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  Il sogno dei Paesi Emergenti: con il capitale protetto al 105% impossibile si trasformi in incubo

I mercati finanziari non sembrano conoscere crisi. Inflazione, aumento dei tassi d’interesse e costi materie prime, incertezza macroeconomica e geopolitica non fermano i rally dei principali listini mondiali da inizio anno. Dagli Usa all’Europa, fino ad arrivare in Oriente, compresi i mercati emergenti.

Quest’ultimi sono quelle economie in fase di sviluppo, con un buon potenziale di crescita ancora da sprigionare interamente. Questi mercati per gli investitori rappresentano buone possibilità di guadagno, ma allo stesso tempo sono caratterizzati da alti rischi legati all’instabilità politica, ai processi non sempre del tutto democratici e all’alta volatilità.

Ecco perché il prodotto appena lanciato da Leonteq rappresenta una vera e propria panacea da ogni potenziale rischio. Ci permette di investire sui Paesi Emergenti proteggendo il capitale, senza toglierci però la possibilità di cavalcare eventuali ulteriori accelerazioni dei mercati azionari di questi paesi. Ci riferiamo al nuovo certificato a capitale protetto 105% ISIN CH1277652827. Il prodotto a fronte di una protezione del capitale al 105% replica linearmente l’indice sottostante Leonteq Emerging Markets ETF 20%RC fino al cap posto al 150% dello strike. L’indice sottostante è un paniere equipesato composto da tre ETF di Franklin Templeton che investono su tre mercati emergenti: Franklin FTSE India UCITS ETF, Franklin FTSE Korea UCITS ETF and Franklin FTSE Brasil UCITS ETF.

Prima di approfondire le caratteristiche di questo prodotto, come sempre, vediamo di contestualizzarlo.

I mercati emergenti

“Mercati emergenti” è il termine coniato negli anni Ottanta per definire i Paesi in via di sviluppo, per cui il dinamismo economico e demografico alimenta un potenziale di crescita superiore a quello dei paesi sviluppati. La spinta all’urbanizzazione e all’industrializzazione, il trend in calo del tasso di povertà, il miglioramento delle esportazioni e l’aumento della domanda interna solo elementi che dimostrano le buone possibilità di crescita economica e sociale di un paese emergente. Se si innesca questo circolo virtuoso, porta ad un aumento degli investimenti esteri, che trainano il reddito pro capite e le esportazioni e supportano l’ingresso stabile nell’ecosistema finanziario internazionale.

Negli ultimi anni l’interesse degli investitori verso queste economie è aumentato, in quanto permettono di diversificare il portafoglio, data la loro decorrelazione con l'andamento dei mercati sviluppati, e guadagnare rendimenti interessanti. Rispetto al passato, però, i rendimenti recentemente hanno registrato una battuta d'arresto.

La gestione della pandemia è stata difficile per le banche centrali di questi Paesi, in quanto avevano a disposizione meno strumenti per tutelare le economie locali rispetto a FED e BCE. Alcune decisioni di politica monetaria hanno innescato il crollo delle valute aggravato successivamente dalla riduzione del prezzo delle commodity. Inoltre, ha pesato sulle economie l’arrivo dell’inflazione e l’apprezzamento del dollaro, che con la stretta monetaria della Fed, ha realizzato notevoli guadagni nei confronti di praticamente tutte le altre valute.

Nonostante le ultime difficoltà, le prospettive future di molti analisti sui mercati emergenti sono positive.

Lo studio condotto da abrdn Research Institute evidenzia che l’Asia emergente sarà destinata sovraperformare fino al 2050 e oltre. Secondo la ricerca, il contributo dell’Asia emergente alla crescita globale sarà del 58% entro il 2050, nonostante un rallentamento della crescita globale all’1,5%. In aumento anche l’aspetto demografico, secondo le stime, entro il 2050 le popolazioni di India e Indonesia aumenteranno rispettivamente di 253 e 42 milioni di unità.

Il consumo globale di beni e servizi sarà alimentato dall’aumento dell’urbanizzazione e dei redditi personali dell’Asia. Entro il 2050, secondo proiezioni dell’abrdn Research Institute, potrebbe essere più grande di quasi il 10%, arrivando a quota 25.000 miliardi di dollari. Il fenomeno dell’urbanizzazione farà aumentare la domanda di infrastrutture, che trainerà la spesa in conto capitale e l’attività economica.

Peter Branner, Chief Investment Officer di abrdn, afferma: “La possibilità che le economie asiatiche emergenti realizzino effettivamente la sovraperformance attesa dipende ovviamente da un gran numero di fattori, tra cui la solidità delle istituzioni pubbliche e la capacità di affrontare le pressioni politiche, gli squilibri economici e gli altri rischi macroeconomici. A nostro avviso queste incertezze sono già prezzate, come rispecchia lo sconto degli asset dei mercati emergenti rispetto a quelli dei mercati sviluppati. Il potenziale di questi mercati, considerati i potenti driver positivi individuati dalla nostra ricerca, è sotto gli occhi di tutti” commenta così

Sulla stessa scia J.P. Morgan, che scrive in un recente report: “Gli scambi internazionali e gli investimenti stanno trainando una ripresa economica più ampia che comincia a essere stimolata anche da una domanda dei consumatori più vigorosa. Molti Paesi hanno ridotto la propria dipendenza dalle esportazioni di materie prime e al momento è l’informatica il settore principale, a testimonianza della presenza dell’innovazione nelle aziende locali e della rapida adozione delle nuove tecnologie su scala mondiale. Il miglioramento del contesto economico è segnalato dalle maggiori aspettative sugli utili societari, soprattutto nell’Asia emergente ma anche in altre regioni. Inoltre, gli investitori hanno già cominciato a beneficiare dell’inversione di tendenza che, nell’ultimo anno, ha visto sia le azioni che le obbligazioni emergenti sovraperformare quelle dei Mercati Sviluppati.”

Amundi ritiene che l’Asia dovrebbe fare la parte del leone nella crescita del 2023 (circa il 70%) e anche gli investimenti diretti esteri dovrebbero contribuire in modo significativo. In Cina e in India una crescita moderata potrebbe indicare cambiamenti strutturali verso modelli di crescita a lungo termine più sostenibili. Gli analisti della società di gestione dei patrimoni stimano una crescita del PIL per la Cina del 5,7% nel 2023 e del 4,3% nel 2024, mentre per l’India del 6% nel 2023 e del 5,5% nel 2024.

Infine, il Fondo Monetario Internazionale nell’ultimo World Economic Outlook stima la crescita per il 2023 dei paesi emergenti al 3,9% a differenza dei mercati sviluppati per i quali si prospetta un rallentamento di quasi l’1%. Un altro dato interessante è quello relativo al PIL, infatti oggi gli emergenti compongono il 60% del PIL globale rispetto a circa il 40% dei mercati sviluppati.

Investire sui mercati emergenti con protezione

Nonostante le previsioni positive, l’investimento sui paesi in via di sviluppo porta con sé alcuni rischi legati allo loro alta volatilità, alla poca liquidità, all’instabilità politica e alla corruzione. L’investitore retail potrebbe avere il problema della scelta dello strumento più adatto per avventurarsi su un mercato poco conosciuto e facilmente influenzabile da variabili a noi lontane.

Ecco, quindi, l’utilità di un prodotto come il nuovo certificate Capital Protection di Leonteq, identificato dal codice ISIN CH1277652827. Emesso il 13 luglio con durata di cinque anni, questo prodotto permette di investire su un mix equilibrato di ETF con buone prospettive di guadagno e con la garanzia di una protezione totale del capitale.

Qualsiasi cosa succeda, il certificate non solo restituirà il 100% del capitale, ma pagherà anche un piccolo rendimento del 5% in cinque anni.

L’indice sottostante Leonteq Emerging Markets ETF 20%RC è un paniere composto equamente da tre ETF di Franklin Templeton. Il primo Franklin FTSE Korea UCITS ETF investe su titoli di media e alta capitalizzazione della Corea del Sud, gestito passivamente e mira a replicare il più possibile il FTSE Korea 30/18 Capped Index. Il secondo, Franklin FTSE India UCITS ETF, investe in società di media e alta capitalizzazione dell’India, gestito passivamente e mira a replicare il più possibile il FTSE Brazil 30/18 Capped Index. Infine, il terzo, Franklin FTSE Brasil UCITS ETF, tende a replicare il più vicino possibile all'indice FTSE Brazil 30/18 Capped.

Le performance dei tre ETF da inizio anno sono positive, nel dettaglio quello sulla Corea registra una crescita del +19,28%, seguito da quello sul Brasile con un +16,35% e infine quello sull’India con un +8,78%.

emergenti

 

Rimborso a scadenza

Un prodotto estremamente semplice quanto efficace. A scadenza (6 luglio 2028, ovvero 5 anni), se il basket equipesato avrà performato male, qualsiasi sarà la performance negativa, il certificato pagherà 1.050 euro a pezzo. Proprio perché è un capitale protetto al 105%.

Se invece la performance del basket sarà positiva, semplicemente il certificato restituirà tale performance lineare (partecipazione 100%) con un cap fissato al 150% dello strike. Non è prevista possibilità di richiamo da parte dell’emittente.

L’indice sottostante è in usd, ma il certificato è dotato dell’effetto “Quanto”, quindi l’investitore viene protetto dal rischio di cambio.

Il prodotto presenta anche il sistema di controllo della volatilità al 20%. Questo significa che la volatilità annua dell’indice sottostante non potrà mai essere maggiore del 20%. Se dovesse salire sopra questa soglia, il certificato sposta in liquidità una parte del portafoglio per poi reinvestirlo nell’indice quando questa sarà tornata sotto questa soglia critica. Non solo, quando la volatilità realizzata del paniere di ETF è inferiore al 20%, l'indice consente un'esposizione con leva finanziaria, fino a un massimo del 150%.

Perché investire su Corea, Brasile e India?

La Corea del Sud è una delle economie più dinamiche al mondo, ma recentemente sta sperimentando modeste pressioni al ribasso sulla scia del miglioramento delle esportazioni.

Il Ministero delle Finanze afferma: "Le pressioni al ribasso (dell'economia) si stanno attenuando sulla scia della parziale ripresa delle esportazioni fiacche, del solido consumo interno, del miglioramento del sentiment economico e dei solidi impieghi. L'economia coreana sta attualmente incontrando un rallentamento guidato dal settore manifatturiero, sebbene ci sia anche un'indicazione di un allentamento dell'inflazione".

A giugno, la Corea ha registrato un surplus commerciale per la prima volta in 16 mesi, ma le sue spedizioni in uscita sono diminuite per il nono mese consecutivo a causa principalmente della debole domanda di semiconduttori. Anche la crescita dei prezzi al consumo in Corea è rallentata per il quinto mese consecutivo a giugno, scendendo sotto il 3% per la prima volta in 21 mesi al 2,7%.

La crescita di posti di lavoro nel paese è rimasta più forte del previsto anche a giugno, con l'aggiunta di 333.000 unità rispetto all'anno precedente, sebbene l'aumento sia stato guidato principalmente dagli anziani.

Se da un lato ci sono speranze per la ripresa del settore della tecnologia dell'informazione e la riapertura dell'economia cinese, fattori come la stretta monetaria globale e la guerra tra Russia e Ucraina potrebbero potenzialmente ostacolare la ripresa economica.

L'India è pronta a diventare la seconda economia più grande del pianeta entro il 2075, scavalcando non solo il Giappone e la Germania, ma anche gli Stati Uniti, afferma Goldman Sachs in una ricerca. Oltre a una popolazione in crescita, a guidare le previsioni sono i progressi del paese in termini di innovazione e tecnologia, maggiori investimenti di capitale e aumento della produttività dei lavoratori, ha scritto la banca d'investimento in un recente rapporto. il governo indiano ha posto una priorità sulla creazione di infrastrutture, in particolare nella creazione di strade e ferrovie.

A guidare la traiettoria economica dell'India sono anche i suoi progressi nella tecnologia e nell'innovazione, i ricavi del settore tecnologico indiano dovrebbero aumentare di 245 miliardi di dollari entro la fine del 2023, secondo Nasscom, associazione di categoria non governativa indiana. Tale crescita proverrà dall'IT, dalla gestione dei processi aziendali e dai flussi di prodotti software, indica il rapporto di Nasscom.

L’economia brasiliana è la più grande dell'America Latina, la sesta più grande del mondo ed è una delle economie più diversificate del mondo, con un'ampia base manifatturiera, agricola ed estrattiva. Il governo del Brasile ha migliorato "sostanzialmente" la sua proiezione di crescita del prodotto interno lordo per il 2023 dall'1,9% al 2,5-3%. Il bollettino settimanale della Banca Centrale basato sulle stime dei principali attori del mercato predice invece una crescita del 2,19% per l'anno in corso.

Disclaimer:

Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 3 su una scala da 1 a 7.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza nemmeno generica o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: clicca qui.

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