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Petrolio: il prezzo negativo è stato un abbaglio, per l’EIA risalirà a 42 dollari. Opportunità con i certificati

<p>Comunicazione di marketing</p><p>Linda Capuano, che dal nome potrebbe certamente essere una nostra connazionale, è invece un’americana verace, con un PHD alla Stanford University nel 1988 e la posizione di comando all’EIA, l’Energy Information Adm
Il prodotto di Exane, Isin FREXA0024309 su Eni, Bp ed Exxon Mobil scadrà a marzo 2023 stacca premi mensili di 4 euro con effetto memoria e possibilità di rimborso anticipato. Il prezzo del prodotto quota sotto la pari a 733 euro e se non cadono ancora i sottostanti il certificate verrà ritirato a scadenza a 1000 euro.Tra cedole e capital gain la performance finale può superare il 50%.

Comunicazione di marketing

Linda Capuano, che dal nome potrebbe certamente essere una nostra connazionale, è invece un’americana verace, con un PHD alla Stanford University nel 1988 e la posizione di comando all’EIA, l’Energy Information Administration degli Stati Uniti. Di italiano, probabilmente, ha solo qualche lontano parente. Fondata dal Congresso degli Stati Uniti nel 1977 e con sede a Washington, l’EIA è una delle istituzioni più importanti ed ascoltate in materia di energia, ed elabora regolarmente previsioni sull’andamento dei prezzi sia del petrolio che del gas naturale.

L’ultimo bollettino è stato elaborato ad inizio Aprile, pochi giorni prima che il 20 di quello stesso mese il WTI (il petrolio americano) vivesse una giornata storica, con il future per consegna Maggio che ha segnava un prezzo negativo di 37 dollari.

Chiariamo, il prezzo del petrolio non è mai stato negativo. Lo è stato il suo future, cioè un contratto finanziario che prevedeva che chi lo aveva acquistato (il contratto), entro la sua scadenza (Maggio) avrebbe dovuto rivenderlo oppure ritirare fisicamente il petrolio. Il Covid ed il conseguente drammatico calo nei consumi hanno però giocato un brutto scherzo a quegli investitori che nei mesi precedenti, attraverso appunto l’acquisto di un contratto future con scadenza Maggio, avevano scommesso su un possibile aumento del prezzo. Non solo il prezzo spot (quello vero, quello della materia prima fisica) ha continuato a scendere, ma è successo anche che il calo della domanda e dei consumi sia stato così drammatico da lasciare poco spazio fisico per stoccare il petrolio che nel frattempo continuava ad essere estratto. E poiché fermare un pozzo petrolifero non è come spegnere la luce, i magazzini si sono trovati pieni. Nessuno era disponibile a riacquistare quei future che, se non venduti, prevedevano la consegna fisica dell’olio che non si sapeva dove mettere. E tutto questo mentre i paesi Opec e gli altri produttori non riuscivano a mettersi d’accordo sul taglio della produzione, cosa che poi è accaduta da lì a pochi giorni.

Ma al di là delle storture causate dall’enorme mole di contratti cosiddetti “sintetici” che vengono scambiati sui mercati, quali sono le previsioni di prezzo per la materia prima ? Ebbene l’EIA, che fra l’altro aggiornerà le sue previsioni il 12 Maggio, prevede attualmente che il Brent chiuderà il 2020 con un prezzo medio di 33 dollari, poco sopra il prezzo medio di Marzo che è stato di 32 $al barile, il minimo dal 2016. I 33 $ medi previsti per il 2020 si confrontano con il prezzo medio del 2019 di 64 $ al barile, praticamente la metà. Aprile, Maggio e Giugno di quest’anno saranno infatti drammatici secondo l’EIA, che chiuderà il secondo trimestre a 23 $/b, per poi però riprendersi nel secondo semestre a 30 $/b. Più incoraggiante il 2021 con una stima di 42 $/b, comunque più bassa di 10 $ rispetto alla stima precedente.

In attesa dell’aggiornamento dell’EIA, che fare con i Certificati legati al petrolio che magari si hanno già in portafoglio?

Ci sono due prodotti legati al petrolio di cui abbiamo parlato in passato. Uno emesso da Unicredit e sul mercato da Luglio 2019 con ISIN DE000HV45R38 e con sottostanti Eni e Saipem. Questo Certificato fu emesso in un periodo completamente diverso rispetto all’attuale, con il petrolio a 60 $ al barile e con aspettative molto ottimistiche che poi, causa Covid, sono state brutalmente stroncate. Chi possiede questo prodotto, se lo ha acquistato prima dello stacco della maxi cedola di Dicembre 2019, periodo durante il quale il certificato quotava mediamente a 95, quasi certamente non incasserà il premio successivo la cui data di osservazione è giugno prossimo. I sottostanti infatti, i cui strike furono fissati a luglio 2019, sono attualmente sotto la barriera. Ipotizzando un valore di carico di circa 95 e l’incasso della maxi cedola la performance è attualmente negativa di circa il 39%. Va ricordato che il certificato ha l’effetto memoria e quindi in caso di recupero dei sottostanti le cedole perse potranno essere recuperate. La scadenza del prodotto è Dicembre 2021, quindi c’è ancora tempo per mantenere il prodotto in portafoglio ed attendere il recupero. Va inoltre osservato che, come spesso accade, la scelta del certificato è stata meno penalizzante rispetto all’investimento diretto nei due titoli, che avrebbero portato ad una perdita del 44%. Per chi invece avesse comprato il certificato dopo lo stacco della maxi cedola, il prezzo medio di carico dovrebbe aggirarsi intorno a 85 e la de-performance è quindi pari al 42% circa, anche in questo caso inferiore all’investimento diretto.

Ovviamente nel caso in cui i sottostanti tornassero sopra il livello di barriera, posto al 75% rispetto allo strike, si recupererebbero tutte le cedole ed alla scadenza si avrebbe diritto al rimborso totale del capitale. Ancora una volta un grande vantaggio rispetto all’investimento diretto che solo per tornare in pareggio necessiterebbe di un recupero significativamente maggiore dei due sottostanti.

Se nel caso di questo certificato la posizione non può essere che attendista, esiste invece un prodotto che deve essere sicuramente analizzato da chi condivide le previsioni dell’EIA. Ne abbiamo già parlato in precedenza: puoi cliccare qui qui per approfondimenti. Si tratta del certificato ISIN FREXA0024309 in Euro emesso da Exane con sottostanti Eni, BP ed Exxon. Poiché gli strike dei tre sottostanti sono stati fissati il 6 marzo scorso, in pieno sviluppo della crisi Covid, i livelli di riferimento erano molto inferiori rispetto a luglio. Attualmente tutti e tre i titoli sono sopra barriera ed il peggiore (BP) dovrebbe scendere di un ulteriore 20% per infrangerla. Se questo non dovesse accadere alla scadenza fissata a marzo 2023 il rendimento, calcolato sulla base dei prezzi correnti del certificato (733) sarebbe superiore al 50%. Un ISIN quindi assolutamente da monitorare per chi ritiene possibile una ripresa del prezzo del petrolio, e con lui dei titoli petroliferi, nel corso dei prossimi mesi.

Ricordiamo che il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 5 su una scala da 1 a 7.

L’investitore è esposto anche al rischio default dell’emittente e alla perdita totale del capitale investito, in caso di azzeramento del valore di uno dei sottostanti.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza – nemmeno generica – o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente clicca qui.

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