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  Tech is back: si va a leva 2,5X, con protezione totale del capitale

Lo abbiamo detto già tante volte e lo ribadiamo, uno dei settori azionari favoriti in questo momento è quello della tecnologia, più in generale i titoli growth. Non a caso se prendiamo l’indice per eccellenza, il Nasdaq 100, notiamo come da inizio anno questo stia sovraperformando alla grande gli altri indici americani e non solo. Con una performance del 18% YTD, infatti, stacca del 5% l’Euro Stoxx 50 e del 13% l’S&P 500.

Tutto fa pensare che questa sovraperformance sia destinata a durare, di fatto probabilmente è solo cominciata. Diversi gli strumenti per operare sulla tecnologia, si può fare stock picking sui titoli del settore, favorendo le big cap della tecnologia come Microsoft o Apple, per esempio, o si può scegliere la strada della diversificazione tramite ETF. Una soluzione sicuramente meno rischiosa rispetto all’investimento diretto su single stock. Ma oggi rispolveriamo un certificato che a nostro dire è particolarmente interessante perché unisce la diversificazione di un indice globale sulla tecnologia, alla protezione totale del capitale tipica dei certificati a capitale protetto. Insomma, lo strumento giusto per chi vuole puntare sulla tecnologia, ma consapevole della volatilità di questo comparto preferisce tagliare la testa al toro ed evitarsi sgradevoli sorprese sempre possibili sui mercati finanziari.

Ci riferiamo al certificato a capitale protetto 100% ISIN IT0006755125 di Cirdan Capital. Si investe infatti sull’indice MSCI World Information Technology, ovvero l’indice tecnologico di riferimento a livello globale, nella versione 10% Risk Control e Decrement 3,25%, che andremo a spiegare nei dettagli. Il certificato prevede a scadenza la protezione al 100% del capitale e una partecipazione del 250% sulla performance, ovvero leva 2,5X. Questo significa che a scadenza (5 anni), il certificato replicherà la performance positiva dell’indice moltiplicandola per 2,5. Lo strumento giusto per puntare sui tech senza preoccuparsi della volatilità tipica del settore.

La Fed si prende una pausa ma l’inversione sui tassi non è ancora così vicina

Come noto, una delle variabili che influenza maggiormente l’andamento del segmento tecnologico è quello dei tassi, in particolare di quelli reali (tassi nominali meno l’inflazione attesa). Lo si vede bene dal grafico sotto che presenta performance invertite. Non è quindi un caso che nel 2022 il fortissimo rialzo dei tassi reali (in blu) abbia portato con sé al crollo del comparto tech (Nasdaq 100 in bianco).

Mercoledì sera la Fed ha deciso per un incremento di 25 bp dei tassi, lasciando intendere che il momento per la pausa è arrivato, di fatto potremmo aver quindi raggiunto il terminal rate al 5,25%. Tutto dipenderà ovviamente da come procederà l’andamento dell’inflazione in USA, ma la strada a nostro avviso appare abbastanza delineata. Powell ha specificato che è presto per parlare di riduzione dei tassi e quindi di inversione delle politiche monetarie. Ma il mercato non sembra crederci come si vede dal grafico dei Fed Funds attesi: si aspetta un taglio circa del 1% dei tassi quest’anno per riportarli circa al 4,25%.

Secondo Powell lo scenario recessivo è ritenuto meno probabile, mentre ci sarà un rallentamento della crescita marcata e, in ogni caso, se proprio dovesse esserci una recessione sarebbe di una recessione “mild”, ovvero mite. Lato nostro crediamo che la recessione in USA ci sarà e sarà meno mite di quanto lo ritenga Powell, diciamo intermedia per profondità. Più allineati quindi a quelle che sono le indicazioni del mercato obbligazionario americano (curva dei tassi). Del resto, la Fed è passata dal negare fino a qualche mese fa la possibilità di una recessione a cominciare ad accettarne la possibilità e del resto finché questa non arriva non può di certo ammetterlo. Genererebbe un rafforzamento della stessa.

Da una parte quindi lo scenario per il tech sembra essere molto favorevole perché in ogni caso gradualmente i tassi scenderanno e questo li favorirà, inoltre il pasticcio delle banche regionali costringerà la Fed a continuare a pompare liquidità di fatto annullando in buona parte il QT. Per quanto Powell voglia rassicurare, aumenta il numero di banche regionali USA in difficoltà. Finita la storia di First Capital e SVB, altre due banche stanno implodendo: Pacwest e Western Alliance, infatti, perdevano ieri a Wall Street tra il 40 e il 50%. Altre due banche da salvare e una terza si prepara (First Horizon).

E di fatto proprio la crisi delle banche regionali USA potrebbe favorire e velocizzare l’ingresso in recessione degli USA poiché porta con sé la stretta al credito. Un contesto, dunque, che può portare ancora volatilità sul mercato. Da dire che le big tech USA dovrebbero sovraperformare anche in questo scenario perché se dovesse arrivare la recessione le banche centrali dovranno cominciare a tagliare i tassi e questo favorisce i tech. Il tutto come abbiamo detto in un contesto di nuova immissione di liquidità, pratica volta ad aiutare le banche regionali in difficoltà, che favorisce i titoli delle società tech. Inoltre, i giganti della tecnologia americana non si finanziano molto tramite banche ma vanno direttamente sul mercato. Quindi anche da questo punto di vista dovrebbero tenere meglio su eventuali scossoni bancari. Lo si vede molto bene se si confronta la performance di ieri del Nasdaq 100 che era solo lievemente negativa, contro l’indice delle small e mid cap USA, il Russell 2000 che cedeva il 2%. Proprio perché queste società invece soffrirebbero molto di più del mancato accesso al credito bancario. Infatti, dall'ultimo Financial Stability report del FMI si nota proprio come a pagare le conseguenze del credit crunch son soprattutto le mid e small cap USA che dipendono molto dal funding bancario.

Capitale protetto al 100% e leva 2,5X per puntare sulla tecnologia

Ecco perché riteniamo che il certificato ISIN IT0006755125 di Cirdan Capital possa rappresentare una valida alternativa all’investimento puramente direzionale tramite fondi o ETF. Il prodotto, infatti, della durata di 5 anni (scadenza febbraio 2028) investe a capitale protetto al 100% sull’indice MSCI World Information Technology 10% Risk Control 3,25% Decrement e permette una replica a leva 2,5X. Che cosa significa?

Semplice che, a scadenza, qualsiasi sia la performance negativa dell’indice sottostante, l’investitore avrà come rimborso minimo il valore nominale del certificato, ovvero 1.000 euro a certificato. Questo proprio perché il prodotto è a capitale protetto 100%. Se invece a scadenza il sottostante avrà segnato una performance positiva, il certificato replicherà tale performance moltiplicandola per il fattore leva, ovvero 2,5%. Per capirci, se l’indice avrà segnato a scadenza, per esempio, un rialzo del 40%, il prodotto restituirà 2.000 euro a certificato, ovvero una performance del 100% (40%x2,5=100%). Tra l’altro, il certificate si compra oggi a sconto a circa 936 euro. Il che rende questo certificato ancora più appetibile in quanto determina un rendimento minimo certo a scadenza del 7%. Infatti, si compra a 936 euro qualcosa che verrà rimborsato a 1.000 euro a scadenza. Ricordiamo, che i certificati a capitale protetto, durante la loro vita (soprattutto nei primi anni), sono estremamente sensibili all’andamento dei tassi, proprio perché sono costituiti da uno zero coupon, più una call sul sottostante. Se i tassi salgono, il prezzo dello zero coupon scende e così quello del certificato. Rendendoli ancora più interessanti. Quello che sta succedendo in questi giorni. A scadenza ovviamente la performance sarà quella indicata sopra: o rimborso 1.000 euro o performance moltiplicata per 2,5.

MSCI World Information Technology: l’indice per puntare sulla tecnologia globale

Analizziamo ora l’indice. Per chi conosce gli MSCI Wolrd, c’è poco da dire. Sono il benchmark di riferimento, gli indici da battere. Diversificati il più possibile per settore ed area geografica. Nel caso dell’indice MSCI World Information Technology ci riferiamo ad un paniere composto da quasi 200 società big o mid cap che operano nei vari settore della tecnologia. Non è di certo un caso che l’85% del paniere sia relativo ai titoli americani. Del resto, il Paese leader assoluto per società quotate nel settore sono gli USA.

Lo si vede bene anche dai pesi dei primi 15 titoli del paniere. La prima società non americana è l’olandese ASML, il colosso dei chip europeo. Sul podio invece Apple, Microsoft e Nvidia che di certo non hanno bisogno di presentazione.

 

L’indice utilizzato per il certificato è nella versione 10% Risk Control e 3,25% Decrement. Cosa significa? Per chi ci segue ne abbiamo parlato già tante volte. Di fatto sono due meccanismi che servono all’emittente per finanziare la struttura opzionale altrimenti non realizzabile. Il controllo di volatilità al 10% implica che la volatilità massima dell’indice non dovrà mai superare il 10%. Questo è un meccanismo che serve per rendere meno costosa la call. Maggiore è la volatilità del sottostante e più costosa diventa l’opzione utilizzata per dare la performance dell’indice (e i titoli tech lo sono mediamente tanto). L’indice poi stacca un dividendo sintetico annuo su base giornaliera del 3,25%. In questo caso, l’emittente con questo stratagemma si assicura i dividendi con cui compra l’opzionalità del certificato. Ricordiamo che l’indice reinveste i dividendi dei titoli e poi stacca il dividendo sintetico. Il dividend yield dei tech USA è circa del 1%. Dovremmo dunque essere approssimativamente vicini ad un 2%/2,25% di dividendo netto staccato dalla performance annua del prodotto. È chiaro che il controllo di volatilità sommato al decrement riduce la performance dell’indice che comunque rimane interessante se si considera appunto la protezione del capitale al 100% e il fatto che poi tale performance deve essere moltiplicata per 2,5. Se guardiamo la performance da inizio anno di questo indice utilizzato da Cirdan, è poco più del 4% che moltiplicato per una leva 2,5X avrebbe dato una performance del certificato del 10% se il prodotto avesse avuto una scadenza brevissima naturalmente. Per niente male se si pensa che dall’altra parte l’investitore poteva dormire sogni più che tranquilli grazie alla protezione 100%.

Disclaimer:

Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 2 su una scala da 1 a 7.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza – nemmeno generica – o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: clicca qui.

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