Bentornati Tech, con il certificate protetto la volatilità è amica

Comunicazione di marketing

Lo scenario che si sta delineando favorisce, e dovrebbe continuare a favorire, il comparto tecnologico. I tassi d’interesse sia in America che in Europa dovrebbero essere vicini al terminal rate, ovvero il tasso finale di approdo delle banche centrali. Certo, diversi elementi ci fanno pensare che, per il comparto della tecnologia, la strada per il recupero di quanto perso in Borsa nel 2022 sarà tortuosa e graduale, per una serie di ragioni che andremo ad illustrare. Ad ogni modo però, la via sembra segnata.

Per chi vuole puntare sulla tecnologia globale, oggi vi parliamo di un prodotto veramente molto interessante per rapporto rischio rendimento e che vanta sia una struttura che un sottostante difficilmente reperibili nel mondo dei prodotti d’investimento. Ci riferiamo al certificato a capitale protetto 100% ISIN IT0006755125 di Cirdan Capital. È il prodotto perfetto per chi vuole puntare sui titoli tecnologici globali con forte protezione del capitale e leva alta, per cercare di sfruttare al massimo la ripartenza dei titoli growth. Si investe infatti sull’indice MSCI World Information Technology, ovvero l’indice tecnologico di riferimento a livello globale, nella versione 10% Risk Control e Decrement 3,25%, che andremo a spiegare nei dettagli. Il certificato prevede a scadenza la protezione al 100% del capitale e una partecipazione del 250% sulla performance, ovvero leva 2,5X senza cap ai guadagni ne possibilità di autocall. Questo significa che a scadenza (5 anni), il certificato replicherà la performance positiva dell’indice moltiplicandola per 2,5. Lo strumento giusto per puntare sui tech senza preoccuparsi della volatilità tipica del settore.

Terminal rate vicino: i mercati ci credono

Come noto, una delle variabili che influenza maggiormente l’andamento del segmento tecnologico è quello dei tassi, in particolare di quelli reali (tassi nominali meno l’inflazione attesa). Lo si vede bene dal grafico sotto che presenta performance invertite. Non è quindi di certo un caso che nel 2022 il fortissimo rialzo dei tassi reali (in blu) abbia portato con sé al crollo del comparto tech (Nasdaq 100 in bianco).

Ma l’inflazione USA sta dando ormai da luglio dello scorso anno segnali di ridimensionamento, passando da una crescita a/a del 9% al 6%, tanto che Powell a margine dell’ultimo meeting ha riconosciuto che il processo di disinflazione è cominciato e che la Federal Reserve sta considerando un rallentamento nel ritmo di rialzo dei tassi. Questo è importantissimo perché implica che il terminal rate, ovvero il tasso di equilibrio che la banca centrale considera come sufficiente al contenimento delle spinte inflattive, dovrebbe essere nelle vicinanze. E il mercato sembra crederci. Nel lungo periodo poi la strada per il tech sembra segnata anche perché, visto l'invecchiamento della popolazione, le nostre economie non sono in grado di reggere tassi così alti. Uno scenario dunque molto favorevole per i titolo growth.

Certo, nel breve e medio termine, rimangono diversi elementi che potrebbero portare ancora volatilità sui mercati azionari e colpire in particolar modo i titoli tecnologici. Infatti, i dati macro usciti a febbraio (ISM servizi, Dati del lavoro e Vendite al dettaglio) hanno dato un’indicazione di forza dell’economia americana, in contro tendenza rispetto a quelli di dicembre molto deboli. A questo punto, sarà il mese di marzo, con i dati di febbraio che confermeranno alle banche centrali quale sia il trend intrapreso dall’economia. Quello recessivo di dicembre o quello positivo di gennaio. Attenzione perché questo potrebbe avere ricadute sui mercati azionari e obbligazionari. Infatti, se si confermasse un’economia forte, la Fed potrebbe decidere di spingere ancora un po’ l’acceleratore sulle politiche restrittive. Non è un caso, infatti, che negli ultimi giorni il mercato sia arrivato a ragionare sulla possibilità (seppur meno probabile per ora) di un terminal rate più alto al 5,5% e al 3,75% della BCE. Non è per ora l’ipotesi centrale, ma comincia ad essere prezzata. Questo proprio perché un rafforzamento dell’economia potrebbe suggerire una ripresa dell’inflazione, visto anche l’apertura della Cina che sta spingendo al rialzo il prezzo delle commodity. Una tal dinamica potrebbe avere impatto sul mondo tech, generando volatilità. Il mese di marzo dunque ha una certa rilevanza.

Capitale protetto al 100% e leva 2,5X per puntare sulla tecnologia

Ecco perché riteniamo che il certificato ISIN IT0006755125 di Cirdan Capital possa rappresentare una valida alternativa all’investimento puramente direzionale tramite fondi o ETF. Il prodotto, infatti, della durata di 5 anni (scadenza febbraio 2028) investe a capitale protetto al 100% sull’indice MSCI World Information Technology 10% Risk Control 3,25% Decrement e permette una replica a leva 2,5X. Che cosa significa?

Semplice, a scadenza, qualsiasi sia la performance negativa dell’indice sottostante, l’investitore avrà come rimborso minimo il valore nominale del certificato, ovvero 1.000 euro a certificato (al netto del rischio emittente sempre presente sui certificati). Questo proprio perché il prodotto è a capitale protetto 100%. Se invece a scadenza il sottostante avrà segnato una performance positiva, il certificato replicherà tale performance moltiplicandola per il fattore leva, ovvero 2,5% senza cap ai guadagni. Per capirci, se l’indice avrà segnato a scadenza, per esempio, un rialzo del 40%, il prodotto restituirà 2.000 euro a certificato, ovvero una performance del 100% (40%x2,5=100%). Tra l’altro, il prodotto si compra oggi a sconto a circa 986 euro. Il che rende questo certificato ancora più appetibile in quanto determina un rendimento minimo certo a scadenza del 1,4%. Infatti, si compra a 986 euro ma verrà rimborsato a 1.000 euro. Ricordiamo, che i certificati a capitale protetto, durante la loro vita, sono molto sensibili all’andamento dei tassi, proprio perché sono costituiti da uno zero coupon, più una call sul sottostante. Se i tassi salgono, il prezzo dello zero coupon scende e così quello del certificato. Rendendoli ancora più interessanti. Quello che sta succedendo in questi giorni. A scadenza ovviamente la performance sarà quella indicata sopra: o rimborso 1.000 euro o performance moltiplicata per 2,5.

Oggettivamente Cirdan Capital ha lanciato un prodotto particolarmente competitivo con un rapporto rischio rendimento difficile da replicare. E infatti l'emittente ha vinto quest'anno il premio come miglior emittente a capitale protetto in direct listing agli Italian Certificate Awards 2022 .

MSCI World Information Technology: l’indice per puntare sulla tecnologia globale

Analizziamo ora l’indice. Per chi conosce gli MSCI World, c’è poco da dire. Sono il benchmark di riferimento, gli indici da battere. Diversificati il più possibile per settore ed area geografica. Nel caso dell’indice MSCI World Information Technology ci riferiamo ad un paniere composto da quasi 200 società big o mid cap che operano nei vari settori della tecnologia globale. Non è di certo un caso che l’85% del paniere sia relativo ai titoli americani. Del resto, il Paese leader assoluto per società quotate nel settore sono gli USA.

Lo si vede bene anche dai pesi dei primi 15 titoli del paniere. La prima società non americana è l’olandese ASML, il colosso dei chip europeo. Sul podio invece Apple, Microsoft e Nvidia che di certo non hanno bisogno di presentazione.

L’indice utilizzato per il certificato è nella versione 10% Risk Control e 3,25% Decrement. Cosa significa? Per chi ci segue ne abbiamo parlato già tante volte. Di fatto sono due meccanismi che servono all’emittente per finanziare la struttura opzionale altrimenti non realizzabile. Il controllo di volatilità al 10% implica che la volatilità annua massima dell’indice non dovrà mai superare il 10%. Questo è un meccanismo che serve per rendere meno costosa la call. Maggiore è la volatilità del sottostante e più costosa diventa l’opzione utilizzata per replicare la performance dell’indice. Qui è ancora più vero, visto la leva molto alta. L’indice poi stacca un dividendo sintetico annuo su base giornaliera del 3,25%. In questo caso l’emittente con questo stratagemma si assicura i dividendi con cui compra l’opzionalità del certificato. Ricordiamo che l’indice reinveste i dividendi dei titoli e poi stacca il dividendo sintetico. Il dividend yield dei tech USA è circa del 1%. Dovremmo dunque essere approssimativamente vicini ad un 2%/2,25% di dividendo netto staccato dalla performance annua del prodotto e utilizzato dall'emittente.

E’ chiaro che il controllo di volatilità sommato al decrement riduce la performance dell’indice che comunque rimane interessante se si considera appunto la protezione del capitale al 100% e il fatto che poi tale performance deve essere moltiplicata per 2,5. Sotto il grafico dell’andamento negli ultimi 5 anni dell’indice MSCI World Information Technology 10% Risk Control 3,25% Decrement. A titolo puramente esemplificativo, a cinque anni, considerando i due bear market del 2020 e del 2022, l’indice ha comunque segnato una performance positiva del 23%. Grazie all’effetto leva del 2,5X, il rendimento sarebbe stato circa del 58%, pari ad un rendimento annuo circa del 11,6%. Non male per un capitale protetto al 100% e non male anche in ottica prospettica visto che i tecnologici solo ora cercano di rialzare la testa dopo un profondo bear market che ne ha penalizzato i prezzi durante il 2022.

Disclaimer

Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 2 su una scala da 1 a 7.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza – nemmeno generica – o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: clicca qui.

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