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Rendimento dell’11% sul petrolio, sia che salga, sia che scenda

Esattamente 10 anni fa l’economista, sociologo e futurologo Jeremy Rifkin scriveva: “Per produrre gli alimenti di cui ci nutriamo ricorriamo a concimi e pesticidi derivati dal petrolio; quasi tutti i materiali da costruzione che usiamo – cemento, plastiche eccetera – sono derivati dai combustibili fossili, così come la stragrande maggioranza dei farmaci con cui ci curiamo; gli abiti che indossiamo sono, in massima parte, realizzati con fibre sintetiche petrolchimiche; trasporti, riscaldamento, energia elettrica e illuminazione dipendono quasi totalmente dai combustibili fossili. Abbiamo costruito un’intera civiltà sulla riesumazione dei depositi del Carbonifero.” 

Potremo mai fare a meno del petrolio? Per ora, per quanto ovunque nel mondo cresca  la consapevolezza che è urgente realizzare la transizione all’energia pulita, resta inimmaginabile una civiltà umana che non utilizzi idrocarburi.

Nel 2024 domanda  mondiale di petrolio in crescita

Gli ultimi dati ufficiali dicono che la domanda mondiale di petrolio quest'anno crescerà ancora, anche se un po’ meno di quanto era stato previsto alla fine del 2023. La previsione è dell’EIA (Energy Information Administration), l’agenzia del governo americano che mercoledì 8 maggio ha diffuso il suo ultimo rapporto. A fronte di una domanda più cauta, la produzione mondiale dovrebbe espandersi più velocemente rispetto alle stime precedenti, con il risultato che il mercato sarà più equilibrato. 

L'agenzia ha aumentato le previsioni sulla produzione dei Paesi che non fanno parte dell’Opec, e al tempo stesso ha ridotto le aspettative sulla domanda delle economie sviluppate. La produzione mondiale totale di greggio e combustibili liquidi è prevista in aumento di 970.000 barili al giorno per un totale di 102,76 milioni di barili al giorno. La previsione precedente indicava un aumento di 850.000 barili al giorno.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il primo produttore di petrolio al mondo, l'EIA stima che quest’anno la produzione salirà al livello record di 13,20 milioni di barili al giorno. Per l'anno prossimo l'agenzia prevede un record leggermente superiore, pari a 13,73 milioni di barili al giorno.

L’EIA prevede greggio sotto i 90 dollari a fine 2024

Di conseguenza l’EIA ha rivisto leggermente al ribasso le precedenti stime sull’andamento dei prezzi del greggio da qui alla fine dell’anno. L'agenzia prevede ora che il Brent raggiungerà una media di 90 dollari al barile nel terzo trimestre, per poi scendere a 88,67 dollari nell'ultimo trimestre dell'anno.
Chi cerca di limitare la produzione di greggio, e non certo perché mosso da scopi ambientalisti, ma perché vorrebbe quotazioni più alte, sono i principali Paesi membri dell’Opec+, e in particolare l’Arabia Saudita. Il prossimo 1° giugno si terrà la riunione del cartello che dovrà decidere se proseguire con l’attuale politica, decisa un anno fa, di autolimitazione della produzione. Reuters riporta che alcune fonti dell'Opec+ hanno dichiarato la scorsa settimana che il gruppo non ha ancora avviato colloqui formali per proseguire nella politica dei tagli, ma potrebbe estenderli se la domanda non dovesse riprendersi.
Nell’ultimo mese le quotazioni del greggio sono scese del 7%, con il Brent tornato sui livelli di metà marzo a 83 dollari al barile, sotto la media mobile a 100 giorni. 

Il certificate XS2395057248 toglie lo stress

Per quanto domanda e offerta siano i due elementi fondamentali del mercato, le quotazioni sono influenzate anche da innumerevoli altre variabili, a partire dalle tensioni geopolitiche. Lo scambio di attacchi missilistici fra Israele e Iran, le aggressioni degli yemeniti Huti alle navi nello stretto di Hormuz, la distruzione di infrastrutture per l’export di greggio nella guerra fra Russia e Ucraina, sono tutti episodi che hanno fatto andare alle stelle l’ansia degli operatori, anche se i prezzi quasi non si sono mossi.

Mercato difficile e impegnativo anche per gli operatori professionali più esperti, il petrolio può facilmente diventare una trappola stressogena per gli investitori occasionali. A meno che si scelga di investire con uno strumento come un Certificate in grado di generare valore anche se non si sceglie una direzione su cui scommettere. Ottimo in questo senso è il Cash Collect con ISIN XS2395057248 che ha per sottostanti Eni, Tenaris e TechnipFMC, tre società i cui risultati di bilancio sono fortemente legati alle quotazioni del greggio.

Emesso dalla francese Société Générale all’inizio di ottobre 2023, questo certificate offre un rendimento potenziale dell’11% all’anno tramite il pagamento di premi trimestrali del 2,75%. La durata è tre anni

Il valore nominale è di 1.000 euro e oggi il prodotto è acquistabile sul mercato secondario quasi allo stesso prezzo (1.010 euro), nonostante due dei sottostanti, TchnipFMC e Tenaris, siano saliti da ottobre a oggi rispettivamente del 36% e del 7%. Il terzo sottostante, Eni, è rimasto invariato. Anche le quotazioni attuali del petrolio (Brent) sono suppergiù le stesse del 6 ottobre scorso.

Barriera al 55% del fixing

I premi saranno pagati a condizione che alle date di osservazione trimestrali tutti e tre i sottostanti rispettino una barriera al 55% del valore iniziale: in pratica nessuno dei tre titoli deve essere sceso più del 45% dal fixing iniziale. 

Il certificate è dotato di memoria, per cui nel caso in cui a una data di osservazione non ci siano le condizioni per il pagamento del premio, la cedola non andrà persa, ma resterà in memoria e verrà corrisposta alla prima scadenza successiva in cui tutti e tre i sottostanti saranno di nuovo sopra la barriera. 

Alla scadenza finale, nell’ottobre 2026, la stessa barriera al 55% giocherà a difesa del capitale: infatti, il certificate sarà rimborsato al 100% del valore nominale (1.000 euro) anche se i sottostanti dovessero avere quotazioni inferiori alla valutazione iniziale, con il limite di una discesa massima del 45%.

Possibile il rimborso anticipato da luglio

L’autocall (rimborso anticipato) sarà possibile ogni tre mesi a partire da luglio 2024. La condizione è che alla data di osservazione tutti e tre i sottostanti abbiano quotazioni superiori al valore iniziale. Il certificate verrà rimborsato al 100% del nominale e l’investitore riceverà l’ultima cedola, più le eventuali cedole precedenti non pagate e conservate nella memoria del prodotto.

Alla scadenza due possibili scenari:

Se il certificate non dovesse venire ritirato anticipatamente, alla scadenza finale del 6 ottobre 2026 ci potranno essere due possibilità:

  • Se tutti e tre i sottostanti quoteranno sopra la barriera, il prodotto verrà rimborsato al 100% del valore nominale (1.000 euro), l’investitore riceverà l’ultima cedola e i premi eventualmente non pagati e conservati nella memoria. L’investimento si chiude nella maniera migliore.
  • Se anche solo uno dei  sottostanti quoterà sotto la barriera, il prodotto verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei sottostanti. Supponiamo, ad esempio, che il peggiore abbia perso il 60% dalla quotazione iniziale: il rimborso avverrà al 40% del valore nominale, vale a dire a 400 euro. L’investitore non riceverà l’ultima cedola e nemmeno i premi eventualmente presenti nella memoria. 
Focus sui sottostanti

ENI

Il gruppo del Cane a sei zampe ha chiuso il primo trimestre 2024 con risultati solidi, nonostante la flessione dei prezzi del gas che hanno lasciato sul terreno il 50% del valore rispetto allo stesso periodo del 2023, mentre sono rimaste sostanzialmente stabili le quotazioni del Brent. 

L’Ebit proforma adjusted è stato di 4,1 miliardi di euro (-30% sui primi tre mesi del 2023). L’utile netto adjusted è risultato pari a 1,58 miliardi (-46%, mentre il dato non depurato delle partite straordinarie si attesta a 1,2 miliardi, in calo del 49%). 

I risultati migliori delle attese hanno spinto il management  a rivedere al rialzo sia le previsioni annuali di Ebit proforma adjusted, sia il flusso di cassa adjusted ante variazioni del circolante, con l’asticella fissata a oltre 14 miliardi. É stato innalzato anche il piano di buyback, ora a 1,6 miliardi con un incremento del 45% rispetto al livello comunicato in occasione della presentazione del piano strategico lo scorso marzo (1,1 miliardi).

Per l’intero 2024 il consensus degli analisti stima per Eni un fatturato di 91,2 miliardi di euro (da 93,7 miliardi dell’anno precedente) con un utile netto di 7,2 miliardi, in forte miglioramento dai 4,7 miliardi del 2023.

La media dei target price degli analisti è 16,8 euro (+12% sul prezzo attuale). 

TENARIS

Nel primo trimestre 2024 Tenaris, primo produttore al mondo di tubi per l’industria petrolifera, ha visto scendere i ricavi del 17% a 3,442 miliardi di dollari e l’utile del 34% a 750 milioni, superando tuttavia in entrambi i casi le stime del consensus. 

La società ha segnalato che “vendite, utile operativo ed Ebitda sono rimasti in linea con i risultati del quarto trimestre, nonostante il calo dei prezzi degli Octg (oil country tubular goods) nelle Americhe”.

Per il secondo trimestre il gruppo si attende che “i ricavi e i margini saranno inferiori a quelli del primo trimestre, a causa del continuo calo dei prezzi degli Octg nelle Americhe” e che nel terzo trimestre ci sarà un ulteriore calo, anche a causa degli stop previsti in molte acciaierie, tra cui quella di Siderca, in Argentina, dove sarà installata una nuova fornace.

Tenaris è scambiata in Borsa a 15,6 euro, sostanzialmente invariata rispetto all’inizio dell’anno. In 12 mesi il titolo è salito del 25%. Per l’intero 2024 il consensus si aspetta un fatturato di 12,6 miliardi di dollari (dai 14,8 miliardi del 2023) e un utile di 2,2 miliardi (in calo dai 3,9 miliardi dell’anno scorso).

La media dei target price degli analisti è 20 euro (+19% sul prezzo attuale).

TECHNIPFMC

La società franco-americana è uno dei primi fornitori al mondo di servizi per l’industria petrolifera, diretta concorrente dell’italiana Saipem. La società ha chiuso il primo trimestre con ricavi pari a 2,0 miliardi di dollari, in crescita dai 1,7 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso. L’utile netto è stato di 157 milioni di dollari, contro un risultato di sostanziale pareggio nel primo trimestre 2023. 

Per l’intero 2024 gli analisti stimano ricavi a 8,8 miliardi di dollari (da 7,8 miliardi) e un utile di 500 milioni (pareggio nel 2023).

Quotata a Wall Street, l’azione TechnipFMC è salita del 32% dall’inizio dell’anno e del 90% negli ultimi 12 mesi. Al prezzo attuale di 26,60 dollari, la società capitalizza 11,4 miliardi di dollari. La media dei target price è 28,1 dollari (+5% sul prezzo attuale).

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