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Luce verde al maxipremio del 14% sulle banche, ultimi giorni per beneficiarne

Oggi torniamo a parlare del certificato codice ISIN CH1283538796 emesso da Leonteq che punta su tre big del comparto bancario italiano: Banco BPM, Intesa Sanpaolo e UniCredit.

Lunedì 2 ottobre 2023 è stata la data di osservazione del maxipremio del 14% e il semaforo verde si è acceso: tutti i sottostanti si trovavano sopra il livello barriera fissato al 35% dello strike.

La super cedola sarà pagata il 9 ottobre. L’ultimo giorno utile per acquistare il prodotto beneficiando del maxipremio è mercoledì 4 ottobre, compreso. Sia il maxipremio, sia tutti i premi che vengono riconosciuti durante la vita del certificato possono essere compensati con le minusvalenze in portafoglio, quindi meglio giocare d’anticipo e non aspettare le emissioni di fine anno.

Vediamo perché investire sul settore bancario e perché scegliere questo strumento d’investimento.

Investire sul settore bancario

L’inflazione in Europa spaventa e la BCE, nell’ultima riunione di settembre, ha annunciato un ulteriore rialzo dei tassi di 25 punti base. La novità positiva è che per la prima volta, dopo dieci mesi, il Consiglio direttivo ha segnalato che potremmo essere arrivati al cosiddetto “picco dei tassi d'interesse”. Questa conclusione è basata sull'analisi dei dati economici più recenti, che indicano un rallentamento dell'economia senza segnali di recessione e un aumento dell'inflazione.

Il continuo aumento dei tassi d’interesse ha favorito senza dubbio il settore bancario, che dopo la sofferenza di molti anni con i tassi a zero, ha visto finalmente ampliare i propri margini operativi.

A tal proposito va ricordato come nei primi otto mesi del 2023 l’EuroStoxx Banks sia salito del +15%, mentre il corrispondente indice bancario italiano FTSE Italia Banche abbia registrato un incremento del 28%, testimoniando il ritrovato interesse verso il settore bancario, in particolare quello italiano.

Ma, ad agosto di quest'anno, è aumentata la volatilità dei titoli bancari italiani quando è stata annunciata dal governo la tassa sugli extraprofitt: il governo aveva deciso che le banche avrebbero dovuto versare allo Stato il 40% della differenza del margine di interesse maturato nel 2023 rispetto al 2021. Questo margine è la differenza tra i tassi di interessi passivi e quelli attivi, come i conti di deposito o i conti corrente. Come chiarito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, il decreto precisava che l’importo della tassa non poteva superare lo 0,1% del totale dell’attivo di ogni istituto finanziario, cioè l’insieme di tutti gli asset finanziari detenuti dalla banca.

Una tassa che a fine settembre ha cambiato faccia durante l’esame del testo in Commissione Ambiente e Industria del Senato.

Tra le modifiche più rilevanti spicca l’alternativa, per gli istituti di credito, al versamento dell’imposta, con la possibilità di destinare, in sede di approvazione del bilancio relativo all’esercizio antecedente a quello in corso al primo gennaio 2024, a riserva non distribuibile a tal fine individuata, un importo pari a due volte e mezza l’imposta.

Ma non solo. Nella bozza viene modificato anche il tetto massimo dell’imposta, che passa dallo 0,1% del totale dell’attivo allo “0,26% dell’importo complessivo dell’esposizione al rischio su base individuale”, escludendo così i titoli di Stato.

I dubbi sono molti, soprattutto su quanto potrà incassare lo Stato attraverso questa imposta straordinaria, visto che dipenderà da che cosa sceglieranno di fare le banche.

Perplessità c’erano già ad agosto, quando era stato presentato il provvedimento. Nelle scorse settimane il Servizio del Bilancio del Senato ha sottolineato in un dossier che il governo non aveva indicato «per esigenze di prudenzialità» quanto avrebbe incassato dalla nuova tassa sugli “extraprofitti”. Secondo fonti stampa all’inizio il governo puntava a raccogliere circa 3 miliardi di euro, cifra destinata ad abbassarsi di molto vista la modifica delle norme.

«Sarebbe opportuna l’acquisizione di dati che consentano di stimare il livello di entrate che si prevede di conseguire, perlomeno in linea di massima», ha scritto il Servizio del Bilancio del Senato.

Ricordiamo che dopo l’approvazione del Senato, il decreto “Asset” approderà alla Camera che con tutta probabilità convertirà in legge il decreto senza modifiche viste le tempistiche ristrette. C’è tempo, infatti, fino al 10 ottobre, scadenza dei 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto.

In tale contesto, dove nel futuro è prevista ancora molta volatilità sul settore, il nostro suggerimento è quello di muoversi con prudenza e scegliere le migliori soluzioni di investimento per proteggere il capitale a scadenza e soprattutto farlo fruttare. Uno strumento, che combina le esigenze di protezione e profitto, è il certificato d’investimento codice ISIN CH1283538796 emesso da Leonteq che punta su tre big del settore: Banco BPM, UniCredit e Intesa Sanpaolo.

Da inizio anno Banco BPM è salita del 36%. Grazie al suo forte radicamento nelle zone più ricche del Nord Italia, la banca appare come un soggetto in grado di ben fronteggiare i rischi di rallentamento dell’economia e di beneficiare più di altri di un eventuale accelerazione del ciclo. L’ultima volta che l’azione Banco BPM ha segnato un prezzo inferiore alla barriera è stato nel febbraio 2021.

Intesa Sanpaolo dall’inizio dell’anno è salita del 15%. Considerata una delle banche meglio gestite in Europa, si caratterizza per l’alto rendimento delle sue azioni, con un dividend yield che nel 2023 sarà dell’11,6%. Sono 10 anni che le quotazioni sono costantemente al di sopra della barriera del certificate.

Andrea Orcel, il pagatissimo Ceo di Unicredit, ha fatto un lavoro molto apprezzato dagli investitori, tanto è vero che il titolo è salito del 67% dall’inizio dell’anno e del 111% negli ultimi 12 mesi.

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Maxi Premio del 14% del valore nominale

Punto di forza del prodotto è il maxipremio pari al 14% del valore nominale con data di pagamento il 9 ottobre 2023. Il maxipremio verrà pagato perché tutti e tre i sottostanti alla data di osservazione (lunedì 2 ottobre 2023) si trovavano sopra il livello barriera posto al 35% dello strike. Ricordo che il maxipremio può dare la possibilità all’investitore di compensare eventuali minusvalenze in portafoglio.

Premi mensili condizionati

Ogni mese il prodotto stacca coupon pari a 3,33 eu se i sottostanti, nelle date di valutazione, non perderanno oltre il 50% dal livello iniziale (barriera al 50% dello strike). I premi godono dell’effetto memoria, ovvero se a una determinata scadenza non ci saranno le condizioni per pagare il premio, la cedola verrà accantonata e sarà corrisposta alla prima scadenza successiva in cui tutti e tre i sottostanti avranno di nuovo quotazioni superiori al 50% del livello iniziale. Con l’effetto memoria basterà che la barriera venga rispettata all’ultima scadenza per avere la certezza di ricevere tutti i premi.

Rimborso anticipato 

Il certificate gode della possibilità di rimborso anticipato che sarà attivo da dicembre 2023. Leonteq, l’emittente, non ha indicato le condizioni che fanno scattare il rimborso anticipato, ma si è semplicemente tenuta la facoltà di procedere al rimborso anticipato a sua discrezione in una qualsiasi delle date di osservazione. È piuttosto improbabile che il prodotto venga rimborsato anticipatamente, ma se dovesse accadere l’effetto per l’investitore sarebbe di ottenere un rendimento medio annuo più elevato. Questo grazie alla maxicedola iniziale.

Rimborso a scadenza

Alla scadenza finale si potranno verificare due scenari.

  • Se tutti e tre i sottostanti quoteranno sopra la barriera al 50%, il certificate pagherà l’ultima cedola mensile da 3,33 euro e tutte le cedole eventualmente non pagate e accantonate per l’effetto memoria. Il prodotto viene rimborsato a 1.000 euro, pari al 100% del valore nominale.
  • Se anche solo uno dei sottostanti accuserà un ribasso del 50% o più dal valore iniziale, non verrà pagata l’ultima cedola e nemmeno le cedole eventualmente accanate in memoria. Il certificate verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei sottostanti.

Qui di seguito i riferimenti e le distanze aggiornate.

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Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 5 su una scala da 1 a 7. L’investimento in questa tipologia di Certificate espone il risparmiatore al rischio default dell’emittente. Tutti i rendimenti espressi sono al lordo delle imposte.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza nemmeno generica o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti. L’investimento in questa tipologia di Certificate espone il risparmiatore al rischio default dell’emittente.

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