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12/07/2018
08:48
Websim Focus sui Mercati Finanziari
di Redazione Websim
Analisi tecnica Borse. Le Borse dell'Asia sono tutte su, a partire da quelle della Cina, anche se i rapporti commerciali con gli Stati Uniti restano tesi: ieri, per questa ragione, Wall Street ha chiuso in calo
Nuovo cambio di scenario sui mercati, nel giro di poche ore, è cambiato tutto di nuovo.

Le Borse dell'Asia sono tutte su, a partire da quelle della Cina, anche se i rapporti commerciali con gli Stati Uniti restano tesi: ieri, per questa ragione, Wall Street ha chiuso in calo.

Il future anticipa un avvio in lieve rialzo delle Borse europee. 

L’indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzen sale del 2,4%.
Ieri sera invece, l’indice S&P500 di Wall Street aveva chiuso in ribasso dello 0,7%.
Lo yuan, la moneta cinese è di nuovo su una soglia critica, sfiora quota 6,70 su dollaro: siamo sui minimi dell’ultimo anno, un livello che potrebbe spingere la banca centrale della Cina ad intervenire. Le autorità monetarie cinesi hanno mostrato in passato di non gradire le libere fluttuazioni dei mercati, il livello di sorveglianza, normalmente molto alto, potrebbe essere stato ulteriormente alzato nelle ultime ore. Probabilmente gli investitori, non vogliono rischiare di farsi trovare scoperti, in caso di intervento statale. 
La Borsa di Tokyo guadagna l’1,2%, mentre il cross dollaro yen si porta sui massimi da gennaio a 112,2. La perdita di valore dello yen dovrebbe aiutare gli esportatori, ma invece a mettersi in luce sono le società domestiche, forse perché il tema dei rapporti commerciali internazionali resta surriscaldato.

La Borsa di Hong Kong è in rialzo dello 0,6%. La società delle telecomunicazioni ZTE rimbalza (+22%), avendo ottenuto il permesso di comprare e vendere tecnologia statunitense. Nei listini cinesi, salgono in modo corale le società degli alimenti per l’infanzia e dei pannolini: un quotidiano cinese ha riportato che il governo sta per varare provvedimenti a sostegno della natalità.

 

Analisi tecnica Borse. 


MSCI Emerging Markets (1.065). Risalgono in modo corale, allontanandosi dalle soglie critiche intraviste ieri, a guidarli è sempre la Cina, di gran lunga il mercato più volatile nelle ultime settimane, l'India per esempio si muove molto meno. Appena si ridimensionano i timori sui dazi, e si torna a guardare i fondamentali, gli emergenti riprendono fiato.
 
S&P500 (2.774, -0,7%). In calo dopo quattro rialzi di seguito. Sono scese di più le società del petrolio e delle materie prime. In evidenza le utility.  Gli indicatori macroeconomici continuano a essere buoni, si aspettano notizie del fronte societario: la stagione delle trimestrali sta per partire.


FtseMib (21.708, -1,5%). Brusca inversione dopo quattro giorni di lieve risalita. Le banche italiane, una componente fondamentale del listino di Piazza Affari, tirano un sospiro di sollievo. La Vigilanza bancaria della Bce ha scelto la linea soft nel processo per la progressiva riduzione dello stock dei crediti deteriorati (Npl) delle banche europee. La Bce fisserà aspettative “specifiche per ciascuna banca per la copertura degli Npl”, che si baseranno sugli attuali livelli dei crediti in default e sui principali dati finanziari “in modo coerente” per gruppi di banche con simili caratteristiche. È quanto si legge in una nota di Francoforte. In prospettiva, ma non nell’immediato, è previsto un percorso di convergenza tra il trattamento delle consistenze dei vecchi Npl e lo stock dei nuovi crediti deteriorati.

 

Commodity.

La crisi dei rapporti commerciali deprime i prezzi delle materie prime, senza grandi distinzioni tra minerali, derrate agricole e metalli. L’indice Bloomberg che raggruppa le più scambiate, ha chiuso stanotte in ribasso del 2,4%, sui minimi da inizio anno, stamattina risale (+0,8%). Il rame è sui minimi dell’anno.


Brent (oggi 73,4 usd, +1,5%). E' stato fragoroso il tonfo di ieri, -7%, la variazione giornaliera più ampia dell’ultimo anno. 
Le scorte di greggio degli Stati Uniti sono scese di oltre 12 milioni di barili, la settimana scorsa, ma evidentemente questo segnale viene ritenuto di poco conto. La domanda cinese resta forte.  

 
Oro (oggi 1.242 usd, +0,2%). Del tutto spogliato dalle sue virtù di bene rifugio, l’oro ha perso ieri l’1%, arrivando sui minimi dei 12 mesi.

Forex.

L’euro tratta a 1,167 su dollaro, ieri ha perso lo 0,7%.
Il vertice Nato di ieri, dominato da Donald Trump, impegnato nella sua offensiva contro la Germania e contro la riluttanza degli alleati a spendere di più per la difesa. La riunione è  terminato con una dichiarazione di 23 pagine: una panoplia delle varie minacce internazionali: dalla Russia al terrorismo, dalla proliferazione nucleare agli attacchi cibernetici. Tra le varie cose, la Nato intende creare una forza d’intervento capace di agire entro 30 giorni e composta da 30 battaglioni, 30 navi da guerra e 30 squadriglie. 


 
Bond.

Bond Usa. Con questi dati macro, è possibile una discesa dei prezzi del decennale, con rendimento verso quota 2,85%.

Italia. Il BTP è placido, da due settimane di muove poco. Lo spread sembra volersi stabilizzare intorno a quota 220-240 punti base. Ieri Bruno Rovelli, il responsabile degli investimenti in Italia di Blackrock, ha detto che oggi, c'è più valore nel BTP, rispetto alle settimane successive alle elezioni. Per Rovelli, in questo momento lo spread è in una "terra di nessuno", troppo elevato rispetto ai fondamentali dell'Italia, ma troppo basso, pensando alla politica.  


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