COMUNICAZIONE DI MARKETING

Il Fast per puntare al massimo: 1,4% mensile e barriera 50%

Per chi è a caccia di certificati ad alto rendimento cedolare, oggi vi proponiamo l’ultimo nato in casa BNP Paribas. Un prodotto che grazie alla sua struttura riesce a pagare tanto ma senza scadere su titoli con fondamentali deboli.

La struttura è quella dei Fast Cash Collect, prodotti che ora stanno andando per la maggiore sul mercato dei certificati. In particolare, ci riferiamo al certificato ISIN XS2759181139 costruito su un basket worst of composto da STM, Stellantis, Banca MPS e Diasorin che promette una cedola mensile del 1,4% con memoria (16,8% annuo), condizionato ad una barriera 50%, valida anche a scadenza per il rimborso del capitale. La durata è di tre anni ed il certificato prevede possibilità di rimborso anticipato dal secondo mese di vita (luglio) con trigger del 100% degli strike e poi in calo del 1% mensile (step down). I Fast Cash Collect riescono mediamente a pagare ben di più dei normali Cash Collect proprio in virtù della possibilità di venire rimborsati anticipatamente. Vedremo poi nel corso dell’articolo perché, ma il punto è che il prodotto si presenta vincente in ambo e due gli scenari positivi possibili. Infatti, se il certificato dovesse rimborsare, dopo due mesi avrà comunque pagato il 2,8%, difficile da ottenere in così poco tempo con prodotti a cedola. Al contrario, se dovesse esserci correzione e anche solo uno dei sottostanti dovesse scendere sotto strike, il prodotto continuerebbe a pagare un premio molto alto del 1,4% mensile, a fronte di barriere molto profonde al 50%. Diciamo che essendo un basket decorrelato, ovvero con titoli appartenenti a settori diversi, la possibilità che almeno uno dei titoli possa trovarsi sotto strike non è per nulla improbabile. Lo scenario migliore, infatti, per l’acquirente di questo certificato è che i titoli correggano in modo da tenere in vita il prodotto il più a lungo possibile. Da dire che, anche in caso di rimborso anticipato veloce, visto la bassa volatilità attuale sul mercato, e visto che l’alto rendimento è strettamente legato al tipo di struttura, non sarà per nulla difficile trovare dei degni sostituti sul mercato. Tra l’altro, il primo premio, quello di giugno, è anche incondizionato, un piccolo plus.

Partiamo come sempre dall’analisi dei sottostanti, per poi tornare sulla struttura ed analizzarla nel dettaglio.

Il contesto macro rimane favorevole

Poco da aggiungere sul contesto rispetto a quanto detto negli ultimi articoli. La BCE ha confermato che partirà da giugno col taglio dei tassi da 25bp e con molta probabilità poi ci sarà una pausa per cogliere gli effetti sul mercato e tenere sotto controllo l’inflazione. Non solo, come abbiamo ribadito più volte, anche se la Lagarde ha dichiarato che le politiche monetarie della BCE sono slegate e indipendenti da quelle della Fed, crediamo poco che la BCE possa andare in totale autonomia e starà dunque a guardare cosa farà la Banca Centrale Americana. Anche perché il rischio è che un eccessivo indebolimento dell’euro sul dollaro (dettato da politiche troppo accomodanti della BCE rispetto alla Fed) possa portare poi ad importare inflazione durante l’estate, quando dovremo rimpiazzare le scorte di gas. Ecco allora che in caso di forte rialzo dell’inflazione in USA, dove quella core non intende mollare, potrebbe cambiare le carte in tavola anche in Europa, dove l’inflazione in realtà appare in calo e sotto controllo. Il contesto, comunque, rimane favorevole alle borse non solo per i tagli attesi dalle due banche ma anche per la liquidità che sarà immessa sui mercati dalla Fed, ormai pronta a ridurre il QT, introducendo 35 mld usd di liquidità sui mercati.

Quindi, salvo per l’arrivo di cigni neri, lo scenario per il 2024 sembrerebbe essere di mercati azionari ancora tonici. Difficile forse pensare performance importanti come quelle viste fino ad ora, ma comunque dovrebbe confermarsi una tendenza mediamente positiva sui mercati azionari.

Un basket che punta su quattro titoli con buoni fondamentali

Come abbiamo detto il certificato ISIN XS2759181139 punta su un basket worst of composto da quattro titoli italiani: STM, Stellantis, Banca MPS e Diasorin. Quattro sottostanti che presentano fondamentali interessanti ma che o hanno già corretto un po’ dai massimi o si trovano lontano dai massimi. Caso a parte Banca MPS che però rispetto alle altre banche si mostra ancora a forte sconto e ha dunque ancora ampio spazio di crescita, se il contesto rimane favorevole. Vediamole una per uno.

 

STM dopo aver toccato nuovi massimi a luglio 2023, ha avviato una fase laterale che in realtà parte ben prima, ovvero da inizio 2023. Il titolo infatti ha alternato periodo positivi a meno positivi. Per tutta la prima parte 2023 abbiamo assistito ad un andamento positivo delle stime ma, nonostante ciò, le quotazioni non riuscivano a decollare, perché gli investitori non si fidavano a comprare gli ultimi rialzi stime. Questo perché non apparivano sostenibili. Il mercato di riferimento veniva da una situazione di shortage di semiconduttori (periodo covid) e nel giro di un anno e mezzo la forte domanda aveva spinto tutti i produttori e distributori ad ordinare più di quanto avessero bisogno, passando così da un severo shortage ad abbondanza di chip. Una dinamica dovuta anche al fatto che si è passati da tempi di consegna molto lunghi (diversi mesi), a tempi più stretti. Con il calo della domanda in seguito al rallentamento economico, non c’era più questa necessità di ordinare troppo. Inizialmente abbiamo assistito allo storno importante nell’elettronica di consumo cominciata nella seconda metà del 2022 che ha colpito ovviamente società come STM molto esposte a questo comparto. Recentemente però questo mercato sembra essere uscito dalla crisi, con dati positivi fatti registrare dalla fine del 2023 e nel primo trimestre 2024. Ora però, quello che è successo al mercato dell’elettronica, STM lo sta subendo sul mercato industriale. Ci riferiamo alle automazioni delle fabbriche, alla produzione di strumenti per chi lavora, e alle energie rinnovabili, insomma, tutto ciò che non è auto o elettronica di consumo. Il management di STM ha detto che il periodo di riduzione scorte sarà lungo e durerà per molto tempo. Il 2024 potrebbe chiudere male su questo settore che pesa il 30% del suo fatturato. Quindi, l’elettronica di consumo sembra rialzare la testa e ripartire, dopo aver subito un calo forte. Il mercato industriale invece è nel pieno delle difficoltà, ma il titolo STM sembrerebbe aver già incorporato il suo calo. Rimane da capire cosa sarà del terzo mercato importante per la blu chip italiana, ovvero il settore auto, che pesa per un 40% del giro d’affari. Qui abbiamo avuto una riduzione delle attese di crescita ma non siamo in una fase di profonda correzione ed ora questa è la paura del mercato e la ragione della lateralità del titolo. Il mercato è in attesa di capire come si muoverà il comparto dell’auto. Detto questo, va sottolineato che STM tratta ad una valutazione bassa rispetto all’industria e alla sua storia: 12/13 volte l’utile che rimane una valutazione interessante. Ricordiamo inoltre che la società è inserita in un trend secolare di crescita, quindi, a meno che non si pensi che l’elettronica sia in crisi profonda, il titolo ora è su un buon livello.

Su Stellantis il discorso è diverso. Dopo i conti del primo trimestre, il titolo ha subito una profonda correzione che ha riportato i prezzi sul supporto a 20 euro, livello da cui cerca la reazione. In termini relativi la società rimane interessante. È infatti tra quelle ad aver riportato la marginalità più alta. Questa marginalità viene fuori dall’aver spinto sui prezzi più degli altri e dal lavoro di contenimento costi. Stellantis ha avuto infatti un incremento del costo per veicolo molto più basso dell’inflazione. E questo sia per la pressione sui supplier che per i benefici dall’integrazione delle piattaforme e delle sinergie della fusione. Non ha avuto buoni numeri da inizio anno è vero, ma va detto che i numeri del 2023 erano stati pompati dall'effetto restoking. Ricordiamo, infatti, che i numeri di Stellantis non dipendono dalle vendite finali ma ai concessionari e nel 2023 avevano venduto ai concessionari più di quello che i concessionari avevano a loro volta venduto all’esterno. Quindi, semplicemente, non era un trend sostenibile. Ora il management deve preparare il lancio di nuovi modelli e le concessionarie devono avere il tempo di ridurre le scorte, altrimenti non possono vendere i nuovi modelli a prezzi più alti. Quindi, con molta probabilità, in termini di fatturato i primi nove mesi di Stellantis non saranno belli ma la marginalità rimarrà ottima, superiore al 10%. Per un settore che sconta un futuro poco roseo non è poco. Stellantis vanta anche un free cash flow molto importante che rende il titolo più stabile. Inoltre, è meno esposta alla Cina che, in questo momento, è un plus. Invece è molto esposta agli USA che è, in questo momento, l’economia più forte. Quindi rispetto alla concorrenza è la società messa meglio.

Banca MPS, in linea con le altre banche italiane ed europee, ha beneficiato del rialzo dei tassi sfoggiando conti molto positivi. Le prospettive rimangono rosee, anche perché la società ha ormai risolto i problemi “storici” ed ora si presenta con una veste nuova. Una banca rinata. Intanto, come dichiarato dal management anche i legal risk sono in fase di risoluzione (sia per quanto riguarda il discorso Profumo/Viola e sia su NPE). Pagano anche un buon dividendo e hanno annunciato un altro business plan dove forse introdurranno anche un interim dividend. L’asset quality non sembra più un problema, anzi continua a migliorare e come se non bastasse ci sono 3 miliardi di DTA (deferred tax assets), quindi non pagheranno manco tasse sugli utili futuri. L’AD Lovaglio sta facendo poi un importante lavoro di efficientamento e taglio tassi. Il common equity è altissimo al 18%. Il 2024 sembra essere cominciato molto bene con un utile netto di 333 mln, 16% meglio delle attese. Insomma, una banca nuova che tratta tra l’altro ancora a multipli bassi. Cosa che la rende, per gli investitori che non hanno sfruttato al meglio il rally bancario, una società da monitorare attentamente.

Diasorin è una storia un po’ particolare. Il titolo ha accusato il colpo della discesa dei ricavi covid più velocemente del previsto (2022 e 2023). Il management però ora è abbastanza positivo e si aspetta che alcuni progetti sulla diagnostica molecolare, quella a maggiore crescita per il posizionamento strategico, possano entrare a fine 2024, così come quelli sull’immuno diagnostica, apportando un contributo importante sul fatturato. In particolare, il Liaison Plex (diagnostica molecolare) sarà commercializzato da giugno e consente diagnosi personalizzate selezionando i patogeni che si desira investigare, con minore spesa e maggiore efficienza. Interviene in un mercato che nel mondo vale 2,9 miliardi ed atteso in crescita fino a 4 miliardi entro il 2027. Il QuantiFeron (immunodiagnostica), ovvero il test per la diagnosi della individuazione della tubercolosi latente, realizzato con Qiagen, ha di recente annunciato ottimi risultati di vendita per un mercato assai vasto. Sul Liaison Nes, Diasorin è pronta per il lancio a marzo dell’anno prossimo. Infine per il LIAISON MeMed (immunodiagnostica), test per distinguere tra infezioni batteriche e virali, Diasorin sta cercando di convincere gli ospedali a usare questo test che potrebbe far risparmiare un sacco di costi alla sanità (come il problema dei casi di cattiva prescrizione degli antibiotici). Inoltre, nel caso di una effettiva normalizzazione dei tassi di interesse di mercato nel 2H, il titolo Diasorin sembra ben posizionato per un significativo re-rating, considerando anche la sua natura di long duration asset. C’è anche appeal speculativo sul titolo: Il 50% del mercato è controllato da cinque società ed il resto è frammentato sulle piccole, compresa Diasorin che ha circa 1% mercato. Possibile anche un consolidamento nel settore che possa coinvolgere Diasorin.

Il Fast che paga 1,4% mensile vanta barriere al 50%

Il certificato di BNP ISIN XS2759181139 si presenta con un buon mix tra una struttura ben pensata e una barriera al 50% che risulta adeguata al basket proposto. Lo strike verrà fatto il 16 maggio, quindi il prezzo del prodotto rimane fermo a 100 fino al 16 maggio incluso. Comincerà a fluttuare dal giorno successivo. Anche questo un plus.

Come abbiamo detto paga premi mensili con memoria del 1,4%, pari al 16,8%, a condizione che nessuno di questi quattro sia, nella data di osservazione al di sotto della barriera posta al 50% dello strike (come abbiamo detto il primo premio, quello di giugno, è invece incondizionato). Ma anche nel caso negativo, come sappiamo, la presenza della memoria permette di recuperare eventuali premi non pagati nelle successive date di osservazione. Basterà che i sottostanti siano appunto sopra barriera. Questo meccanismo è valido fino a scadenza inclusa. Scadenza prevista per maggio 2027. Qui gli scenari saranno i soliti due. Se tutti i sottostanti saranno sopra la barriera 50%, il certificato rimborserà il nominale più ultimo premio ed eventuali premi non pagati (per la memoria). Altrimenti, se anche solo un sottostante sarà sotto barriera, verrà pagata la performance del peggiore moltiplicato per il nominale. Quindi se il peggiore avrà perso il 60% a scadenza, l’investitore riceverà 40 euro a certificato.

Caratteristiche distintiva di questo prodotto è nel rimborso anticipato automatico. Infatti, dal secondo mese è possibile l’autocall se i titoli saranno tutti sopra strike. Poi dal terzo mese parte lo step down che fa si che il trigger per il rimborso anticipato scenda del 1% mensile, passando così dal 100% al 99% degli strike al terzo mese di vita e via così nel corso del tempo, fino al 67% ad aprile 2027. In caso di rimborso il certificato paga il 100% del nominale, più ultimo premio ed eventuali premi non pagati.

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