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13/06/2017
14:27
SETTORE TECH EUROPA: un ETF per aggirare il rischio di bolla negli Usa
di a cura dell'Ufficio Studi
Le quotazioni dei tech americani sono arrivate a livello di bolla speculativa? Forse sì, ma non è un problema che riguarda i tech europei

I mercati hanno tremato quando venerdì hanno visto il NASDAQ cedere di schianto il 4%. La memoria è andata subito allo scoppio della bolla internet dell'ormai lontano marzo 2000 e per un attimo si è temuto il peggio.

Le cose sono poi parzialmente rientrate, ma i dubbi rimangono. E' finita la corsa dei tecnologici? O meglio quella dei cosiddetti titoli FAMGA (acronimo che riunisce Facebook, Amazon, Microsoft, Google e Apple)?

A sollevare l'interrogativo è stato un report di Goldman Sachs del 9 giugno che ha messo sotto la lente i cinque big del settore tecnologico, principali protagonisti del rally.

Intanto, è bene precisare che solo uno di essi, Microsoft, era presente all'appello quando scoppiò la bolla del 2000. Gli altri quattro titoli erano ancora in fasce.

Passando al confronto in termini di valutazione, Goldman Sachs ha messo in luce che le bubble stocks di allora viaggiavano con multipli pari a 60 volte l'utile contro la media di 23 volte dei FAMGA.

Infine, le FAMGA tutte insieme pesano circa il 13% dell'indice S&P500 per cui una eventuale caduta delle quotazioni avrebbe un impatto limitato sugli indici globali.

Veniamo a noi. Dato che i mercati finanziari non viaggiano più a compartimenti stagni, inevitabilmente, lo scivolone del NASDAQ si è subito riverberato anche sui tech europei.

L'indice Stoxx Europe 600 Technology ha perso il 3,6%, oggi recupera circa un punto. Da inizio anno guadagna il 15,5% contro il +10% registrato dallo Stoxx Europe 600.

L'indice raggruppa il meglio della tecnologia del Vecchio Continente. Ci sono 16 azioni, tra cui i due colossi dei semiconduttori Infineon e Stm, oltre al gigante tedesco del software SAP. 

Quadro grafico dell'indice Stoxx Europe 600 Tech (474 punti).
1306tech.png

Una rapida occhiata al trend di lungo periodo fa immediatamente percepire la distanza siderale che separa la storia dei tech americani da quella dei tech europei.

Il NASDAQ ha violato i massimi del 2000 esattamente un anno fa, nel luglio 2016. I Tech nostrani sono sotto quei livelli di circa un 60%.  

Una seconda rapida riflessione porta ad escludere a priori la presenza di una bolla speculativa sui tech europei.  

Anzi, da circa cinque anni  il movimento è inserito in un bel canale crescente il cui limite superiore è stato lambito proprio nei giorni scorsi giustificando, anche dal punto di vista tecnico, qualche presa di profitto.

Non si notano eccessi di ipercomprato in grado di allarmare. Ci può stare una fase di consolidamento propedeutica a un nuovo allungo. La piena rottura di quota 500/510 punti porterebbe a fissare un primo obiettivo verso 550 punti.

1306tech1.png

Per investire sul settore tecnologico europeo, uno degli strumenti a disposizione è il seguente:

Lyxor Stoxx Europe 600 Technology UCITS ETF (Eur)
(Isin FR0010344796)
[LYXTNO.MI]

Il grafico rispecchia abbastanza fedelmente l'andamento dell'indice di settore. Anche qui si possono individuare il canale crescente e il supporto statico.

1306tech2.png

Da inizio 2017 l'ETF ha guadagnato il 18%.

A 1 mese -1%.
A 6 mesi +23,5%.
A 12 mesi +35,5%.
A 3 anni +15,2% annualizzato.

Lo strumento mira a replicare l’andamento dell'indice STOXX EUROPE 600 TECHNOLOGY. L’obiettivo di differenza (“tracking error”) calcolato su un periodo di 52 settimane è inferiore a 1%. L’indice di riferimento è l’indice STOXX EUROPE 600 TECHNOLOGY, calcolato in Euro, aumentato dei dividendi eventuali conseguiti dal FCI a titolo della detenzione delle azioni componenti l’indice.

www.websim.it

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