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Mercati al giro di boa: leva e protezione fanno la differenza

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996,45  €

Ultimo aggiornamento alle 10:00 del 21/06/2024

Tipologia:
Certificato a Capitale Protetto
Sottostante:
S&P 500 Index - Nikkei 225 - EURO STOXX 50
Rendimento medio annuo:
NaN%

Manca meno di un mese al giro di boa di metà dell’anno 2024 e il bilancio degli investimenti in azioni è decisamente positivo. Nella prima metà del 2024 si è vista una ripresa economica globale che ha contribuito a far salire il mercato azionario mondiale di quasi il 10%, misurato con l'indice MSCI World. Dopo i ripiegamenti di aprile, a maggio tutti gli indici principali sono saliti, vanificando le attese dei pessimisti che si aspettavano un’ulteriore correzione dei mercati. Nel 2024 il famoso detto “Sell in May and go away” non ha funzionato. 

Proprio per questo si stanno moltiplicando gli avvisi agli investitori ad agire con prudenza nei prossimi mesi. Charles Schwab, una delle più grandi aziende Usa di intermediazione e servizi finanziari, ha pubblicato pochi giorni fa il suo “2024 Global Mid-Year Outlook”, nel quale si legge: “Ci aspettiamo che la seconda metà dell'anno si basi ancora sulla ripresa economica, ma potrebbe essere caratterizzata da una divergenza nelle politiche delle banche centrali che potrebbero aumentare la volatilità dei mercati azionari”. Senza contare, si legge più avanti nel documento, i forti rischi geopolitici e quelli legati alle due principali tornate elettorali dell’anno: le elezioni per il Parlamento europeo a giugno, e quelle per il presidente degli Stati Uniti a novembre.

In questo scenario sostanzialmente positivo, ma con crescenti incertezze, è una vera chicca il certificato a capitale protetto lanciato da poco dalla casa francese Natixis con ISIN IT0006762915. Questo strumento permette di investire su un paniere composto da tre indici che rappresentano i principali mercati azionari del mondo: l’americano S&P 500, il giapponese Nikkei 225 e l’Euro Stoxx 50 (riassume l’andamento delle principali blue chip della zona euro). 
Il certificate offre la protezione del capitale al 95%, che vuole dire che per quanto male possano andare le cose nei prossimi due anni (il prodotto scade nel maggio 2026), il massimo che l’investitore può perdere è il 5% del capitale investito. 

Al contrario, non c’è nessun tetto alle potenzialità di guadagno, che sono determinate dalla performance in due anni del peggiore dei tre indici sottostanti (il prodotto è un Worst of), aumentata grazie a una leva di 1,2 volte. Facciamo un esempio: ipotizziamo che il 7 maggio 2026, alla scadenza fissata per rilevare l’andamento degli indici, il peggiore dei tre abbia realizzato una performance positiva del 10%. Se si trattasse soltanto di applicare la leva dell’1,2%, il calcolo sarebbe facile: 10% x 1,2 = 12%. L’investitore che spende oggi 1.000 euro per acquistare un certificate verrebbe rimborsato con 1.120 euro (1.000 + 1000 x 12%). 

In realtà il prodotto è ancora più generoso, perché per calcolare la performance non prende come base del calcolo il 100% del valore nominale (1.000 euro), ma il 95%, con il risultato che il certificate verrà rimborsato a 1.130 euro,  con una performance del 13% sul nominale e non del 12% come sarebbe se lo strike fosse al 100% del valore iniziale.
La formula per fare il calcolo è la seguente: 

Denomination x (95% + Participation x Max (Finale Performance -95%; 0)), dove Denomination è il valore nominale di 1.000 euro, Participation è 120% (quindi la leva) e Final Performance è la performance del worst of a scadenza. Nell’esempio che abbiamo ipotizzato (performance del 10%), questo è il calcolo: 
1.000 X (95% + 120% X (110%-95%) = 1.130 euro. 

Facciamo un secondo esempio con la performance a scadenza del peggiore dei tre sottostanti pari al 30%. Applicando la formula il certificato viene rimborsato a 1.370 euro e non a 1.360 euro. La cosa interessante è che questo meccanismo sostiene il certificato anche in caso di performance uguale a zero dell’indice peggiore. Infatti, se applichiamo la formula avremo un rimborso di 1.010 euro con un rendimento comunque del 1%.

Ricordiamo che certificato è espresso in euro è Quanto, quindi senza alcun rischio di cambio per l’investitore.

Per quanto riguarda la possibile evoluzione dei mercati nei prossimi sei mesi, riassumiamo la visione di Charles Schwab.

Le banche centrali divergono

A maggio nella zona euro i prezzi alla produzione sono diminuiti più rapidamente dei prezzi dei fattori di produzione rispetto al mese precedente. L'inflazione nell'Eurozona ha generalmente seguito l'andamento della componente dei prezzi dei fattori produttivi con un ritardo di sei mesi. Ora si prevede che i prezzi rimangano stabili intorno all'obiettivo della Bce del 2%.

L'inflazione contenuta, sottolinea Charles Schwab, ha portato il mercato dei futures sui tassi d'interesse a indicare un 100% di probabilità che a giugno la Bce taglierà i tassi di riferimento di 25 punti base.
Al contrario, la Federal Reserve americana sembra essere un'eccezione globale in materia di politica delle banche centrali, in quanto probabilmente taglierà i tassi più tardi in questo ciclo rispetto alle altre principali banche centrali. Le probabilità di un taglio dei tassi di 25 punti base da parte della Fed a giugno sono scese dalla “certezza” di inizio anno a meno del 3%.

Le azioni non Usa sovraperformano le azioni americane

Guardando ai mercati azionari, Charles Schwab osserva che le azioni non americane rimangono valutate in modo relativamente attraente, con un prezzo pari alla media decennale basata sul rapporto prezzo-utili a termine, mentre i prezzi dei titoli statunitensi presentano un notevole premio rispetto alla media decennale. I titoli non americani continuano a sovraperformare l'S&P 500 dall'inizio dell'attuale mercato toro nell'ottobre 2022, come mostra il grafico seguente.

Charles Schwab prende in considerazione l’indice Msci EAFE, che sintetizza l’andamento di 21 mercati azionari di Paesi sviluppati, con l’esclusione di Usa e Canada. Il rendimento totale dell'indice MSCI EAFE sta superando quello dell'S&P 500 di circa quattro punti percentuali, misurato in dollari Usa. Se si esclude la performance dei “Magnifici 7” (Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla), la sovraperformance si avvicina ai 20 punti percentuali, a dimostrazione della concentrazione dei guadagni del mercato statunitense tra pochi titoli. 
La sovraperformance delle azioni non americane nella seconda metà del 2024 potrebbe essere sostenuta dalla ripresa economica in atto in Europa, da una crescita più rapida degli utili e da valutazioni più interessanti. 

Rischi geopolitici ed elettorali

Nella seconda metà del 2024, gli sviluppi geopolitici, compreso l'incommensurabile tributo umano dei conflitti in Ucraina/Russia e Israele/Gaza, contribuiranno probabilmente alla volatilità del mercato, ma è improbabile che facciano deragliare la ripresa economica globale. L'impatto degli eventi geopolitici sui mercati è spesso percepito soprattutto attraverso movimenti improvvisi e consistenti dei prezzi del petrolio, specialmente quando sono coinvolti il Medio Oriente o un grande esportatore come la Russia. Gli eventi successivi all'attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre non hanno innescato un forte movimento dei prezzi del petrolio.

In Asia, Pechino ha da tempo descritto la riunificazione con Taiwan come un obiettivo. Tuttavia, la Cina si è astenuta dall'usare la forza militare, cosa che probabilmente provocherebbe la reazione del mondo sviluppato con conseguenze economiche negative. Essendo la Cina più significativamente integrata nell'economia globale rispetto alla Russia, la minaccia di sanzioni da parte del resto del mondo potrebbe causare danni significativi all'economia cinese. Inoltre, secondo i sondaggi condotti dalla National Chengchi University, a Taiwan manca il sostegno popolare per dichiarare l'indipendenza dalla Cina continentale, preferendo il mantenimento dello status quo. Charles Schwab è convinta che un'invasione di Taiwan da parte della Cina è poco probabile nel medio periodo.

Le elezioni del 2024 potrebbero vedere i populisti di tutto il mondo guadagnare terreno e spostare le politiche dal libero scambio e dalle riforme a favore del mercato, contribuendo alla volatilità dei mercati. A luglio si terranno le elezioni nel Regno Unito e, naturalmente, a novembre negli Stati Uniti. In queste elezioni potrebbe emergere un ampio tema di sentimento nazionalista, con il potenziale per l'attuazione di politiche che potrebbero ostacolare il commercio di manufatti. I mercati potrebbero reagire negativamente a una prospettiva di aumento dei dazi e delle frizioni commerciali che potrebbero potenzialmente far salire l'inflazione e pesare sulle esportazioni.

 

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