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  Banche agitate: la soluzione è nelle barriere profonde

La volatilità sui mercati finanziari è tornata. Dopo il fallimento della Silicon Valley Bank e la chiusura della Signature Bank da parte del Governo americano, i principali listini mondiali chiudono la seduta di lunedì 13 marzo in negativo.

La preoccupazione degli investitori si estende sulle prossime riunioni delle banche centrali, in programma giovedì 16 marzo la BCE e mercoledì 22 marzo la FED.

Per capire il fallimento della banca californiana bisogna andare indietro nel tempo e tornare al 2018. Quando l’Amministrazione Trump decise di smantellare il Dodd-Frank Act, una riforma voluta fortemente da Obama nel 2010, con l’obiettivo di promuovere una stretta e completa regolazione della finanza statunitense incentivando al tempo stesso una tutela dei consumatori e del sistema economico americano. La scelta di Trump fu forzata dal fatto che il Presidente voleva dare all’epoca la maggior spinta possibile all’economia. In ogni caso, fu aumentata la soglia spartiacque da 50 miliardi di dollari a 250 miliardi di dollari che distingueva una banca non sistemica da una sistemica. In poche parole, questa divisione permette alle banche più piccole, quindi quelle non sistemiche, di avere vincoli regolamentari più allentati, ad esempio non persiste l’obbligo di fare stress test oppure di dichiarare e avere un determinato parametro di Liquidity Coverage Ratio.

Quest’ultimo è un parametro molto importante che mira ad assicurare che una banca mantenga un livello adeguato di attività liquide di elevata qualità non vincolate, che possano essere convertite in contanti per soddisfare il suo fabbisogno di liquidità in uno scenario di stress particolarmente acuto specificato dalle autorità di vigilanza.

Arriviamo al 2020, quando, con lo scoppio della pandemia (secondo i dati forniti dal FDIC), i depositi delle banche sono aumentati in maniera esponenziale raggiungendo i 5mila miliardi di dollari. La ragione è riconducibile al forte aumento della liquidità in mano ai cittadini americani per via dei numerosi bonus concessi durante la pandemia. Le banche non sistemiche, meno regolamentate, hanno investito questi depositi in asset a lunga scadenza, 10 anni, o Mbs per ricavare un rendimento più alto considerati i tassi d’interesse negativi o comunque molto bassi tra il 2020/2021.

Ma, negli ultimi tre trimestri del 2022 i depositi sono calati di 700 miliardi. Cosa è successo?

Dopo la pandemia, con la riapertura delle attività e la ripresa dell’economia l’inflazione ha iniziato a correre e le banche centrali per contrastarla hanno iniziato una politica monetaria molto restrittiva alzando i tassi d’interesse.

Il repentino aumento dei tassi d’interesse ha spaventato e ha dato un forte contraccolpo alle aziende growth, in particolare le start-up tecnologiche, principali clienti di tante banche regionali non sistemiche, tra cui anche la Silicon Valey Bank. Per struttura, all’inizio, questo tipo di società producono pochi utili e grazie ai finanziamenti cercano di espandere la loro attività creando fatturato in prospettiva. Quindi per tutelare la loro attività e sopravvivere al forte incremento del costo del debito, sono state obbligate ad effettuare forti prelievi sui conti correnti.

Di fronte a questo calo dei depositi, la banca californiana SVB poteva fare due cose, aumentare il tasso sui depositi, ma questo non avrebbe che velocizzato l’emorragia, oppure, come ha fatto, ha deciso di rendere parte del suo portafoglio available for sales, quindi venderlo reinvestendolo in treasury bills. Ma dato che i tassi d’interesse sono aumentati, tale scelta, si è monetizzata in una perdita con una carenza di capitale e l’ha obbligata a presentarsi al mercato con una richiesta di oltre due miliardi. La richiesta dell’aumento di capitale ha insospettito i potenziali sottoscrittori generando una fuga dai depositi. Da qui il resto lo conosciamo bene e si espresso con forti tensioni sul finire della scorsa settimana.

Il timore di evitare un effetto contagio tra le banche non sistemiche tale da innescare una fuga dei depositi a favore delle banche sistemiche ha spinto i regulators US al pronto intervento.

La Fed, il Dipartimento al Tesoro e la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) hanno unito le forze subito per mettere un cordone sanitario al sistema bancario. I tre soggetti hanno assicurato a tutti clienti di Silicon Valley Bank che potranno ritirare i soldi, indipendentemente dall’ammontare.

La Banca Centrale Americana, quindi, apre le linee di finanziamento di emergenza attraverso il discount window e una nuova linea di credito denominata Bank Term Funding Program (BTFP) che consente prestiti fino ad 1 anno. In entrambi i casi la Fed accetta collaterale (treasury, MBS e titoli delle agenzie) valutandoli eccezionalmente alla pari. La FED, inoltre, si è detta sempre vigile sulla situazione del sistema finanziario e disponibile a utilizzare tutto il suo armamentario per sostenere famiglie ed aziende.

La vicenda SVB può essere interpretata come uno dei possibili effetti collaterali di un eccesso di politica monetaria restrittiva necessaria a rallentare la forte inflazione e proprio la Fed potrebbe essere la prima banca centrale a fermare l’aumento dei tassi, prendendo atto che andare oltre comporta eccessivi rischi di stabilità finanziaria.

Nel frattempo, rimane in essere il tema inflazione soprattutto per l’Europa che costringe la BCE ancora a manovre restrittive con il QT appena iniziato a marzo.

Gli investitori si trovano in difficoltà e si interrogano sopratutto sulle conseguenze del fallimento anche al di fuori del contesto americano, in particolare sul settore bancario italiano.

Sul tema interviene Giancarlo Giorgetti, ministero dell’Economia e delle Finanze, “segue con attenzione gli sviluppi delle vicende legate alla Silicon Valley Bank e alle decisioni prese dalle autorità monetarie americane. Il sistema bancario italiano ed europeo è regolarmente monitorato dalle autorità di vigilanza e supervisione assicurandone così la stabilità”.

Le banche italiane hanno chiuso il 2022 con utili in forte crescita, grazie alla repentina crescita dei tassi d'interesse che ha riportato i margini sulle attività di credito su livelli che non si vedevano da anni. Le cinque maggiori banche italiane (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bper e Mps), hanno incrementato il proprio utile netto complessivo del 66% a 12,8 miliardi di euro.

Sui mercati finanziari l’indice FTSE Italia All-Share Banks registra da inizio anno una performance positiva del +17% circa, superando quella dell’indice Stoxx 600 con un +5,57%.

Anche la BCE è intervenuta subito specificando che non c’è rischio contagio e che il sistema bancario europeo è solido e ben regolamentato. In ogni caso, ulteriori turbolenze sull’Europa potremmo ancora vederle perché, come abbiamo detto, l’inflazione non molla e la BCE rimane ferma sulle sue posizioni. In uno scenario comunque migliorato rispetto allo scorso anno, questa fine di primo trimestre e il prossimo potrebbero vedere ancora mare mosso sui mercati.

Scegliere la migliore soluzione d’investimento in un contesto di elevata incertezza

Dato il contesto incerto del settore bancario, il suggerimento è quello di muoversi con prudenza e scegliere le migliori soluzioni di investimento per proteggere il capitale a scadenza e soprattutto farlo fruttare.

Uno strumento, che combina le esigenze di protezione e profitto, è il certificato d’investimento codice ISIN CH1251797655 emesso da Leonteq che punta su tre banche italiane: UniCredit, Intesa Sanpaolo e Banco BPM. Il prodotto sarà acquistabile a partire da giovedì 16 marzo 2023.

Tutte società caratterizzate da buoni fondamentali e ottime prospettive di crescita. La performance da inizio anno che spicca è sicuramente quella di UniCredit con un +33%, seguita da Intesa Sanpaolo con un +15,90% e, infine, Banco BPM con un +12,81%.

In termini di correlazione il basket risulta conservativo, con indici superiori allo 0,65, ciò significa che è possibile che, durante la vita del certificato, i titoli possano prendere strade simili. Il titolo con la maggiore volatilità a 3 mesi è Banco BPM (39%).

Al momento il consensus su Bloomberg sui titoli sottostanti, come riportato dalla tabella (aggiornata 15 marzo 2023), mostra come gli analisti sono sostanzialmente positivi su tutti e tre i titoli.

Dopo aver analizzato il paniere passiamo alle caratteristiche principali del prodotto. Un prodotto interessante perché permette all’investitore di guadagnare un rendimento per un periodo di tempo determinato con una barriera difensiva, valida anche per il rimborso del capitale a scadenza.

Premi mensili condizionati

Il prodotto prevede lo stacco di premi mensili di importo pari a euro 9,17 (il primo con data di osservazione 11 aprile 2023), a condizione che nelle date di osservazione tutti e tre i sottostanti non scendano oltre il livello barriera fissato al 50% dallo strike iniziale. Se un solo titolo dovesse perdere oltre il 50%, il premio non verrà pagato. Ma i premi non pagati vengono persi definitivamente? No, grazie all’effetto memoria.

Effetto memoria dei premi mensili

Tutti i premi mensili godono dell’effetto memoria, ciò significa che se i livelli dei tre sottostanti superano il livello barriera in una qualsiasi data di osservazione mensile dei premi, oltre ad essere pagato il premio in corso, vengono recuperati tutti i premi non incassati in precedenza. I coupon mensili potrebbero offrire all’investitore un rendimento potenziale per anno del 11%, al lordo delle imposte.

Rimborso anticipato

Il certificate prevede la possibilità di rimborsato in anticipo. L’autocall sarà possibile a partire da dicembre 2023 e a tutte le successive date di osservazione. Non sono fissate condizioni per il ritiro anticipato, ma è semplicemente a discrezione dell’emittente che può procedere all’autocall, ma non ha nessun obbligo (softcallable).

In caso di ritiro anticipato l’investitore riceverà un rimborso totale, pari al 100% del valore nominale (1.000 euro), riceverà l’ultima cedola e le eventuali cedole non pagate e accantonate. Da quel momento l’investimento si chiude e nessuna cedola sarà più pagata.

Rimborso a scadenza

Se il certificate non scade anticipatamente, il prodotto scadrà alla data naturale fissata a marzo 2026, in cui si possono verificare due scenari:

  1. Se i prezzi di riferimento di tutti e tre i sottostanti sono allo stesso livello o al di sopra della barriera fissata al 50% del Valore iniziale, l’investitore riceverà il 100% del valore nominale del Certificate (100 euro), il premio mensile in corso e quelli precedentemente non incassati;
  2. Se anche solo uno dei sottostanti sarà al di sotto della barriera, l’investitore riceverà un importo proporzionale alla performance del peggiore dei sottostanti.

Disclaimer:

Disclaimer

Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala da 1 a 7.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza nemmeno generica o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: clicca qui.

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