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Banche al Top: ecco il certificate che promette il 33,8% in un anno

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Finanziario
100,01  €

Ultimo aggiornamento alle 10:00 del 17/07/2024

Tipologia:
3Y All Coupon Cash Collect
Sottostante:
Banco BPM - Banca MPS - UniCredit - Intesa Sanpaolo
Rendimento medio annuo:
10,33%

Banche italiane e Certificate All Coupon Cash Collect. L’accoppiata perfetta per chi punta ad alto rendimento nel medio termine. Infatti, il contesto di mercato e macroeconomico, favorisce il comparto bancario italiano (e vedremo bene perché), mentre il meccanismo innovativo degli All Coupon potrebbe pagare entro un anno tutte le cedole promesse dal certificato nell’arco della sua vita (3 anni).

Ci riferiamo al nuovissimo certificato di Barclays ISIN XS2777229332 che punta sul quartetto di banche italiane UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco BPM e Banca Monte dei Pachi di Siena. Il certificato paga premi mensili con memoria dello 0,94% (pari ad un premio del 11,28% annuo). A differenza di tanti All Coupon (tipicamente a barriera 60%) questa volta Barclays aggiunge delle barriere profonde al 50% valide sia per ottenere i premi che a scadenza il capitale. Oggettivamente un ottimo rapporto rischio rendimento soprattutto se si pensa che, nel caso in cui a maggio 2025 i quattro titoli dovessero essere sopra gli strike (che verranno fissati post emissione il 30 maggio), il certificato pagherà di colpo tutti i premi futuri e il rendimento totale dell’investimento in un solo anno salirà al 33,84%. Not bad! Vediamo allora perché questa accoppiata potrebbe essere quella vincente.

Banche italiane: ora le più solide d’Europa e sui multipli ancora a buon mercato

La banche italiane ed europee hanno già portato a casa performance veramente invidiabili. Il grafico sotto lo evidenzia molto bene. Con circa un +20% da inizio anno, la sovraperformance sul benchmark (Stoxx Europe 600) è enorme. Il primato quindi YTD è tutto del comparto bancario.

Ma allora dobbiamo farci due domande per capire perché l’accoppiata banche e struttura All Coupon ha alte potenzialità. Perché questa performance del settore? Siamo sicuri che il comparto possa ancora far bene nel prossimo futuro? Andiamo con ordine.

Attualmente il contesto macro e di mercato favorisce il comparto. Le banche, infatti, hanno fatto e tutt’ora stanno facendo utili elevati grazie a margini d’interesse che non si vedevano da decenni. Questo perché, come sappiamo, il forte rialzo dell’inflazione post Covid ha portato le banche centrali a politiche hawkish con forti rialzi dei tassi. L’impatto è stato importantissimo e favorevole per le banche: i margini d’interesse sono lievitati portando il comparto verso utili record. Nel contempo però il lavoro del management degli Istituti europei, del regolatore e delle Istituzioni, iniziato dopo la grande crisi finanziaria del 2011, ha fatto letteralmente rinascere le banche europee. Stati patrimoniali eccellenti, costo del rischio minimizzato e pratiche per l’erogazione del credito molto più severe e attente (qualcuno potrebbe aggiungere, forse anche troppo). Insomma, fatta qualche eccezione, il comparto bancario europeo è oggi veramente al top e cosa che ci rende più orgogliosi, le banche italiane sono ai vertici per qualità degli asset e patrimonializzazione. Non solo non hanno nulla da invidiare dalle cugine europee, semmai è al contrario.

Ora, lo scenario attuale in realtà non cambia di tanto. Certo le politiche monetarie stanno cambiando ma ci basta riflettere su quanto successo negli ultimi 6/9 mesi per capire che i margini d’interesse rimarranno comunque su ottimi livelli. Considerate che per avere un impatto forte sulla marginalità delle banche, i tassi dovrebbero scendere sotto il 2%. Attualmente uno scenario abbastanza improbabile, visto anche la tenuta delle economie mondiali e, di contro, i rischi legati a rigurgiti inflattivi. Anche le attese del mercato si sono decisamente ridimensionate. In Europa, per i mercati, la BCE dovrebbe fare al massimo tre tagli da 25bp quest’anno. Non si percepiscono recessioni all’orizzonte e anche se dovesse arrivare qualche crisi economica, come dicevamo, le banche sono ora attrezzate molto bene. E in particolare, quelle italiane sono quelle con i capital ratio migliori in Europa. Non solo, anche considerando il taglio dei tassi della BCE, le banche italiane si stanno attrezzando per effettuare uno switch epocale, spostando la liquidità dei clienti dai governativi alla bancassurance (distribuzione di prodotti assicurativi tramite filiali bancarie), wealth management (gestione patrimoniale) e asset management. Cosa che il calo dei tassi faciliterà parecchio. Ecco come intendono sopperire alla riduzione eventuale dei margini d’interesse. Migliorando l’attività commissionale e quindi il margine d’intermediazione, ovvero la parte di business che non ti genera capital consumption e non ti fa fare rettifiche sui crediti nella fase di difficoltà economica. Delle quattro banche del basket del certificato di Barclays, Intesa Sanpaolo e Banco BPM sono quelle più esposte all’asset management ed è quindi per loro più naturale fare questo switch. UniCredit lo è meno ma si sta attivando con tutte le sue forze per ricomprarsi le minority delle joint-venture assicurative.

Un futuro ancora roseo per le banche italiane

Quindi è vero che le banche hanno corso tanto, ma mantengono buone prospettive di crescita, anche sui mercati azionari. I driver principali della futura crescita sono quindi l’implementazione di strategie volte ad accrescere i margini d’intermediazione e ridurre il peso di quello d’interesse. Ricordiamo poi che pagano dividendi altissimi ed effettuano buyback a secchiate, attirando il favore degli investitori. Infine,  rimangono assolutamente a buon mercato sui multipli.

All Coupon Cash Collect: il Certificate che se rimborsa fa per tre

Chiarito che le prospettive ad oggi sembrano ancora favorevoli per il comparto bancario italiano, appare interessante la proposta contenuta nel certificato emesso da Barclays.

Il prodotto infatti investe su un basket worst of composto da UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco BPM e Banca Monte dei Pachi di Siena e paga un premio mensile con memoria dello 0,94% (pari ad un premio annuo del 11,28%), a condizione che nelle varie date di osservazione periodiche i sottostanti siano sopra la barriera posta al 50% degli strike. Livelli che verranno fissati il 30 maggio. Questo fa si che il prezzo del certificato rimarrà fermo sulla pari fino al fixing e solo dal giorno successivo dovrebbe cominciare a muoversi. Se anche solo un sottostante sarà sotto barriera il certificato non pagherà il premio, che verrà memorizzato. Basterà che in una delle date successive il worst of sia sopra barriera per pagare il premio periodico e recuperare tutti i premi eventualmente non persi. Meccanismo che è valido fino a scadenza.

Il certificato poi presenta la possibilità di rimborso anticipato, ed è proprio qui che il prodotto ISIN XS2777229332 fa la differenza. Infatti, presenta solo due date di osservazione per il rimborso anticipato, sempre con trigger al 100% degli strike, la prima è il 30 maggio 2025 e la seconda il 29 maggio 2026. In queste due occasioni, se i titoli quoteranno al di sopra degli strike, il certificato pagherà anche tutti i premi futuri. Nel primo caso, maggio 2025, il prodotto pagherà, oltre al 100% del nominale, un rendimento aggiuntivo del 22,56%, per un totale nel primo anno pari al 33,84%. Nel secondo caso, maggio 2026, il certificato, ipotizzando non ci siano stati eventi barriera durante la vita, avrà pagato i primi due anni di premi e quindi rimborserà il valore nominale, più 11,28 euro a certificato. Ovvero il rendimento dell’intero terzo anno.

Questo meccanismo non è interessante solo perché promette di accelerare il pagamento dei premi, ma anche perché lavora su uno dei principali problemi dei Cash Collect, ovvero il gap che si viene a creare in termini di rendimento rispetto all’acquisto dei sottostanti qualora il mercato dovesse rimanere positivo. In tal caso è plausibile pensare che si realizzi il rimborso anticipato. Dinamica che appunto farebbe schizzare il rendimento, nel caso di rimborso anticipato dopo dodici mesi, al 33,8% e non rimanere all’11,28% come per un normale Cash Collect.

A scadenza (giugno 2027) il meccanismo è quello classico dei Cash Collect. Se i sottostanti sono sopra barriera il prodotto paga il 100% del valore nominale più l’ultimo premio ed eventuali premi non pagati. Viceversa, se anche solo un titolo a scadenza è sotto la barriera al 50%, il certificato paga il nominale (100 euro), meno la performance del peggiore. Quindi se il peggiore chiude a scadenza con un a performance del -60%, il certificato paga 40 euro.

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