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Oil company, ecco come gestire il taglio dei dividendi

<p>Comunicazione di marketing</p><p>Tempesta perfetta sul settore oil. Dopo la pandemia da coronavirus e la guerra dei prezzi tra Arabia Saudita e Russia, il prossimo pericolo che incombe per le grandi compagnie petrolifere è un taglio dei loro divid
Interessante il Crescendo Maxicedola di Exane, Isin FREXA0024309 con sottostanti Eni, Bp ed Exxon Mobil. Ogni mese stacca premi condizionati pari a 4 euro se i titoli non perdono oltre il 35% del livello iniziale. Se a settembre il prodotto dovesse scadere anticipatamente, al prezzo di acquisto attuale di 783 euro, l’investitore beneficerebbe di un guadagno potenziale del 29,2%

Comunicazione di marketing

Tempesta perfetta sul settore oil. Dopo la pandemia da coronavirus e la guerra dei prezzi tra Arabia Saudita e Russia, il prossimo pericolo che incombe per le grandi compagnie petrolifere è un taglio dei loro dividendi.

L’ultimo campanello d’allarme arriva da Eni che ha annunciato nuove assunzioni sui prezzi del petrolio e del gas e conseguentemente una svalutazione degli attivi per un totale di 3,5 miliardi di euro. Il provvedimento non ha ricadute dirette sul conto economico ma peggiora il rapporto debito/patrimonio della società, poiché le riserve di gas e petrolio sono parte importante del patrimonio delle compagnie petrolifere. Alla luce dell’emergenza Covid, Il nuovo scenario prevede un prezzo del Brent di 60 dollari al barile nel 2023 rispetto all’assunzione precedente di 70 dollari. Per gli anni dal 2020 al 2022 il prezzo è previsto rispettivamente a 40, 48 e 55 dollari al barile (in precedenza 45, 55 e 70 $).

Secondo gli esperti la mossa dell’Eni era dovuta dopo le svalutazioni già annunciate dalle altre Oil Majors nelle scorse settimane. La conseguenza è che il mercato si è convinto che questa mossa possa anticipare un taglio del dividendo che ben presto la compagnia del cane a sei zampe prospetterà, seguendo le orme di Shell, Equinor. Queste ultime pochi mesi fa hanno deciso di ridurre il payout (la quota di utile destinata a dividendi) e ridurre conseguentemente la remunerazione degli azionisti 2020 rispettivamente del 66% e del 67%.

A fare leva su questo punto ci sono gli analisti di Equita, secondo cui Eni potrebbe tagliare il dividendo in una percentuale compresa tra il 20% e il 30%. Sulla riduzione della cedola si è espressa anche Royal Bank of Canada secondo cui l’attuale dividendo non è compatibile con l’aggressiva strategia di decarbonizzazione di Eni. Gli analisti canadesi prevedono pertanto una diminuzione del 40% per il 2021.

Sempre nell’analisi di RBC vengono citate per lo stesso motivo anche due altre due altre major che potrebbero catturare l’attenzione nel secondo trimestre. Per Repsol le stime DPS per il 2021 e il 2022 sono scese a 0,6 da 1 euro. Un taglio del 40% è previsto anche per BP che in questo modo contribuirebbe a ridurre l’onere del debito nel tempo e faciliterebbe lo spostamento nell’allocazione del capitale.

Optando per un temporaneo taglio dei dividendi, le società metterebbero il fieno in cascina scegliendo di non aggravare ulteriormente la propria posizione finanziaria.

I numerosi tagli di dividendo non sono certo una buona notizia per gli investitori, in particolare per quelli che basano la propria strategia di investimento sui rendimenti forniti dalle cedole.

Proprio in questi contesti di mercato soluzioni di investimento più articolate e con logica temporale di lungo periodo, come i certificati di investimento, hanno rappresentato e rappresentano delle alternative per la costruzione di un portafoglio. Il certificate è interessante sia per il flusso cedolare periodico che se i sottostanti restano sopra le barriere è erogato anche se le aziende tagliano i dividendi, sia per la protezione condizionata del capitale.

In un contesto di taglio dei dividendi del comparto, spostarsi su questo strumento offre una assai maggiore probabilità di continuare a ricevere premi mensili: se da un lato i dividendi dei titoli sono sempre previsioni incerte, dall’altro i premi del certificato, se la profonda barriera del prezzo iniziale non viene violata, sono molto più probabili.

L’investitore che intende prendere posizioni sul settore può valutare Il Crescendo Maxicedola di Exane, Isin FREXA0024309 che ha come sottostanti Eni, Bp ed Exxon Mobil e ogni mese stacca premi condizionati pari a 4 euro (48 euro annui al lordo delle imposte), se i sottostanti non perdono oltre il 35% del livello iniziale. Il prodotto oggi quota sotto la pari a 783 euro.

La prossima data di valutazione per la cedola è il 17 luglio e come si nota dalla tabella di seguito l’incasso avverrà anche se i tre sottostanti dovessero perdere ulteriore terreno rispetto ai prezzi attuali: il più critico, BP, può scendere ancora del 16% senza compromettere il premio.

Nel caso in cui invece lo scenario dovesse peggiorare significativamente, ricordiamo che il certificate gode dell’effetto memoria. Si tratta di una importante differenza, da sottolineare soprattutto nel caso alcune aziende dovessero addirittura cancellare o sospendere, il pagamento dei dividendi. Investendo sui singoli titoli, in caso di cancellazione, si perderebbe il dividendo. Il certificato invece, grazie all’effetto memoria, ci darebbe la possibilità, non la certezza, di recuperare tutte le cedole perse.

Da settembre 2020 inoltre l’investitore gode della possibilità di rimborso anticipato trimestrale con i tre sottostanti maggiori o uguali al 100% del livello iniziale.

Se per esempio a settembre il certificate dovesse essere rimborsato in anticipo a 1012 euro perché i sottostanti hanno recuperato il prezzo iniziale, il capital gain (1000 euro di valore nominale + 3 premi di luglio, agosto, settembre) calcolato sulla base dei prezzi correnti di 783 eu sarebbe pari al 29,2%. Al momento tutti e tre i sottostanti si trovano al di sotto del livello iniziale, ma è un opzione da tenere in considerazione per chi ritiene possibile, nel corso dei prossimi mesi, una ripresa dei titoli del settore.

Se il ritiro anticipato non dovesse avvenire in nessuna delle finestre trimestrali previste dal regolamento, il certificate continuerebbe a quotare fino alla sua naturale scadenza (marzo 2023) dove il rendimento, calcolato sulla base dei prezzi correnti (783), sarebbe superiore al 45% tra capital gain e cedole, sempre a condizione che i tre sottostanti si trovino sopra la barriera posta al 65% del livello iniziale.

I dettagli sul prodotto sono riportati nel precedente articolo, clicca qui per approfondire.

Ricordiamo che il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 5 su una scala da 1 a 7.

L’investitore è esposto anche al rischio default dell’emittente e alla perdita totale del capitale investito, in caso di azzeramento del valore di uno dei sottostanti.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza – nemmeno generica – o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente clicca qui.

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