COMUNICAZIONE DI MARKETING

Rendimento incondizionato del 10,8% per chi punta sulle banche

È passato poco più di un mese da quando gli investitori retail italiani si sono scatenati in una gara all’ultimo respiro per assicurarsi le nuove obbligazioni Cdp caratterizzate da un rendimento misto: fisso per i primi tre anni con cedole complessive pari al 5% all’anno, e variabile nei successivi tre anni con un rendimento pari all’Euribor maggiorato di 90 punti base.

Dai primi di novembre a oggi il panorama dei rendimenti nel mercato del reddito fisso è nettamente cambiato. I Btp decennali che davano il 4,9%, oggi offrono il 3,6%. La differenza, pari a 130 punti base, è il segno lampante dell’effetto positivo del calo dell’inflazione e delle aspettative diffuse di discesa dei tassi nei prossimi mesi.

Capitale protetto da una barriera al 50%

Oggi l’investitore che cerca rendimenti del 5% deve per forza entrare nell’arena degli investimenti con un certo grado di rischio, perché nel rassicurante mondo dei titoli di Stato e dei bond equiparati (come le obbligazioni Cdp) il 5% non esiste più. Ecco perché suscita grande interesse il nuovo certificate con ISIN XS2673645755 emesso da BnpParibas che offre un rendimento annuo certo (ovvero incondizionato) del 10,8% grazie a cedole mensili dello 0,9%. Il certificate ha una durata breve (tre anni) e il suo livello di rischio è dato da due fattori: la qualità dei sottostanti e una barriera profonda fino al 50%. Oggettivamente un ottimo rapporto rischio rendimento se consideriamo che ipotizzando che il prodotto arrivi a scadenza il 32,4% è assicurato (salvo fallimento dell’emittente BNP Paribas).

Tre banche con utili a livelli record

Comprando il certificate si investe sulle azioni delle prime tre banche italiane, Intesa Sanpaolo, Unicredit e BancoBPM. Tutte e tre si avviano a chiudere il 2023 con il record degli utili e per tutte e tre ci sono prospettive di ottima tenuta in futuro degli attuali livelli di redditività. Perché l’investimento in questo certificate si chiuda con un insuccesso dovrebbe accadere che anche solo una delle tre azioni sottostanti fra tre anni sia sotto la barriera al 50%, cioè abbia un valore più che dimezzato rispetto alla quotazione di oggi. E’ possibile? Certamente sì. E’ probabile? Secondo il consensus degli analisti no.

Per Intesa e Unicredit non possiamo che ripetere quello che abbiamo scritto la settimana scorsa per illustrare un altro certificate che aveva queste stesse due azioni come sottostanti. Intesa chiuderà il 2023 con profitti vicini a 7,9 miliardi di euro, in crescita dell’83% sull’anno precedente. Per una bizzarra combinazione, anche l’utile netto di Unicredit dovrebbe aggirarsi attorno a 7,9 miliardi di euro, con una crescita più ridotta ma sempre molto consistente, pari a +23%.

Il margine netto (quanto è l’utile in percentuale sul totale dei ricavi) sarà per Intesa vicino al 31,4%, in forte crescita dal 20% del 2022 e dal 23% del 2029, ultimo anno prima della pandemia. Per Unicredit il margine netto del 2023 sfiorerà il 34%, dal 31,7% dell’anno scorso e dal 17,9% del 2029.

Banco BPM ha presentato 10 giorni fa il suo nuovo piano strategico 2023-2026 basato sull’ipotesi di crescita stand alone. Il piano prevede la realizzazione nei prossimi quattro anni (compreso il 2023) di un utile netto cumulato di circa 6 miliardi di euro, con 4 miliardi destinati alla remunerazione per gli azionisti. Gli analisti si aspettano per il 2023 un utile di 1,2 miliardi, in crescita del 71% sull’anno precedente.

I 4 miliardi destinati alla remunerazione degli azionisti rappresentano cinque volte quanto è stato distribuito negli ultimi quattro anni e oltre il 50% dell’attuale capitalizzazione di mercato. La banca inoltre prevede di mantenere una “solida posizione di capitale”, con un Cet 1 Ratio a circa il 14% al 2026.

Le banche e lo scenario dei tassi in calo

Il balzo della redditività delle tre principali banche italiane è in gran parte dovuto all’aumento dei tassi di interesse deciso dalla Bce, che ha permesso alle banche di ampliare il margine di interesse (differenza fra tassi attivi e tassi passivi). Che succederà ai bilanci delle banche se, come previsto dalla maggior parte degli economisti, già nel 2024 la Bce inizierà a tagliare i tassi?  In altre parole, quanto potranno mantenersi robusti i margini osservati finora fra gli istituti europei?

Secondo Dbrs, il picco positivo verrà raggiunto nel quarto trimestre 2023, poi alcuni “venti contrari” cominceranno a farsi sentire, anche se non in modo omogeneo fra i vari sistemi bancari europei. “Prevediamo che l'elevato livello dei tassi d'interesse continuerà a sostenere gli utili delle banche nel 2024”, affermano gli analisti della società di rating.

Gam: “Le banche continueranno a guadagnare utili interessanti”

Va tenuto conto che l'aumento dei tassi e l'indebolimento dell'economia potrebbero pesare sui conti 2024 delle banche attraverso un aumento delle perdite sui prestiti e dei costi del credito. Anche l'aumento della remunerazione dei depositi nel 2024 potrebbe avere effetti negativi per le banche. Nonostante queste sfide, Dbrs non vede i presupposti di un deterioramento grave per il settore bancario nel prossimo anno. “I livelli di capitale delle banche europee sono generalmente elevati - spiegano gli analisti -. Per il 2024 prevediamo che i coefficienti patrimoniali rimangano sostanzialmente stabili, poiché ci aspettiamo che la forza degli utili continui, anche se a livelli leggermente inferiori rispetto al 2023”.

Secondo Niall Gallagher, Investment Director della società di gestione svizzera Gam Investments, i benefici per le banche del rialzo dei tassi di interesse sono destinati a durare a lungo nel tempo. E quanto all’andamento delle azioni bancarie, Gallagher sostiene che “i rialzi delle azioni non sono riusciti ad esprimere la natura sostenibile dell'aumento degli utili e del migliore rendimento del capitale proprio (ROE), derivante dal ritorno a tassi di interesse positivi”. L’opinione di Gallagher è che fino a quando i tassi d'interesse rimarranno al di sopra del 2%, le banche potranno continuare a guadagnare interessanti ROE, ben al di sopra di qualsiasi stima prudente del costo del capitale. In questo scenario, dice il gestore, le valutazioni delle banche europee sono ancora molto basse rispetto alla storia.

I punti di forza del certificate con ISIN XS2673645755

Se il quadro per le banche è questo, molto luminoso anche se chiazzato qua e là da qualche ombra, il certificate con ISIN XS2673645755 su Intesa, Unicredit e Banco BPM non può non solleticare gli investitori grazie alle due principali caratteristiche:

  1. Rendimento certo del 10,8%.
  2. Barriera che protegge il capitale investito fino a un ribasso massimo del peggiore dei sottostanti del 50%.
  3. La resilienza del prezzo del prodotto

Se alla scadenza finale, nel dicembre 2026, anche solo uno dei sottostanti accuserà un ribasso superiore al 50% l’investitore verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei sottostanti. Facciamo un esempio: se il peggiore sarà sceso del 55% dalla Valutazione iniziale, il rimborso sarà di 45 euro, pari al 45% del valore nominale del certificate (100 euro). Rimborso a cui però vanno aggiunti i premi incondizionati per 32,4 euro che è certo. Quindi il certificato avrà rimborsato 77,4 euro e la perdita effettiva sarà del 22,6%, a fronte di un vero e proprio tracollo di uno dei sottostanti.

Mettiamo in risalto anche il comportamento del prodotto durante la sua vita. Infatti, i certificati Fixed Cash Collect sono molto più resilienti alla volatilità rispetto ai cugini Memory Cash Collect. Il prezzo tende a muoversi molto meno proprio perché scontano i premi fissi che verranno pagati. Questo è ottimale per chi vuole stabilizzare il PTF e abbassarne la volatilità.

Infine, ricordiamo che un prodotto si fatto è ottimo per chi vuole costruire un portafoglio a cedola, quindi a reddito ovviamente inserendolo all’interno di un PTF ben diversificato per sottostanti, emittenti e settori/area geografica.

Possibile il rimborso anticipato

Va tenuto conto, comunque, che l’investimento potrebbe chiudersi prima della scadenza perché il prodotto potrà essere rimborsato in anticipo a discrezione dell’emittente in qualsiasi momento a partire da gennaio 2025.

Disclaimer:

Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 4 su una scala da 1 a 7.

L’investitore è esposto anche al rischio default dell’emittente e alla perdita totale del capitale investito, in caso di azzeramento del valore di uno dei sottostanti.

Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente. Clicca qui.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza – nemmeno generica – o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Per maggiori informazioni, leggere attentamente la pagina relativa alle avvertenze. Clicca qui.

COMUNICAZIONE DI MARKETING