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Sfruttare il rally dell’oro con un certificate sui colossi del mining

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XS2673625567
Materie Prime
99,75  €

Ultimo aggiornamento alle 10:00 del 22/04/2024

Tipologia:
Memory Cash Collect
Sottostante:
Agnico Eagle Mines - Barrick Gold - Newmont
Rendimento medio annuo:
8,81%

L’oro è ai massimi storici e anche le aziende del settore aurifero stanno iniziando a beneficiare dei maggiori ricavi derivanti dall'aumento di prezzo del metallo giallo. Spesso, però, gli effetti positivi sulle società di mining si vedono con qualche mese di ritardo, quando iniziano ad arrivare i bilanci. Per chi volesse investire sul comparto minerario in evidenza troviamo un'interessante proposta, molto apprezzata sul mercato, targata BNP Paribas, che mira ad offrire un rendimento potenziale a doppia cifra. Occhi puntati sul certificato ISIN XS2673625567. I sottostanti del certificato sono le tre maggiori aziende del settore su scala mondiale: Newmont, Barrick Gold e Agnico Eagle Mines.

Oro sempre più da record

Nelle ultime settimane l’oro è tornato sulle prime pagine dei giornali, aggiornando più volte i massimi all-time. Per la prima volta nella sua storia millenaria il metallo giallo ha toccato anche quota 2.200 dollari, una tendenza che conferma il grande interesse per questo asset sempre più strategico nei portafogli degli investitori.

Analizzando la situazione grafica emerge chiaramente il trend positivo dell’oro. In passato le quotazioni avevano superato tre volte la soglia dei 2.000 dollari (in questi ultimi anni, fra il 2020 ed il 2023). Si era però trattato di fiammate brevi, con l’oro che nel giro di pochi giorni era tornato sotto su valori più bassi. Insomma, l’oro sopra i 2.000 dollari per oncia ci arrivava per questioni geopolitiche di breve termine o comunque spingeva molti trader a prendere profitto. L'andamento dell'oro è ben apprezzabile dal grafico su time frame settimanale (dal 2019 ad oggi) qui sotto. Al ribasso, in caso di prese di beneficio, sul bene rifugio per eccellenza sarà da monitorare la tenuta della principale area supportiva a quota 2070 dollari l'oncia e poi verso la soglia psicologica dei 2.000 $/o.

Questa volta il metallo giallo sta mostrando una forza diversa: dopo aver superato quota 2.000 dollari, non si sono registrati i tradizionali flussi di vendita, ma nelle settimane seguenti sono continuati gli acquisti, con l’oro che ha rotto al rialzo dapprima i precedenti record a 2.080 dollari l’oncia, per arrivare a 2,140 e successivamente fino a dei nuovi massimi a 2.222 dollari (poi seguiti da un modesto storno).

Chiaramente le politiche delle banche centrali e l’andamento dei tassi di interesse sono elementi chiave per capire i prossimi passi per l’oro, ma al momento il trend sembra saldamente positivo. Sul tema vale la pena ricordare come l’oro abbia tenuto nel 2023, nonostante i tassi su livelli record. Ora, con le banche centrali che si apprestano ad iniziare il percorso di tagli ai tassi di interesse, lo scenario potrebbe migliorare ulteriormente, come già visto in queste ultime settimane.

Acquisti di oro delle banche centrali

A proposito di oro e banche centrali, vale la pena aggiungere una nota. Nel 2022 e nel 2023 gli acquisti delle banche centrali sono stati da record, superando le mille tonnellate per anno. Un trend chiaro che si inquadra nel processo di dedollarizzazione delle riserve e che sembra destinato a durare ancora per anni, sostenendo quindi anche le quotazioni dell’oro nel medio e lungo termine. Ciò tende a ripercuotersi con un certo ritardo sulle azioni del settore - che sono chiaramente meno elastiche rispetto alle fluttuazioni immediate del prezzo spot del lingotto – ma produce chiaramente effetti significativi.

Come funziona il certificato di BNP Paribas per puntare sul settore mining?

Dopo aver analizzato il quadro complessivo per l’oro, torniamo al nostro certificato (ISIN XS2673625567) sul settore mining. Sono previste cedole trimestrali del 2,4%, per un rendimento cedolare che può arrivare al 9,6% annuo. Il prodotto si acquista a sconto, in area 95 a fronte di un valore nominale di 100. Questo aumenta quindi il rendimento potenziale, che arriva a superare l’11% annuo.

Barriere di protezione al 55%

Il certificato è caratterizzato da barriere ampie, posizionate al 55% dei prezzi di osservazione iniziale. Questo permette all’investitore di incassare i premi e di godere della protezione del capitale a scadenza anche in caso di marcati ribassi dei sottostanti, a patto che non raggiungano o superino il 45%. Al momento Newmont e Barrick Gold navigano sotto i prezzi di strike, ma la distanza dalle barriere è ancora superiore al 30%.

Interessante anche la lunga scadenza del prodotto, con una vita residua pari a tre anni e tre trimestri, per via di una scadenza posizionata a fine 2027. L’autocall è attivo dal settembre 2024, con trigger al 100% dei prezzi iniziali. Affinché si attivi sarebbe quindi necessario un recupero da parte di Newmont e Barrick Gold.

Scenari a scadenza

Per ricevere il pagamento di tutte le cedole ed il rimborso del valore nominale è sufficiente che nessuno dei sottostanti perda oltre il 45% dai prezzi iniziali.

Alla scadenza sono possibili due scenari:

  • Nel caso in cui i tre titoli si trovino sopra le barriere (55%) l’investitore riceverà il pagamento dell’ultimo premio, con effetto memoria, e il rimborso del valore nominale (100 euro).
  • In caso contrario il rimborso sarebbe proporzionale con la performance del worst of ed inferiore a 55 euro per certificato.
L’analisi dei titoli sottostanti

Come dicevamo i titoli sottostanti del certificato con ISIN XS2673625567 sono tre big cap del settore aurifero Newmont, Barrick Gold e Agnico Eagle Mines.

Partiamo con l'analizzare il titolo al momento “worst of” del paniere, Newmont Mining, azienda americana, con quartier generale in Colorado (vero colosso del settore, da notare come sia anche la più grande azienda al mondo del comparto). Vanta una market cap che sfiora i 40 miliardi di dollari ed oltre all’oro, estrae argento, zinco, rame e piombo. Questo permette di sfruttare al meglio i giacimenti ma anche di diversificare i ricavi.

Nell’ultimo anno il titolo si è mosso in borsa fra i 29,4 ed i 52 dollari. Questi valori sono anche i più bassi degli ultimi 5 anni, con un ulteriore supporto potenziale in area 28/28,5 sui minimi dell’ormai lontano 2018. Nel certificato la barriera è posizionata in area 23 dollari, quindi su livelli ben ragionati e lontani dai prezzi attuali.

Barrick Gold è un altro grande nome del comparto, con una capitalizzazione di circa 27 miliardi. Il titolo che al momento sta lateralizzando in un ampio canale fra i 14 ed i 20 dollari (con quotazione attuale di circa 15,50 dollari). Anche in questo caso la barriera è decisamente lontana, in quanto collocata poco sotto i 10 dollari per azione.

Market cap simile per Agnico Eagle Mines, ma una prestazione in questi ultimi mesi migliore rispetto ai due competitors che completano il terzetto dei sottostanti del certificato. Il titolo, infatti, non è sceso dai prezzi di strike e naviga intorno ai 55 dollari per azione, mantenendo quindi intatta la distanza di 45 punti percentuali dalla barriera (collocata a 30,49 dollari per azione).

Dai grafici qui sotto (tre titoli su time frame mensile) possiamo vedere come le barriere al 55% si trovano al di sotto di importanti aree supportive su tutti e tre i titoli. In tal senso, su Agnico Eagle la principale area di supporto per i prezzi si trova a quota 40 dollari. Su Barrick prima a 13,7 dollari e poi verso l'area dei 10$, mentre per quanto riguarda Newmont la principale area di supporto è in area 30$.

Websim: analisi avanzata sui certificates

Ricordiamo che alla pagina di Websim analisi certificati avanzata, trovate tutte le caratteristiche principali del prodotto riassunte, tra cui i livelli di strike, le barriere, la distanza da strike e barriera dei titoli o indici, volatilità implicita a 1 anno e correlazione dei sottostanti, oltre a tanti altri dati utili per valutare il prodotto.

Guarda l'analisi

Disclaimer:

Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala da 1 a 7. L’investitore è esposto anche al rischio default dell’emittente e alla perdita totale del capitale investito, in caso di azzeramento del valore di uno dei sottostanti.

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