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  Tassa sugli extra-profitti? Un’occasione per puntare sulle banche e battere l’inflazione

Passate due settimane dal fatidico Consiglio dei ministri del 7 agosto, si può dire che la decisione del governo di varare a sorpresa una tassa sui cosiddetti extra-profitti delle banche italiane è servita in Borsa per misurare la solidità delle valutazioni dei titoli bancari. E il giudizio di questo improvvisato stress test è un’ampia promozione.

Come facilmente prevedibile, nelle prime 24 ore è successo l’ira di Dio con i titoli del credito in caduta del 10% e più. Dopodiché sono bastate una decina di sedute di Piazza Affari per vedere le banche recuperare e tornare molto vicine alle quotazioni iniziali. Se prendiamo le prime tre banche del Paese, oggi Intesa Sanpaolo è sotto del 4% rispetto alla quotazione del 7 agosto, Unicredit segna un calo di circa il 3% e Banco BPM se la cava con una flessione di meno dell’1%. 

Banche resilienti, quindi, grazie a investitori che hanno saputo mantenere la calma guardando alle stime di redditività degli istituti di credito nei prossimi anni, senza farsi condizionare da titoli di giornali alla ricerca della polemica a tutti i costi.

Prezzi di ingresso interessanti dopo lo scossone del 7 agosto

Se il quadro è questo, bene ha fatto in questi giorni di Ferragosto la Casa d’investimento svizzera Leonteq a predisporre un nuovo certificate che punta sulle tre principali banche italiane. Grazie all’ottima scelta di tempo, questo prodotto offre la possibilità di investire su  Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco BPM cogliendo prezzi di ingresso interessanti. Al tempo stesso, la durata di quattro anni dà all’investitore una prospettiva di rendimento di soddisfazione per un periodo consistente.

A ottobre maxi-bonus del 14% con barriera al 35%

Identificato dal codice ISIN CH1283538796, questo certificate è stato lanciato sul mercato il 23 agosto a un valore nominale di 1.000 euro e i Valori iniziali (Strike) dei tre sottostanti sono i prezzi di chiusura del 18 agosto, più bassi di circa il 2% rispetto alle quotazioni attuali. Già questo è un piccolo ma apprezzabile vantaggio.

Il prossimo 9 ottobre il certificate pagherà un maxi-bonus di 140 euro (14% del nominale) se una settimana prima, alla data di osservazione del 2 ottobre, nessuno dei tre sottostanti accuserà un ribasso del 65% o più rispetto ai Valori iniziali. Per carità, nessuno può escludere a priori le catastrofi, ma una barriera al 35% con data di osservazione 2 ottobre (poco più di 1 mese) come condizione per il pagamento della maxi-cedola sembra molto rassicurante.

Per quattro anni cedole mensili con barriera al 50%

In aggiunta al maxi-bonus, il certificate pagherà nel corso della sua vita 48 cedole mensili da 3,333 euro l’una (0,333% del valore nominale), pari a un rendimento del 4% all’anno. Le cedole sono condizionate dal rispetto di una barriera al 50% dei Valori iniziali e godono dell’effetto memoria. La stessa barriera al 50% giocherà alla scadenza a protezione del capitale, che sarà rimborsato integralmente anche in caso di ribassi dei sottostanti, fino a un ribasso massimo del 50%.

Se scatta il rimborso anticipato, il rendimento cresce

Il certificate con ISIN CH1283538796 prevede la possibilità del rimborso anticipato, possibile ogni mese a partire da dicembre 2023 se, alle date di osservazione, le quotazioni di tutti e tre i sottostanti supereranno i Valori iniziali. Si tratta di un evento che se si verificasse darebbe una bella spinta al rendimento del prodotto.

Senza rimborso anticipato, chi sottoscrive in questi giorni il certificate e lo terrà fino a scadenza incasserà in quattro anni 140 euro di maxi-bonus e 160 euro di cedole mensili, per un totale di 300 euro, che rappresenta un rendimento medio annuo del 7,5%. Il che vuole dire un rendimento ampiamente superiore all’inflazione, accompagnato da una potente protezione al capitale (barriera al 50%).

Grazie all’effetto memoria, basterà che all’ultima data di osservazione del 16 agosto 2027 tutti e tre i sottostanti quotino sopra la barriera per avere la certezza del pagamento di tutte le cedole mensili. Ovviamente, non c’è effetto memoria per il maxi-bonus di ottobre 2023.

Già queste caratteristiche rendono il prodotto appetibile, ma se facciamo entrare in gioco l’ipotesi autocall (rimborso anticipato) le cose si fanno ancora più interessanti. Un rimborso anticipato a dicembre 2023 vorrebbe dire chiudere l’investimento avendo incassato in quattro mesi  i 140 euro del maxi-bonus e quattro cedole da 3,333 euro (da settembre a dicembre) per un totale di 153,3 euro. Il rendimento medio annuo sarebbe del 45,9%.

Un rimborso anticipato dopo 16 mesi a dicembre 2024, tanto per fare un’altra ipotesi, vedrebbe l’investitore uscire con un monte-bonus complessivo di 193,3 euro, pari a un rendimento medio annuo del 14,4%.

Due ipotesi alla scadenza finale fra quattro anni

Se il certificate non sarà rimborsato in anticipo, alla scadenza finale del 16 agosto 2027 si potranno verificare due possibilità.

  • Tutti e tre i sottostanti quotano sopra la barriera, quindi nessuna delle tre azioni si è dimezzata di valore. Il prodotto viene rimborsato al Valore nominale di 1.000 euro. L’investitore riceve l’ultima cedola mensili e, grazie all’effetto memoria, tutte le cedole eventualmente non pagate e accantonate.
  • Anche solo uno dei sottostanti quota sotto la barriera (o allo stesso livello). L’investitore andrà incontro a una perdita perché il certificate viene rimborsato in maniera proporzionale alla performance del peggiore dei sottostanti. Se, per esempio, il peggiore dovesse risultare Unicredit con un caduta del 60% dal Valore iniziale, il rimborso avverrà al 40% del nominale, cioè a 400 euro. Non ci sarà pagamento dell’ultima cedola mensile e nemmeno delle cedole eventualmente non pagate e accantonate per l’effetto memoria.

 

Nella tabella qui sotto riassumiamo i valori di riferimento del certificate con codice ISIN CH1283538796. I Valori iniziali sono i prezzi di chiusura del 18 agosto 2023. La media dei target price degli analisti è quella elaborata dal sito Market Screener.

Sottostanti

Ultimo prezzo

(23/08/2023)

Valori iniziali

Performance

Barriera

al 50%

Media target price

Banco BPM

4,336

4,349

+1,1%

2,175

5,88

Intesa Sanpaolo

2,4565

2,411

+1,7%

1,206

3,345

Unicredit

 

21,905

21,58

+2%

10,79

28,98

 

Di tassazione degli extra-profitti delle banche si parlerà molto nei prossimi mesi, mano a mano che ci si avvicinerà in Parlamento alla scadenza per la conversione del decreto.  Sul provvedimento sono cadute critiche da destra e da sinistra. La misura verrà ristudiata, calibrata, ma alla fine è sicuro che una tassa straordinaria sulle banche verrà approvata da una maggioranza che ha bisogno di raccogliere fondi in vista della prossima manovra di bilancio. E quindi una tosatina alle banche, che effettivamente hanno realizzato utili giganteschi negli ultimi due anni, non è uno scandalo.

Va detto che Meloni & C. arrivano in ritardo rispetto ad altri Paesi europei che hanno già varato provvedimenti simili: l’elenco comprende Spagna, Repubblica Ceca, Ungheria, Lituania e Svezia. Un caso a sé è la Francia, dove la legge anti-usura ha impedito alle banche di alzare i tassi attivi su prestiti e mutui nonostante il rialzo dei tassi della Bce, e intanto il governo ha ordinato di alzare la remunerazione dei Livret A, la forma più popolare di deposito bancario del pubblico retail. Quindi in Francia non ci sono stati extra-profitti bancari.

In sei mesi profitti bancari cresciuti del 60%

In Italia, secondo un’analisi del Sole 24 Ore, nel primo semestre del 2023 le sei principali banche italiane (Intesa San Paolo, Unicredit, Mediobanca, Banco BPM, BPER e MPS) hanno ottenuto profitti più alti del 60 per cento rispetto allo stesso periodo di un anno fa, un aumento pari a 11 miliardi di euro.  Nel 2022 il sistema bancario italiano ha registrato utili più alti del 55 per cento rispetto all’anno prima, ed è probabile che profitti così alti ci saranno anche quest’anno.

Quello che il governo intende tassare, con un prelievo di circa 3 miliardi di euro, è l’aumento del margine di interesse, dato dalla differenza fra i tassi attivi (quelli che le banche si fanno pagare sui prestiti e mutui che concedono) e i tassi passivi, quelli con cui remunerano i depositi della clientela.

Per quanto sorpresi, i banchieri non hanno finora protestato granché. Negli ultimi mesi tutte e tre le banche sottostanti al certificate hanno alzato le previsioni di utile per il 2023 e hanno varato consistenti buy-back. I numeri dicono che non saranno certo i banchieri e i loro azionisti a dovere tirare la cinghia nei prossimi mesi.

 Secondo il Sole 24 Ore i tassi di interesse sui nuovi mutui per le famiglie sono più che raddoppiati, dal 2 per cento di un anno fa ad oltre il 4 per cento di giugno. Anche i tassi medi applicati sui mutui esistenti sono aumentati, per effetto dell’aumento delle rate dei variabili: dall’1,6 al 2,9 per cento. Di contro non sono aumentati nella stessa misura i tassi di interesse corrisposti ai conti correnti dei clienti: sempre secondo i dati dell’ABI gli interessi pagati ai correntisti sui soldi depositati sono saliti dallo 0,02 per cento di un anno fa allo 0,32 di giugno.

Nel grafico qui sotto evidenziamo le performance di Borsa di Banco BPM, Intesa e Unicredit dall’inizio dell’anno, nettamente migliori dell’andamento dell’indice europeo Stoxx Euro 600 Banks.

Disclaimer:

Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 5 su una scala da 1 a 7.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza nemmeno generica o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: clicca qui.

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