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Pessimisti in affanno: opportunità nell’oil

<p style="box-sizing: border-box; margin-bottom: 1rem; line-height: 1.75; color: #212529; font-family: WorkSans, sans-serif; font-size: 16px; background-color: #ffffff">Comunicazione di marketing</p><p style="box-sizing: border-box; margin-bottom: 1r
Il certificato di UniCredit con Isin DE000HV4J3R0 serve su un piatto dorato all’investitore un Maxicedolone da 9,6 euro, previsto la prossima settimana al 18 febbraio, a condizione che i tre titoli non perdano oltre il 30% dai livelli iniziali (barriera al 70%). Ai prezzi attuali dei sottostanti, l’investitore ha elevate possibilità di incassare il maxipremio

Comunicazione di marketing

Il caso GameStop mette in allarme i professionisti del ribasso in tutto il mondo.

Nel caso dell’azienda texana che vende video game in negozi tradizionali, a dare scacco matto agli short seller sono stati piccoli risparmiatori, ribattezzati nell’occasione “trader gang”, che sulla piattaforma Reddit hanno dichiarato guerra ai veterani di Wall Street. Il risultato è stato uno short squeeze, ovvero un ritiro di massa dei venditori allo scoperto.

Ma spostiamo il focus sull’Italia: c’è il rischio che si verifichi un diluvio di acquisti come quello visto su alcune della società sulle quali lo short era più esasperato?

Le regole di Consob sulle vendite allo scoperto e quelle applicate da Borsa Italiana sui titoli con forte volatilità sono molto più stringenti rispetto a quelle statunitensi, per cui una simile esplosione di volatilità non sarebbe concessa. Ma in piccolo, qualcosa di simile potrebbe succedere e per questo, chi sta vendendo allo scoperto sta in guardia.

A Piazza Affari, tra i titoli con più posizioni short aperte, c’è Fincantieri, che guarda caso in questi giorni sta risalendo di gran carriera. Segue poi Saipem, con 3 posizioni short aperte, per una quota pari al 2,83% del capitale.

Fonti dati: sito Consob

Un operatore della sala di Intermonte ritiene che i ribassisti sulle società petrolifere italiane ci penseranno bene, in questo momento, prima di rafforzare l’esposizione: “ non crediamo aumenteranno le posizioni short sul settore. Se si guarda alla performance ad un anno di Saipem e Tenaris, si vedrà come, rispetto al Ftse Mib, abbiano sottoperformato parecchio, con Tenaris -25% e Saipem -32%, a differenza dell’indice che ha segnato solo un -4,75%. Quindi, considerando che lo scenario oil è in miglioramento rispetto a fine ottobre, con il prezzo attuale del Brent a 61 euro, non ci sembra sensato.”

Dopo mesi turbolenti dal punto di vista politico e sanitario, con il Covid-19 ancora minaccioso, tra lockdown e vaccini, una via per cercare di recuperare le perdite 2020 è la seguente.

Il certificato di UniCredit con Isin DE000HV4J3R0, di cui abbiamo già parlato nell’articolo del 27 gennaio e dell’11 gennaio, prodotto che ci sembra interessante riproporre alla luce degli attuali prezzi di mercato e della super cedola del 9,6% in arrivo già la prossima settimana. Il Cash Collect che ha come sottostanti Eni, Saipem e Tenaris è una soluzione che bilancia profitti e protezione del capitale in caso di ribassi.

Il prodotto serve su un piatto dorato all’investitore un Maxicedolone da 9,6 euro, previsto al 18 febbraio, a condizione che i tre titoli non perdano oltre il 30% dai livelli iniziali (barriera al 70%).  Ai prezzi attuali dei sottostanti, l’investitore ha elevate possibilità di incassare il maxipremio. Oggi, inoltre, il prodotto quota sotto la parità a 97 euro, il che porta l’investimento ad essere ancora più soddisfacente.

Se il livello dei tre sottostanti si riportasse sopra al livello iniziale al 17 giugno, prima data di osservazione per il ritiro anticipato, il certificato verrebbe rimborsato a 100, con pagamento il 24 giugno, realizzando una performance di circa il 14%. Al rimborso di 100 euro per ogni certificato posseduto, l’investitore sommerebbe infatti la prima cedola trimestrale da 1 eu che, insieme alla maxicedola da 9,6 eu, porterebbe ad un rendimento sul prezzo corrente (97 eu) del 14% in soli 4 mesi.

Ricordiamo che, da giugno e fino a scadenza, il prodotto prevede inoltre cedole condizionate trimestrali dell’1% (4% p.a. al lordo delle imposte) con barriera sempre al 70%. Il prodotto avrà scadenza naturale a dicembre 2023.

Di seguito una tabella riassuntiva che mostra i livelli di riferimento per i tre titoli, tutti ampiamente distanti dal livello di barriera posto al 70% dai livelli iniziali.


Come abbiamo anticipato nella prima parte del nostro articolo, il settore e questi mesi di pandemia si muovono nell’incertezza con ampia volatilità, motivo in più per considerare l’interessante combinazione di protezione e rendimento che offrono i certificati. Da un lato una maxicedola con rendimento elevato a breve termine, cui si somma il vantaggio dal punto di vista fiscale; dall’altro la protezione del capitale a ribasso, garantita dalla barriera fino a cali del 30%.

Ricordiamo che il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 7 su una scala da 1 a 7.

L’investitore è esposto anche al rischio default dell’emittente e alla perdita totale del capitale investito, in caso di azzeramento del valore di uno dei sottostanti.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza – nemmeno generica – o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: clicca qui.

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