Certificate sulle utility: connubio di resa e resistenza alla volatilità

Comunicazione di marketing

Ha senso investire sul comparto delle utility in una congiuntura economica improntata ad un graduale rialzo dei tassi? Con quale soluzione d’investimento è meglio farlo nel contesto attuale? In questo articolo proviamo a rispondere a entrambi i quesiti.

Non vi è dubbio che il 2021 non sia stato un anno d’oro per il comparto delle utility se consideriamo che l’indice europeo di riferimento, lo STOXX Europe 600 utilities da inizio anno segna un -2%, sottoperformando l’indice principale (STOXX Europe 600) circa del 20%. Diverse le ragioni ma sicuramente il graduale rialzo dei tassi quest’anno ha dato un contributo notevole, come dimostra l’impennata dei rendimenti dei bond dei diversi Paesi Europei a seguito dell’impennata dell’inflazione (nel grafico quello del decennale tedesco).

 


Come noto le utilities, così come tutte le società particolarmente indebitate e capital intensive, soffrono l’impatto degli oneri finanziari sugli utili e di conseguenza, se lo yield dei Titoli di Stato sale, cresce il costo del debito per queste società. Può essere utile allora provare a ragionare sulle prospettive dei rendimenti obbligazionari per cercare di capire quali potrebbero essere gli sviluppi futuri per il comparto.

Nel breve periodo è molto probabile che il rendimento del mercato obbligazionario continui a salire. Questo almeno fino al tanto atteso meeting della Fed del 3 novembre. La forte corsa dell’inflazione, confermata anche dai dati sopra attesa in USA lascia pensare che la Fed avvierà come da programma il Tapering e questo non può che giustificare il movimento rialzista dei rendimenti obbligazionari. Probabilmente però il mercato, dopo il meeting della Fed, comincerà a spostare l’attenzione dall’inflazione al rallentamento della crescita economica che diversi indicatori ormai da qualche mese stanno segnalando (non per niente l’FMI ha limato la crescita globale per quest’anno). Perché questo?

Proprio perché l’impennata dei prezzi delle materie prime e i tappi di bottiglia stanno generando uno shock dal lato dell’offerta che rischia di intaccare la crescita globale. Quello che infatti potremmo cominciare a vedere negli ultimi due mesi dell’anno viene definita dagli esperti come slowflation (forte inflazione che genera rallentamento economico). Il rischio però, ben maggiore, è la stagflazione che porta con sé ad un vero e proprio calo della domanda e stagnazione economica. Fase che potremmo sperimentare a partire dal primo trimestre del prossimo anno. In uno scenario così incerto dunque stretto tra la possibilità di sviluppo di una slowflation o peggio di una stagflazione è probabile che il mercato azionario cominci a scontare un arresto prematuro del tapering e una ripresa degli stimoli monetari da parte delle banche centrali. Decisione che non farebbe che riportare i tassi all’interno del trend decrescente che ormai da decenni prosegue ininterrotto. Quindi se nel breve periodo potremmo vedere un ulteriore rialzo dei tassi, con molta probabilità, nel medio e lungo termine, questi torneranno a scendere, dinamica positiva per le utilities e più in generale per i mercati azionari.

Altro tema chiave per le utilities su cui si è molto discusso nelle ultime settimane è quello che riguarda le misure di clawback introdotte dalla Spagna (tassazione sugli extra profitti generati dalle società del settore) per combattere il rincaro delle bollette. Decisione che aveva penalizzato diverse utility in Borsa compresa la nostra Enel. Ora la situazione sembra evolvere positivamente. La commissione europea non ha abbracciato questa scelta del governo spagnolo, proponendo altre misure di breve e lungo termine per affrontare il problema del rincaro delle bollette e la stessa Spagna sembrerebbe voler tornare indietro sui suoi passi. Il vicepresidente per la transizione ecologica Ribera, infatti, ha riconosciuto che dovrà ammorbidire le sue decisioni verso le aziende elettriche che forniscono energia alle industrie "a prezzi ragionevoli". Ribera ha confermato inoltre la natura temporanea di questa misura, fino al prossimo 31 marzo. Le nuove misure da definire nelle prossime settimane dovrebbero prevedere che il meccanismo di clawback sarà applicato solo all'energia idroelettrica e nucleare venduta sul mercato spot e non ai volumi venduti attraverso contratti bilaterali a prezzi fissi. Uno scenario che dunque appare in miglioramento per le utilities europee anche se, nel breve, eventuali ulteriori rialzi dei tassi potrebbero ancora penalizzarle.

Come investire allora sul settore senza doversi preoccupare del corretto timing d’ingresso sui titoli? Una valida alternativa è quella dei certificati d’investimento, prodotti che pagano premi periodici e contemporaneamente garantiscono una protezione condizionata del capitale.

Cedole trimestrali condizionate del 2%, barriere al 60% e step down sul rimborso anticipato

Il settore delle utilities si sposa molto bene con il mondo dei certificati d’investimento. Le utilities infatti sono titoli difensivi per eccellenza e tendono a sovraperformare nelle fasi di shock del mercato, come dimostrato anche durante la crisi covid del 2020. E questo grazie al fatto di essere un settore non ciclico, i cui utili dunque non sono legati alla ciclicità del mercato (l’energia serve sempre, qualsiasi sia la condizione in cui versa l’economia). Questa peculiarità del settore unita alla flessibilità dei certificati, che possono avere barriere di protezione anche profonde, costituisce un connubio vincente soprattutto per chi cerca una soluzione d’investimento conservativa senza rinunciare alla performance.

In particolare, la soluzione d’investimento che analizziamo in questo articolo è il Certificato Express ISIN CH1134500037 ed è stato emesso da Leonteq nelle ultime settimane. Il certificato ha come sottostanti tre colossi europei delle utilities: la francese EDF, l’italiana Enel e la tedesca RWE: tre big del settore che capitalizzano rispettivamente 40 miliardi, 70 miliardi e 21 miliardi. Sono società leader nei rispettivi Paese per la distribuzione dell’energia elettrica e tutte e tre le società, come dimostrato dalla tabella, vantano ottimi fondamentali con netta prevalenza di buy.

 


Il certificato paga premi del 2% trimestrali (8% annuo) con effetto memoria, a condizione che i prezzi di chiusura dei titoli siano, nelle date di valutazione intermedia, a una quotazione superiore al livello barriera che, per questa emissione, è posta al 60% dello strike. Le azioni potranno dunque perdere fino al 40% dallo strike senza che il certificato perda il diritto a pagare il premio. In ogni caso, l’effetto memoria, ci farà recuperare uno o più premi non pagati se, nelle successive date di valutazione trimestrale, i titoli saranno al di sopra della barriera. Altro punto di forza del certificato è l’effetto step down sulla cedola. Questo significa che il certificato presenta la possibilità di rimborso anticipato da aprile 2022 (se i titoli saranno al di sopra del 100% dello strike). A partire però da ottobre 2022 il livello trigger per il rimborso anticipato decrescerà del 5%, come si vede nel calendario del prodotto sotto riportato.

 


A scadenza (7 ottobre 2024) sono due le possibilità se il certificato non ha rimborsato anticipatamente: se le quotazioni del peggiore dei tre titoli sarà al di sopra del livello barriera, l’investitore riceverà un pagamento in contanti uguale al prezzo di emissione, più l’ultimo premio ed eventuali premi non pagati. In alternativa, se l'evento barriera si è verificato, l’investitore riceverà una perdita sul capitale investito uguale alla performance peggiore tra i titoli del basket rispetto al loro strike. Come sempre si consiglia l’attenta lettura del documento KID.

Disclaimer

Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 5 su una scala da 1 a 7.

L’investitore è esposto anche al rischio default dell’emittente e alla perdita totale del capitale investito, in caso di azzeramento del valore di uno dei sottostanti.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza – nemmeno generica – o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente. Clicca qui.

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