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Tre indici, un solo obiettivo: protezione con rendimento amplificato

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IT0006762915
Indici
997,15  €

Ultimo aggiornamento alle 10:00 del 13/06/2024

Tipologia:
Certificato a Capitale Protetto
Sottostante:
S&P 500 Index - Nikkei 225 - EURO STOXX 50
Rendimento medio annuo:
NaN%

Se siete alla ricerca di un capitale protetto, oggi vi proponiamo una soluzione d’investimento da podio e che difficilmente troverete con questo rapporto rischio rendimento e maturity sul mercato secondario.

Ci riferiamo al nuovissimo certificato a capitale protetto di Natixis ISIN IT0006762915 su basket worst of composto da tre indici, i più importanti e tra i più efficienti in assoluto nel mercato azionario: S&P 500, Nikkei 225 ed EURO Stoxx 50. La struttura prevede a scadenza la protezione del capitale al 95%, mentre in caso positivo la replica con partecipazione del 120% (leva 1,2X) sulla performance del peggiore dei tre indici senza cap. Quindi, a fronte di una massima perdita del 5%, il prodotto offre una partecipazione a leva senza alcun cap sui tre indici price return. Ma non basta perché il certificato presenta altri due punti di forza che lo rendono un unicum: la maturity e l’effetto Quanto. Il certificato infatti prevede scadenza brevissima per questa tipologia di prodotto: due anni (scadenza maggio 2026) e totale copertura dal rischio cambio (denominato in euro).

Cerchiamo di capire allora perché questa soluzione si sposa molto bene con l’attuale scenario di mercato.

Divergenza tra Europa e USA. Tagli confermati ma occhio all’inflazione

I mercati azionari hanno accennato una correzione ad aprile, che in molti casi hanno recuperato, rimanendo tonici. Una fase di lateralità in un contesto che per ora sembra rimanere favorevole. Certo le aspettative del mercato si sono raffreddate se pensiamo che solo qualche mese fa i tagli attesi dalle banche centrali erano sei e che l’inflazione in USA sta rialzando la testa. Un campanello d’allarme.

La cosa interessante è che negli ultimi 30 giorni abbiamo avuto due divergenze più evidenti. Quella tra gli indicatori sulla crescita e l’inflazione USA: al di sopra delle attese quella su inflazione e sotto attese quella sulla crescita. La seconda (vedi grafico), quella tra i prezzi al consumo in Europa e USA. In USA, soprattutto il supercore (al netto di alimentari, energia e spese per abitazioni) è salito, mentre in Europa l’inflazione è scesa.

Questo ha portato i membri BCE a confermare l’intenzione di un taglio tassi a giugno. Poi si vedrà. Il mercato scommette su un totale di tre/quattro tagli da 25bp, gli altri due o tre, dopo una pausa a luglio, potrebbero essere a settembre, ottobre ed eventualmente a dicembre. Dalla Fed il mercato si attende invece un taglio a settembre ed uno a dicembre. Ma tutto rimane molto fluido sul fronte tagli perché l’inflazione è un nemico difficile da gestire. Attualmente, la divergenza tra andamento dei prezzi in USA ed Europa fa ben sperare per il Vecchio Continente, ma la verità forse non è proprio nell’indipendenza annunciata dalla Lagarde nell’ultimo meeting. Infatti, la BCE si è proclamata indipendente dalle mosse della Fed ma in realtà è legata. Perché se taglia senza che lo faccia anche Fed, questo farebbe indebolire l’euro sul dollaro e far aumentare l’inflazione importata. Ricordiamoci che nel periodo estivo l’Europa deve rifare le scorte di gas. La situazione dunque è più complicata del previsto.

L’aspetto invece positivo è che, è vero che la Fed sta prendendo tempo sul tema taglio tassi, ma la propensione rimane questa. Non solo, la Banca Centrale americana ha già annunciato che ridurrà il QT sui Treasury, introducendo così 35mld usd di liquidità. Si ipotizza quindi, nel terzo trimestre, più liquidità sui mercati. Questa manovra FED; il fatto che il tesoro sta incamerando 900 mld dalle entrate fiscali che la Yellen potrebbe spendere prima delle elezioni in chiave elettorale e diversi annunci di buyback dalle Big americane quotate (il più grande di Apple per 110 mld, segue Google con 70 mld che ha introdotto anche il dvd), fanno pensare a mercati che tendenzialmente, se pur con un ritmo meno forte di quanto visto fine 2023 e inizio 2024, dovrebbero comunque rimanere positivi.

I rischi però rimangono e aumenteranno dopo l’estate con l’elezione USA alle porte. Inoltre, attenzione all’inflazione. Così come le attese del mercato sono state parecchio ridimensionate sul taglio tassi, soprattutto per gli USA, un eventuale prosecuzione al rialzo dell’inflazione americana potrebbe cambiare velocemente le carte in tavola. E per le ragioni dette, potrebbe costringere anche in Europa a smorzare bruscamente gli entusiasmi. Non siamo infatti così sicuri che la Bce possa andare realmente e più di tanto per la sua strada, senza guardare cosa succede oltre oceano.

Capitale protetto al 95% e leva sui rialzi senza cap

Se la congiuntura di mercato è chiara, dovrebbe esserlo ancora di più l’utilità della struttura proposta da Natixis. Infatti, in un contesto che dovrebbe confermarsi positivo quest’anno, ma in cui non mancano certo criticità in grado di risvegliare anche forte volatilità, strutture che permettono di sviluppare strategie in trend ma con protezione del capitale sono assolutamente benvenute. Ancora di più quando il prodotto permette la replica a leva di un indice efficiente.

Il certificato ISIN IT0006762915 è un capitale protetto che investe su un basket worst of di indici: S&P 500, Nikkei 225 ed Euro Stoxx 50. Tre tra gli indici azionari più efficienti e rappresentativi di fatto delle maggiori aree economiche dei Paesi sviluppati, rispettivamente, Stati Uniti, Giappone ed Europa. Questo significa che qualsiasi cosa succeda ai tre indici sottostanti, l’investitore avrà un minimo garantito a scadenza pari al 95% del valore nominale (1.000 euro), ossia 950 euro. Questo è il rimborso minimo promesso dal certificato. A fronte, dunque, di una massima perdita dal nominale del 5% il certificato, sempre a scadenza, offre la performance del peggiore dei tre titoli con una leva 1,2X (partecipazione al 120%) e senza alcun cap. Che significa? Facciamo un po’ di esempi.

Partiamo col dire, senza complicare troppo le cose, che lo strike del prodotto non è al 100% del valore nominale ma al 95%. E questo rende il prodotto ancora più performante. Comporta infatti il calcolo della performance che il certificato pagherà a scadenza dal 95% dei livelli iniziali. Restituisce, infatti, una performance in realtà maggiore rispetto ad un pari prodotto “classico” con strike al 100% del livello iniziale. Facciamo un paio di esempi.

Se a scadenza il worst of dovesse chiudere con una performance del 10%, il certificato pagherebbe infatti 1.130 euro e non 1.120 come se la leva venisse applicata a partire dal 100% del valore inziale. La formula, riportata nella documentazione dell’emittente, è infatti la seguente:

Dove la Denomination è il valore nominale di 1.000 euro, la Participation è 120% (quindi la leva) e la Final performance è la performance del worst of a scadenza. Nell’esempio che abbiamo ipotizzato +10%. Quindi: 1.000 X (95% + 120% X (110%-95%) = 1.130 euro. Pari ad una performance del 13% sul nominale e non del 12% come sarebbe se lo strike fosse al 100% del valore iniziale.

Con una performance a scadenza del 30% del peggiore dei titoli invece il certificato restituirà 1.370 euro. Pari ad una performance del 37% (lascio a voi i calcoli). La cosa interessante è che questo meccanismo sostiene il certificato anche in caso di performance uguale a zero del worst of. Infatti, se applichiamo la formula sopra avremo un rimborso di 1.010 euro con un rendimento comunque del 1%.

Ricordiamo che la maturity è di soli due anni, con scadenza 21 maggio 2026 e il certificato è espresso in euro e Quanto. Quindi senza alcun rischio di cambio per l’investitore.

Sotto i livelli di strike e i valori iniziali dei tre indici.

Natixis, gruppo BPCE

Quando si parla di certificati ovviamente il rischio emittente permane, esattamente come quando si investe su un’obbligazione corporate, e di fatto ricordiamo che questi prodotti sono costruiti proprio a partire dallo zero coupon dell’emittente. E giusto quindi considerare sempre la solidità della casa.

Il certificato ISIN IT0006762915 è stato emesso da Natixis, operatore francese storico del mondo dei certificati che vanta un rating alto (Standard & Poor’s: A; Moody’s: A1; Fitch A+). La società è controllata al 100% dal gigante BPCE, uno dei maggiori gruppi bancari francesi che vanta un utile 2022 da 4 miliardi e un CET1 ratio del 15,1%.

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