerta dovute allo stallo dei colloqui di pace, hanno prevalso anche la pressione di vendita, poiché le esportazioni di petrolio mediorientali hanno mostrato segnali di ripresa", ha affermato Toshitaka Tazawa, analista di Fujitomi Securities, citando la ripresa delle esportazioni dell'Arabia Saudita dal suo porto di Yanbu sul Mar Rosso come fattore chiave.

Secondo quanto affermato, sarà necessario un nuovo catalizzatore, come ad esempio progressi nei negoziati di pace, affinché il prezzo del WTI scenda al di sotto del livello di supporto immediato di 88 dollari al barile.

Il Qatar ha dichiarato martedì di sperare che la diplomazia itinerante tra Teheran e Washington possa portare a una svolta.

Tuttavia, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha smentito le notizie diffuse da Axios e CNN, secondo le quali funzionari statunitensi si sarebbe detto disposto ad allentare le sanzioni contro l'Iran e a sbloccare i fondi iraniani congelati in cambio di passi "concreti" da parte di Teheran sul suo programma nucleare.

Secondo quanto riferito a Reuters da due persone a conoscenza della questione, è probabile che i paesi produttori di petrolio dell'OPEC+ mantengano invariati i loro obiettivi di produzione per novembre, in occasione della riunione di domenica.

Nel frattempo, le scorte di greggio statunitensi sono aumentate di 922.000 barili, raggiungendo i 427,3 milioni di barili nella settimana terminata il 25 settembre, secondo l'EIA, rispetto alle aspettative degli analisti interpellati da Reuters che prevedevano un calo di 264.000 barili. Tuttavia, le scorte di carburante sono diminuite drasticamente a causa della forte domanda stagionale e globale.

Operatività (WTI)

L'area d'acquisto sulla debolezza rimane 40-60 usd, quella di vendita è intorno ai valori attuali, 80-100 usd. Siamo quindi da tempo in un'area di vendita, si può iniziare ad accumulare, ma solo per diversificazione, in avvicinamento all'area ottanta dollari..
La fascia 100-130 usd è da ritenersi un'estensione da sfruttare eventualmente per trading più veloce: restano possibili allunghi fino a 130 dollari, da utilizzare solo per alleggerire le posizioni. 

Indice Commodity (141)

L'indice che raccoglie l'andamento delle principali materie di base tocca i minimi delle ultime quattro settimane.

Gas

La Germania ha ordinato all'importatore di gas a controllo pubblico SEFE di accelerare gli acquisti per lo stoccaggio sotterraneo, dato che il Paese si appresta ad affrontare la stagione del riscaldamento con livelli di scorte ben al di sotto della media UE.
Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe (GIE), al 29 settembre gli impianti di stoccaggio tedeschi erano pieni al 57,7%, a fronte di una media UE del 71,3%. La Germania deteneva riserve di gas pari a 142,91 TWh (circa 13,5 miliardi di metri cubi, o bcm); si tratta del livello più basso mai registrato in questo periodo dell'anno dall'inizio delle rilevazioni GIE nel 2011.
Il Ministro dell'Economia e dell'Energia Katherina Reiche, ha incaricato SEFE di acquistare e immettere negli impianti 8 TWh di gas entro il 15 dicembre; la notizia è stata confermata dall'azienda il 30 settembre. Tale volume corrisponde a circa 0,75 bcm e a circa il 3% della capacità di stoccaggio totale tedesca, che ammonta a circa 247 TWh.

Operatività

L'indice delle materie prime, dopo aver superato l'area di approdo del movimento rialzista, sta perdendo lentamente slancio. Il quadro, per ora ancora di spinta, cambia in caso di chiusura confermata sotto quota 145.

Oro (4.170 usd) Argento (61 usd)

I prezzi dell'oro sono poco mossi in attesa dei dati chiave sull'occupazione negli Stati Uniti. Intanto, per effetto degli ultimi dati sull'inflazione pubblicati ieri, sono scese le aspettative di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.
Un dollaro più forte rende i metalli quotati in dollari più costosi per chi detiene altre valute. 
"I dati PCE hanno dato una spinta all'oro, ma questo rialzo si è affievolito a causa dell'inarrestabile aumento dei rendimenti. Sarà importante monitorare i prossimi dati per capire come il mercato reagirà e come influenzerà le aspettative di un rialzo dei tassi", ha affermato Ilya Spivak, responsabile della macroeconomia globale presso Tastylive.
"Ci troviamo in una situazione in cui il mercato si trova a fronteggiare numerose forze contrastanti."
I dati hanno ridimensionato le aspettative di un aumento dei tassi da parte della Fed a ottobre, ma gli operatori di mercato stimano all'87% una probabilità di un rialzo a dicembre.
L'aumento dei tassi di interesse riduce l'attrattiva dell'oro perché non genera interessi. A settembre, il prezzo spot dell'oro è sceso di oltre il 6%.
"È improbabile che tutte le perdite dell'oro di settembre vengano recuperate, ma ci sono motivi per credere che il peggio della correzione sia per ora passato e che ci siano le premesse per prezzi più alti", ha affermato Bart Melek, responsabile globale della strategia sulle materie prime presso TD Securities.

Operatività

Il trend di fondo del lunghissimo periodo, a nostro avviso resta rialzista, pertanto, nonostante il ritracciamento in corso dai top assoluti a 5.590 usd di fine gennaio sia stato incisivo, è lecito attendersi il ritorno sui massimi. Attenzione però agli ostacoli grafici intermedi, posizionati intorno a zona 4.500, quella contro la quale sembra essere andato a sbattere quest'estate il movimento di fondo. Un'altra resistenza, ancora più difficile da superare, è a 5.000 usd.
Al contrario, il cedimento del supporto a 4.000/4.100 potrebbe provocare un brusco sell off fino a 3.700 usd. Siamo ormai a ridosso di quest'area e le possibilità di una discesa sono aumentate. 

Forex Euro/Usd (1,133)

La valuta comune è sui minimi degli ultimi quindici mesi.

Rob Waldner, Head of IFI Strategy and Macro Research di Invesco punta sul dollaro perché "il cambiamento nelle aspettative relative sui tassi di interesse registrato nell’ultimo trimestre, unito alla continua fiducia del mercato nella dinamica di crescita statunitense legata all’intelligenza artificiale", favoriscono la valuta degli Stati Uniti. L'indicazione operativa è "sovrappeso".
Lo strategist si aspetta che il differenziale di crescita positivo degli Stati Uniti persista nei prossimi trimestri. "Se il mercato dovesse rivelarsi eccessivamente ottimista riguardo alla risoluzione del conflitto con l’Iran, ci aspetteremmo inoltre che il dollaro USA tragga vantaggio dai flussi verso i beni rifugio".

Operatività

Il trend della svalutazione del dollaro iniziato nell'aprile del 2025 con l'annuncio dei dazi da parte di Donald Trump, sta esaurendo il suo slancio. IL movimento degli ultimi giorni minaccia l'area 1,15/1,14, discriminante importantissima per la tenuta dell'attuale quadro grafico, in caso di discesa sotto questa soglia, il target di breve è in area 1,13.

Bitcoin (83.610 usd)

Il bitcoin chiude settembre con un rialzo del 6%, dal +25% di agosto, in luglio la performance era stata positiva, ma più modesta, +7%.

I prezzi avevano ieri riguadagnato quota 85.000 dollari dopo che un dato sull’inflazione statunitense più debole delle attese aveva spinto al ribasso i rendimenti dei Treasury, favorendo gli asset più rischiosi.

Il quadro resta però incerto. Secondo gli analisti di CryptoQuant, 'il rally sta perdendo slancio', con prese di profitto nel breve periodo. Anche i flussi verso gli ETF legati al bitcoin hanno rallentato dopo la forte raccolta della settimana precedente: lunedì sono state registrate vendite nette per 56 milioni di dollari, a fronte di oltre 3,2 miliardi di afflussi nella settimana precedente.

Il bitcoin resta comunque su livelli nettamente superiori rispetto all’estate, quando era sceso nell’area dei 60.000 dollari, e si avvia a chiudere il trimestre con la migliore performance dal quarto trimestre del 2024.

Operatività

Il movimento partito in agosto ha perso slancio. Resta valida la possibilità che questa nuova tendenza possa far arrivare i prezzi in area 90.000 dollari e oltre. Il quadro diventa di nuovo negativo sotto 60.000 dollari. 

Bond 

Il Treasury Note decennale è al 5,28% di tasso di rendimento, massimo dal 2002. Trentennale al 5,62%

Bund al 3,58%. BTP al 4,61%. Spread a 102 punti base, massimi da maggio del 2025.

Le obbligazioni globali perdono il 2,7% da gennaio, le azioni guadagnano il 13%.
I bond si indeboliscono per queste ragioni.

Crescita robusta. L'economia regge nonostante guerra e tassi alti: l'inflazione resta alta e le azioni attirano più delle obbligazioni.

Materie prime. Per Goldman Sachs la guerra con l'Iran è il maggiore shock petrolifero di sempre: con Hormuz bloccato il Brent ha toccato 126,41 dollari al barile, e anche il cibo costa di più.

Rialzi dei tassi. La Fed ha alzato i tassi a settembre e ne prospetta altri; Australia e Giappone hanno fatto lo stesso, e i mercati ne scontano in Regno Unito, Canada ed Europa.

Debito per l'intelligenza artificiale. Le aziende tecnologiche hanno emesso oltre 400 miliardi di dollari di obbligazioni, e tutti gli altri debitori devono contendersi lo stesso denaro.

Disavanzi pubblici. Il debito americano supera i 40mila miliardi di dollari e i Paesi OCSE chiederanno prestiti per 18mila miliardi. Steven Blitz di TS Lombard non esclude l'8% nei prossimi anni.

Spese militari. Sono ai massimi mondiali; negli Stati Uniti la difesa supera per la prima volta i mille miliardi, e servono più titoli da vendere.

Il Giappone. Tokyo vende titoli esteri, probabilmente americani, per sostenere lo yen: ad agosto ne ha ceduti per un record di 87,8 miliardi di dollari. Si chiudono anche gli investimenti finanziati con prestiti in yen.

Dazi. Rendono più cari i beni importati e aumentano l'incertezza, che gli investitori chiedono di compensare con rendimenti più alti.

Nuovi compratori. Fed e banche centrali estere comprano meno; subentrano fondi speculativi e altri privati, più sensibili ai prezzi.

Fine dell'eccesso di risparmio. Austerità, minori debiti americani ed export cinese non alimentano più il risparmio mondiale, proprio mentre Stati e imprese chiedono capitali.

Operatività

Si può comprare, al momento solo in ottica di diversificazione dal BTP e di esposizione al dollaro, soprattutto sulle scadenze sotto i cinque anni.