Websim Journal

SUPPLY@ME di nuovo sul listino, con 165 magazzini da gestire

Nel mese e mezzo di sospensione del titolo dalla Borsa di Londra, Supply@ME, non è stata inoperosa, ha mandato avanti gli affari ed ha lavorato a fianco delle autorità di controllo per spiegare al meglio il suo modello di servizio e, conseguentemente
Intervista al ceo Alessandro Zamboni

Nel mese e mezzo di sospensione del titolo dalla Borsa di Londra, Supply@ME, non è stata inoperosa, ha mandato avanti gli affari ed ha lavorato a fianco delle autorità di controllo per spiegare al meglio il suo modello di servizio e, conseguentemente, la sua struttura contabile: “abbiamo comunicato moltissimo nelle settimane passate, siamo riusciti a farci conoscere meglio ed a fornire alle Financial Conduct Authority le informazioni richieste: tutto sommato lo stop alla quotazione è stato utile”, dice a websim.it il ceo Alessandro Zamboni.

La fintech italiana che permette alle aziende di ottenere subito il valore del magazzino si può di nuovo comprare dal 9 di marzo: il titolo ha chiuso venerdì a 0,50 pence, prezzo che vale 162,7 milioni di sterline. Nei primi quattro giorni di negoziazione i volumi giornalieri sono stati nell’ordine dei sette milioni di pezzi, ma quest’estate si era arrivati a quasi due miliardi: una girandola di scambi che ha permesso a Supply@ME di arrivare su uno dei palcoscenici di rilievo della grande finanza mondiale: “siamo stati a lungo nel rullo della CNBC, insieme ai grandi nomi del Nasdaq”, prosegue Zamboni.

Un simile interesse è probabilmente giustificato dalle prospettive di successo della sua attività, la monetizzazione del magazzino. Supply@ME è riuscita a costruire un ponte sul vuoto che si viene a creare quando un’azienda termina la produzione dei suoi beni, oppure, nel caso sia un grossista, quando la merce comprata arriva nel suo deposito, ed il momento in cui i beni e le merci sono vendute. In questo periodo, spesso le aziende hanno bisogno di liquidità, “un’esigenza che il sistema tradizionale del credito serve soltanto in modo parziale, con finanziamenti che arrivano dopo parecchio tempo e valgono al massimo il 50% del valore del magazzino”, spiega Zamboni.

Supply@ME riesce a far arrivare velocemente la liquidità di cui le aziende hanno bisogno, impiegando le risorse messe a disposizione da soggetti finanziari che ne hanno in abbondanza e sono alla disperata ricerca di soluzioni d’investimento remunerative.
Costruire il tubo che porta in modo sicuro la liquidità del risparmio gestito alle aziende non è stato semplice, ci sono state infatti complessità tecnologiche, contabili, regolamentari e logistiche che hanno preso più di cinque anni di tempo per essere risolte. Ma tutto questo è alle spalle, perché oggi Supply@ME è in grado di valutare un magazzino, procedere alla sua  cartolarizzazione con l’emissione di un titolo finanziario di breve-medio periodo che viene sottoscritto dagli asset manager: questi ultimi sono contenti perché hanno un ritorno, le aziende soddisfano la loro esigenza ad un prezzo equo (non essendo un finanziamento). Il cerchio si chiude quando le merci del magazzino vengono vendute al cliente finale.

Supply@ME ottiene da tutto questo delle commissioni: “su un magazzino del valore di 100 euro, a noi arriva un introito che vale circa 1,5 euro a livello di Ebitda e un euro a livello di risultato netto”, aggiunge il numero uno del gruppo.

Ad oggi, Supply@ME è arrivata ad analizzare 165 aziende, con un magazzino complessivo pari a circa due miliardi di euro. Sulla base di questi numeri, ne consegue che il prossimo conto economico potrebbe anche traguardare i 20 milioni di euro di risultato netto, qualora tutte le aziende analizzate fossero considerate eleggibili.

Queste cifre però non si vedono, o si vedono solo parzialmente, perché è come se fossimo all’anno zero. Qualcosa sarà evidente alla fine del mese ovvero a fine aprile, quando la società fornirà rispettivamente un trading update e pubblicherà il bilancio dell’anno 2020, ma il boom dei ricavi e dell’utile si dovrebbe vedere quest’estate, con la pubblicazione dei conti del primo semestre del 2021. In questo momento, a 0,50 pence, il titolo sconta un alto “rischio delivery”, ma è anche un’opportunità di investimento per chi non vuole aspettare di vedere risultati certificati.