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  Il 2023 libera il Dragone: investi con leva e protezione 105%

La fine dell’emergenza Covid e la pace fra il Partito comunista e le grandi aziende tech sono i due elementi che nelle ultime settimane del 2022 hanno portato i principali investitori istituzionali a tornare a puntare massicciamente sulla Cina. Si spiegano così i forti rialzi messi a segno negli ultimi tre mesi da alcuni dei titoli azionari più noti e più rappresentativi dell’economia del Dragone: Alibaba è salita del 50%, Pinduoduo (colosso dell’e-commerce) ha guadagnato il 52%. Nel settore automobilistico Byd, prima azienda cinese di auto elettriche e grande rivale di Tesla, è salita del 23%. Su tutti svetta il maxi-rialzo di Baidu, il principale motore di ricerca in lingua cinese su Internet, che guadagna l’85% dopo avere annunciato martedì 7 febbraio il suo nuovo chatbox Ernie, un software avanzato basato sull’intelligenza artificiale.
Se queste sono le punte di diamante, il resto del listino segue: l’indice CSI 300 delle Borse di Shanghai e Shenzhen dall’inizio di novembre a oggi ha messo a segno un rialzo del 9,2%.

Gli investitori istituzionali sono convinti che non si tratti di un fuoco di paglia, ma dell’inizio di un movimento di ripresa di un mercato che è rimasto a lungo schiacciato da scelte politiche del governo cinese. Ha riassunto bene la situazione Howard Wang, managing director e responsabile per l’azionario cinese di JP Morgan Asset Management, in un’intervista a MorningStar: “Quando guardiamo alla Cina e pensiamo ai problemi macroeconomici, la conclusione principale a cui siamo giunti è che molti di questi problemi sono stati auto-inflitti, perché c'è stato un giro di vite sul settore immobiliare, un reset della regolamentazione tecnologica e, naturalmente, la grande questione incombente della politica zero-Covid. Poiché tutti questi problemi sono stati auto-inflitti o auto-creati, è anche possibile risolverli e questo è esattamente ciò che stiamo vedendo ora. Dopo il congresso il Partito comunista si sta muovendo molto, molto rapidamente per risolvere tutte queste politiche che hanno creato un enorme ostacolo in termini di percezione della Cina da parte degli investitori e in termini di tasso di crescita del PIL”.

A favore della ripresa della Borsa cinese gioca anche la politica monetaria della banca centrale che favorisce l’abbondante liquidità. In una recente nota gli analisti di Credit Suisse affermano: “Riteniamo che la maggior parte dell'aumento della liquidità in eccesso rimanga in Cina a causa dei controlli sui capitali e vada a finire in attività finanziarie, visti i problemi del settore immobiliare”.

Per l’economia cinese gli economisti si aspettano in media nel 2023 un’accelerazione della crescita che dovrebbe tornare sopra al 5%, dopo lo striminzito 3% del 2022.

Il ritorno a un tasso di sviluppo consistente potrebbe non essere ancora completamente incorporata nei prezzi delle azioni, è la tesi di Marco Mencini, senior portfolio manager Equity di Plenisfer Investments Sgr. “La Cina potrebbe quindi diventare una forza anticiclica proprio mentre il resto del mondo cerca di evitare la recessione -  afferma il gestore. - Le azioni cinesi, nonostante il recupero dell’ultimo trimestre del 2022, oggi esprimono mediamente multipli pari a 11 volte gli utili attesi, valori decisamente inferiori rispetto alla media degli ultimi 5 anni, pari a circa 14 volte gli utili”.

Il certificate Capital Protection a leva di Leonteq CH1243093064

Se il quadro è positivo, per l’investitore retail resta il problema della scelta dello strumento più adatto per avventurarsi su un mercato poco conosciuto e facilmente influenzabile da variabili a noi lontane. Il rischio di passare notti insonni è notevole.  Ecco quindi l’utilità di un prodotto come il nuovo certificate Capital Protection a leva di Leonteq, identificato dal codice ISIN CH1243093064. Emesso il 23 gennaio con durata di quattro anni, questo prodotto permette di investire su un mix equilibrato di azioni e bond cinesi con buone prospettive di guadagno e con la garanzia di una protezione totale del capitale. Qualsiasi cosa succeda, il certificate CH1243093064 non solo restituirà il 100% del capitale, ma pagherà anche un piccolo rendimento del 5% in quattro anni.

Performance positiva amplificata del 120% senza cap

Le prospettive di guadagno sono legate alla performance dell’unico sottostante, l’indice Leonteq China Multi Asset 10% RC, che per l’investitore sarà amplificata del 120% grazie alla leva 1,2x. Il certificato non pone cap (limiti) alle possibilità di rialzo e non prevede neanche la possibilità del rimborso anticipato.

L’indice Leonteq China Multi Asset 10% RC traccia un portafoglio che viene investito dinamicamente per il 40% sull'ETF iShares MSCI China A UCITS (azionario cinese) e per il 60% sull'ETF iShares China CNY Bond UCITS. Quest’ultimo è un Etf che traccia un paniere di bond emessi dal Tesoro di Pechino e dalle banche governative della Cina.

Fixing iniziale e livello Strike

Per l’investitore i riferimenti dell’indice sono i seguenti:

  • Fixing iniziale a quota 1.032,31 dollari, che corrisponde alla quotazione del 18 gennaio scorso.
  • Strike level a quota 1.063,28 (+3% rispetto al fixing iniziale), oltre il quale si attiva la leva up al 120%.

Due possibili scenari alla scadenza

Alla scadenza del prodotto, il 18 gennaio 2027, per l’investitore ci saranno due scenari possibili.

  • Se fra quattro anni l’indice sarà sopra il livello di strike (1.063,28 dollari), il certificato verrà rimborsato al valore nominale (1.000 euro) aumentato della performance dell’indice, moltiplicata per 1,2.
  • Se invece l’indice sarà al di sotto dello strike (1.063,28 dollari), o allo stesso livello, l’investitore riceverà un rimborso pari al 105% del valore nominale del certificate, e quindi pari a 1.050 euro.

Da notare che il prodotto si caratterizza per l'opzione Quanto che scherma l'investimento dal rischio di cambio. Segnaliamo inoltre che essendo un certificato mantiene il vantaggio fiscale, rispetto all'investimento diretto sui singoli ETF. Come noto, le plusvalenze generate dal certificato sono redditi diversi, dunque compensabili con le minusvalenze in portafoglio. Questo non è possibile invece con gli Etf, le cui plusvalenze non sono compensabili con minus pregresse.

Il certificato vanta anche un meccanismo di volatility control al 10% per evitare picchi di volatilità del sottostante. Quindi se la volatilità annua sale sopra il 10% parte del portafoglio viene investito in cash. Questo rappresenta un vantaggio sia per l'investitore che per l'emittente.

Le relazioni Cina - Usa

Resta comunque una grande incognita sulla Cina, che è quella delle relazioni politiche e commerciali con gli Stati Uniti. La vicenda del pallone-spia è l’ultimo episodio di una lunga storia in cui si alternano momenti di grande tensione (come in occasione della visita di Nancy Pelosi a Taiwan) a momenti di dialogo efficace fra le due super-potenze. Anche su questo Howard Wang ha una visione molto lucida: gli Stati Uniti e la Cina dipendono e continueranno a dipendere l'uno dall'altra - dice il manager di JP Morgan - saranno integrati ma prenderanno strade diverse. “Qualche mese fa c’era il timore che Cina e Stati Uniti avrebbero eretto una nuova cortina di ferro o che si creasse una nuova guerra fredda. Credo che questi timori siano infondati. Credo invece che Cina e Stati Uniti saranno concorrenti. Esisteranno in un certo senso separatamente, da un punto di vista geopolitico. Si uniranno per interessi comuni, sia che si tratti di un tema particolare come il cambiamento climatico, sia che si tratti di una situazione conveniente e vantaggiosa per alcuni settori dell'economia. Quindi, la mia aspettativa è che avremo questo rapporto di lavoro non facile, come ad esempio il rapporto di lavoro che potreste avere con il vostro collega, che non vi piace molto, ma questa sarà la nuova normalità per gli Stati Uniti e la Cina finché Xi Jinping sarà al potere”.

Disclaimer:

Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 3 su una scala da 1 a 7.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza nemmeno generica o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: clicca qui.

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