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Usa-Cina: partita a scacchi ancora aperta

<P>Via all’aumento dei dazi Usa su 200 miliardi di dollari (dal 10 al 25%) sulle merci importate dalla Cina, malgrado i negoziati continuino oggi stesso con la presenza del vice premier cinese a Washington.</P><P> La reazione della Cina appare all’in
Antonio Cesarano, Strategist di Intermonte Sim, fa il punto sulla trattativa tra le due superpotenze...

Via all’aumento dei dazi Usa su 200 miliardi di dollari (dal 10 al 25%) sulle merci importate dalla Cina, malgrado i negoziati continuino oggi stesso con la presenza del vice premier cinese a Washington.

La reazione della Cina appare all’insegna della moderazione e dell’intenzione di continuare a negoziare per arrivare ad un compromesso a metà strada, come poco fa ha dichiarato il portavoce del ministero del commercio cinese.

Per quanto possa sembrare paradossale, la partenza dei dazi potrebbe essere il segnale di un accordo questa volta davvero più vicino.
I negoziati continuano anche oggi e i segnali da ambo le parti appaiono distensivi al di là delle apparenze. I cinesi dal canto loro si son detti costretti ad annunciare ritorsioni che però fino ad ora non sono state ancora definite in termini di beni su cui applicare un eventuale innalzamento dei dazi. 


Inoltre, lo yuan oggi si sta apprezzando, un segnale che dal punto di vista del dragone può valere molto più del simbolico e quasi doveroso rialzo dei dazi.

Allo stesso tempo i cinesi, per far capire di non esser affatto spaventati dalla mossa di Trump, hanno messo in campo il National Team per consentire al mercato azionario interno di mettere a segno un poderoso rialzo di oltre il 3%. 

In estrema sintesi si va avanti con negoziati ad oltranza sebbene sotto il bombardamento dei dazi, ma con l’intenzione di chiudere a metà strada. Probabilmente la Cina vorrà anche avere la soddisfazione di poter chiudere l’accordo sulla bozza finale con la delegazione Usa in Cina, cosa che potrebbe avvenire nei prossimi giorni/settimane, verosimilmente entro maggio, in modo da dare a Trump la possibilità di concentrarsi sul negoziato con l’Europa dopo le elezioni del 26 maggio. 

Complessivamente rimane l’attesa di potenziali temporanee prese di profitto sui listini azionari tra maggio e giugno in vista di un recupero dopo la presa d’atto che le banche centrali ci sono per fare ancora di più (soprattutto dal lato Fed, in modo particolare se oggi l’inflazione di aprile confermerà la permanenza su bassi livelli). 

Aldilà del recupero di breve legato all’ottimismo di fondo sull’accordo Usa/Cina, i fattori che potrebbero spingere verso un ulteriore calo nelle prossime settimane fanno riferimento soprattutto alla possibile discesa del petrolio, in vista ad esempio di dubbi sulla proroga Opec+ dei tagli alla produzione nel secondo semestre. In estrema sintesi, possibili prese di profitto tra maggio ed aprile, ma occasioni per rientrare in vista dei mesi successivi grazie alla continuazione del sostegno delle banche centrali, semmai stimolato ulteriormente proprio dalle ipotizzate lievi tensioni sui mercati. 

Lunedì speciale caffè con Cesarano sul probabile accordo...


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