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Futuro d’oro per i gold miners? Tutto funzione del taglio tassi

Si compra a sconto a 96,5 euro, con un rendimento medio annuo al 10%. Ci riferiamo al certificato su Gold Miners di BNP Paribas ISIN XS2673625567 su Newmont, Barrick Gold e Agnico Eagle Mines che versa in una situazione particolarmente interessante. I tre titoli, infatti, dallo strike, hanno perso qualcosa più del 10%, nonostante la forza dell’oro. Ma allora perché questa soluzione d’investimento è interessante?

Taglio tassi una manna per gold miners

Perché la ragione dello storno non è certo da ricercare nel business di queste società che estraggono vendono il prezioso, ma nell’essere capital intensive e quindi soffrire scenari di tassi alti. Lo si vede benissimo dal grafico sotto.

Come potete vedere, in giallo è rappresentato l’ETF Vaneck Gold Miners che è l’ETF azionario più importante che replica l’andamento dell’indice NYSE Arca Exchange Gold Bugs. All’interno ci sono le compagnie che estraggono oro ma non lo vendono a termine, quindi, se il prezzo dell’oro sale ne beneficiano perché non bloccano il prezzo della materia prima. Le tre più importanti per peso sono proprio le protagoniste di questo certificato: Newmont, Barrick Gold e Agnico Eagle Mines.

In blu invece l’andamento del rendimento di un Treasury a dieci anni. Come si può vedere, i due grafici si muovono con una correlazione inversa, al salire dei rendimenti dei Titoli di Stato queste società soffrono in Borsa. Perché? Molto semplice. Sono dei giganti che per alimentare il loro business devono fare investimenti monstre in rapporto al fatturato e utili. Quindi, per capirci, hanno debiti notevoli. Se i tassi salgono, aumenta il costo del debito che gli schiaccia gli utili. Per esempio, Barrick Gold ha un indebitamento finanziario netto stimato per il 2023 a 575 miliardi su un EBITDA di 5 miliardi. I costi sugli interessi passivi erano scesi da 459 milioni usd a 370 milioni usd nel periodo 2018/2022, grazie soprattutto al calo dei tassi. Negli ultimi dodici mesi, in scia al rialzo dei tassi, sono saliti a oltre 450 milioni. Se, come il mercato si aspetta, le banche centrali cominceranno quest’anno a tagliare i tassi, lo scenario tornerà ad essere particolarmente favorevole poiché il quadro per il loro business, ovvero l’estrazione e vendita di oro lo è già. Il prezioso è una di quelle asset class in questa fase maggiormente favorita.

Perché puntare sull’oro?

Sono diverse le ragioni che ci portano a credere che l’oro dovrebbe performare bene nei prossimi anni. In primis, il fortissimo supporto delle banche centrali. Secondo i dati World Gold Council, l’anno scorso è stato record di acquisti di oro da parte delle banche centrali, soprattutto se si guarda al sud globale, quindi Cina e Turchia. Hanno comprato tanto anche Polonia, Singapore e Irlanda. Perché lo fanno? Il tema è profumatamente geopolitico, ovvero la necessità di diversificazione delle riserve, con lo switch dal dollaro all’oro. L’eccessiva concentrazione delle riserve in dollari ora è vista dalle banche centrali come un rischio notevole. In un mondo che geopoliticamente è cambiato dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, l’esempio del congelamento delle riserve in valuta estera russa da parte degli USA e dei paesi vicini all’America, ha generato questo processo.

Questo è il catalyst principale che ha più che bilanciato diverse tematiche contrarie all’oro. Per esempio, il rialzo forte dei tassi andato avanti fino ad ottobre dello scorso anno e il fatto che gli ETF globali, che sono il terzo detentore di oro, mediamente hanno venduto il prezioso nel 2023. Ma il flusso di acquisti da parte delle banche centrali è stato nettamente più alto, con un rapporto 5 a 1.

La cosa interessante è che questa tendenza avviata dalle banche centrali non sembra per niente agli sgoccioli e potenzialmente ha ancora molto spazio. Pensiamo alla Cina. Ha circa tre mila miliardi di dollari di riserve e ha 140 miliardi di oro. Quindi di switch ne può fare veramente tanti. Per capirci, gli USA hanno 500 miliardi di oro, quindi anche come proporzione sul PIL, la Cina ha ancora molta strada da fare. L’input geopolitico è infatti la chiave. La Cina sta vendendo Treasury e compra oro.

I fattori inizialmente contrari cominciano anche ad essere favorevoli. Il dollaro si sta deprezzando e lo scenario tassi è cambiato. Si passa da una prospettiva di rialzo tassi a quello del taglio degli stessi già quest’anno. Entriamo dunque in un anno dove altri fattori chiave si trasformano in favorevoli per il metallo giallo. Il tema geopolitico comunque è ora preponderante e questo è il fattore strutturale che depone a suo favore. Se poi a questo si aggiungeranno gli ETF globali, i margini di rialzo sono importanti.

Prezzo a sconto e un buon rapporto rischio rendimento

Ecco perché ci piace questo prodotto. Di fatto si compra a sconto a causa del rimbalzo dei tassi che sta caratterizzando fine 2023 e inizio 2024, ma presenta un buon rapporto rischio rendimento. Inoltre, se come da attese i tassi verranno tagliati nel corso dell’anno, questo favorirà i titoli del settore.

A tal proposito, il certificato ISIN XS2673625567 investe su un basket worst of composto da Newmont, Barrick Gold e Agnico Eagle Mines. Il certificato paga premi trimestrali del 2,4% con memoria, condizionati ad una barriera al 55% dello strike (barriera valida anche a scadenza). La memoria, lo ricordiamo, è quel meccanismo che permette all’investitore di recuperare eventuali premi persi se nella data di osservazione il worst of sarà sopra barriera.

Il certificato presenta anche la possibilità di rimborso anticipato automatico (autocall) da settembre 2024. La condizione è che i tre titoli dovranno essere ad un prezzo uguale o superiore dello strike nelle date di osservazione. Ovviamente, chi dovesse comprare il prodotto al prezzo attuale avrebbe un guadagno anche sul rimborso al valore nominale: circa il 3,6%.

Infine, a scadenza (dicembre 2027), il prodotto prevede due possibilità: se i tre titoli saranno al di sopra della barriera il certificato pagherà 100 euro a pezzo più l’ultimo premio ed eventuali premi non pagati; se invece anche solo un titolo sarà sotto barriera il certificato paga un rimborso pari alla performance del peggiore dei tre. Quindi, se per esempio un titolo avrà perso il 50% dallo strike a scadenza, il certificato pagherà 50 euro.

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