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Apple, Amazon e Tesla: il trio paga il 3,75% trimestrale e vanta barriere al 50%

Visto la performance stupefacente del Nasdaq 100, che da inizio anno si conferma il migliore tra gli indici principali, con una performance positiva di oltre il 30%, è legittimo per gli investitori domandarsi come comportarsi. Vale la pena entrare ora o è troppo pericoloso? Meglio aspettare uno storno estivo? Del resto, dopo questa performance, il dubbio assale anche le più ferree convinzioni: a questo balzo potrebbe seguire un ridimensionamento delle quotazioni?

Rimaniamo positivi sui tech USA, ma certo non mancano le criticità tanto che sul mercato azionario due colossi del calibro di Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno una view esattamente opposta su come si comporteranno i mercati azionari nella seconda parte dell’anno. La prima è positiva, la seconda negativa. Per chi è a caccia di rendimento ma vuole comunque tutelare il capitale, c’è un prodotto che è appena andato in emissione su Borsa Italiana che può mettere tutti d’accordo visto l’ottimo profilo rischio rendimento. Ci riferiamo al nuovissimo certificato ISIN CH1271352382 di Leonteq che punta su tre colossi della tecnologia: Amazon, Apple e Tesla. Il certificato paga premi trimestrali con memoria del 3,75%, pari ad un rendimento annuo del 15%. Il tutto condizionato ad una barriera molto profonda al 50% degli strike. Barriera ovviamente valida anche a scadenza per il rimborso del capitale. Possibilità di rimborso anticipato da dicembre 2023.

La Fed chiama la pausa sui tassi, ma l’inversione è ancora lontana

Il Nasdaq 100 è tornato a fare il Nasdaq 100 e a farci vedere le performance che eravamo abituati a vedere prima del bear market del 2022. L’indice dei tecnologici americani, infatti, da inizio anno ha segnato il +36%, contro +14% dell’S&P 500, +15,3% dell’Euro Stoxx 50 e +28% del Nikkei 225. Nonostante la performance, c’è ancora spazio prima di tornare sui massimi storici a 16.700 punti (+13% dai valori attuali).

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 La ragione della performance è sostanzialmente una, anche se, l’impulso dell’intelligenza artificiale negli ultimi mesi non è stata di certo irrilevante. Si guardi alle performance di Nvidia, Microsoft e Google dopo gli annunci al riguardo. Ma come ben sappiamo, dire tech significa dire correlazione inversa ai tassi. E il grafico del rendimento del Treasury USA a 10y parla chiaro. I tassi sono inseriti in un canale discendente. Detto questo, anche le attese di un cambio di atteggiamento della Fed hanno influito molto positivamente.

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A nostro avviso, il quadro per i tecnologici americani dovrebbe rimanere favorevole anche per la seconda parte dell’anno mentre l’estate potrebbe portare volatilità sul mercato. Questo perché le nuove emissioni di Titoli di Stato USA a seguito dell’approvazione dell’aumento del tetto sul debito e il periodo estivo di imposte dovrebbero drenare parecchia liquidità. La Fed dal canto suo come da attese ha momentaneamente sospeso il rialzo sui tassi mantenendo il livello dei fed funds fermo all’intervallo di 5-5,25%, come previsto dal mercato. La nuvola dei punti (i DOTS) ha evidenziato che il tasso mediano per il 2023 è previsto al 5,6% dal 5,1% delle proiezioni di marzo. Questa rimane una buona notizia per i mercati anche se una pausa non deve essere tradotta con fine dei rialzi e soprattutto con inversione di tendenza. E questo il mercato lo sta già prezzando. Infatti, se qualche mese fa si aspettava un taglio già di 100 bp dei tassi entro fine anno adesso ha ridotto le aspettative a 25 bp.

A nostro avviso il taglio con maggior probabilità avverrà nel 2024, mentre l’estensione della durata della pausa dipenderà dall’andamento dell’inflazione. Per ora questa sta dando segnali positivi. L’indice generale è sceso al 4% dal 4,9% e quello core al 5,3% dal 5,5%. È stata la componente energetica tra i principali contributori al rallentamento dell'inflazione, mentre la componente affitti ritarda ancora la fase di rallentamento, registrando però almeno un assestamento all'8% a/a. Importante è sottolineare che l'indice Supercore (ovvero quello al netto di alimentari, energia ed affitti) si sta avvicinando all'indice generale (4,6% vs 4%), segnale quest'ultimo di possibile rallentamento più marcato dell'inflazione nel secondo semestre. Ora, con un rallentamento dell’inflazione, è possibile pensare ad una pausa lunga sui tassi anche perché alzare ora il costo del denaro in America con la situazione bancaria attuale è un azzardo piuttosto evidente e Powell lo sa benissimo. Tutto quindi dipenderà dall’andamento dell’inflazione. Curioso però vedere come due tra le maggiori banche d’affari al mondo, Goldman Sachs e Morgan Stanley abbiamo view totalmente opposte. Goldman Sachs ha rivisto al rialzo le stime sull’S&P 500 a 4.500 punti a fine anno (dai 4.000 precedenti), ipotizzando che il rally delle borse possa estendersi anche al di là del tech che è stato il vero protagonista nei primi 4 mesi dell’anno. Morgan Stanley si attesta su una posizione più prudente poiché prevede una recessione da earnings. Ovvero due trimestri in cui le società quotate andranno a tagliare gli earnings prospettici. Ovviamente un taglio delle stime genera forte volatilità sui mercati poiché gli analisti dovranno rivedere al ribasso le stime. Insomma, per Morgan Stanley il bear market non è per nulla alle spalle.

Premi trimestrali del 3,5% condizionati ad una barriera profonda al 50%

Con uno scenario tendenzialmente positivo ma dove non mancano possibili situazioni di innesco di forte volatilità sia nel breve che nel medio termine, i certificati d’investimento possono fare la differenza proprio perché permettono all’investitore di estrarre rendimento da un determinato sottostante o basket di sottostanti senza essere troppo direzionale. L’investitore evita così qualsiasi problema di timing d’ingresso. Così funzionano i Cash Collect che pagano premi periodici in funzione della tenuta dei livelli di barriera.

Per chi volesse usare questo tipo di strategia d’investimento sui big tech USA, il nuovissimo certificato di Leonteq ISIN CH1271352382 è veramente interessante. Infatti, a fronte di barriera profonde al 50% il certificato paga premi trimestrali con memoria del 3,75%, pari al 15% annuo. Un rendimento veramente molto interessante per barriere così profonde. Ricordiamo infatti che ad ogni data di osservazione trimestrale se tutti i titoli saranno sopra barriera il certificato pagherà il premio. Non solo perché il prodotto vanta anche l’effetto memoria. Questo significa che se nella data di valutazione il titolo con la performance peggiore ha perso oltre il 50% dallo strike, il certificato non paga il premio che però potrà essere recuperato nelle date successive se tutti i titoli saranno sopra barriera. Il certificato propone poi anche la possibilità di rimborso anticipato con meccanismo softcallable. Questo significa che ad ogni data di osservazione softcall (a partire da dicembre 2023) l’emittente ha il diritto, ma non l’obbligo, di richiamare i prodotti a sua discrezione. Nel caso in cui l’emittente eserciti tale diritto l’investitore riceve il 100% del valore nominale più la cedola dovuta. Questo meccanismo permette di pagare premi maggiori all’emittente.

A scadenza (dicembre 2025), il meccanismo è il solito dei Memory Cash Collect. Se tutti i titoli si trovano ad un livello maggiore al loro livello barriera (50% dello strike) il certificato paga il valore nominale più il premio finale e tutti i premi eventualmente non pagati. Se anche solo un titolo è ad un livello minore o uguale alla barriera il certificato pagherà un corrispettivo correlato alla performance del worst of. Per capirci, se uno dei titoli avrà perso dallo strike il 60%, il certificato rimborserà 40 euro.

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