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Navigare sereni con la cyber security: turbo e protezione

<p>Comunicazione di marketing</p><p>Oggi vi parliamo di un certificato unico nel suo genere. Un prodotto nuovo frutto dell'innovazione finanziaria che mette in luce in maniera incontrovertibile le infinite potenzialità dei certificati e la loro capac
Per chi vuole cavalcare il megatrend della Cyber Security, BNP Paribas ha emesso l'innovativo Jump Certificate ISIN XS2422044763, con una struttura unica che permette di sfruttare una leva 1,5X sui rialzi e una barriera di protezione al 50%.

Comunicazione di marketing

Oggi vi parliamo di un certificato unico nel suo genere. Un prodotto nuovo frutto dell'innovazione finanziaria che mette in luce in maniera incontrovertibile le infinite potenzialità dei certificati e la loro capacità di generare asimmetrie di rendimento, ovvero di aumentare le probabilità a favore dell'investitore. Il prodotto punta sulla Cyber Security, un tema d'investimento che rappresenta uno dei megatrend più interessanti del momento per gli investitori.

Ci riferiamo al Jump Certificate di BNP Paribas ISIN XS2422044763 che investe sull'indice Bloomberg Cybersecurity 2022 Decrement 5%. Il certificato, semplificando, presenta una barriera al 50% di protezione e leva 1,5% senza cap al rialzo. Durata 5 anni e nessuna possibilità di richiamo da parte dell'emittente. Vediamo allora perché investire nella sicurezza informatica e perché farlo con questo nuovo prodotto.

In un mondo sempre più digitale, la cyber security è l'unica certezza

Ci sono due eventi recenti che hanno accelerato la corsa, già in atto, del mondo verso la sicurezza informatica: il Covid-19 e la guerra in Ucraina. Sottolineiamo, hanno accelerato, perché in un mondo sempre più digitale, la cyber security è semplicemente necessaria.

La pandemia globale di Covid-19 ha avuto diversi effetti collaterali, tra cui la forte spinta della transizione digitale nelle organizzazioni economiche, governative e a livello famigliare, oltre che una maggiore attenzione alla sicurezza informatica. Lavorare da casa, studiare da remoto, fare acquisti online, per evitare assembramenti e favorire il ripiegamento domestico, sono tutte attività possibili grazie ai servizi di rete e dispositivi di connessione. Aumentando il numero degli utenti di rete e soprattutto di piattaforme e servizi legati allo smart working, dalla didattica a distanza e all'e-commerce, non solo si è data una spinta non indifferente all'economia digitale e internet, ma si è anche dato modo ai cyber criminali e gli unethical hacker di ampliare il proprio raggio d'azione, cioè di aumentare il bottino potenziale per l'elevato numero di vittime a disposizione. Per questo, soprattutto le imprese e l'industria, ma anche società ed amministrazioni pubbliche, si sono dotate di nuovi strumenti di information security e di gestione del rischio, con l'obiettivo di elevare il livello interno di cybersecurity. Non solo, anche tante tecnologie in fase di sviluppo, pensiamo al metaverso, alle smart city e al 5G, necessiteranno di investimenti elevati in sicurezza informatica.

Dall'altra parte, la guerra in Ucraina ha reso evidente una cosa. Il periodo della pace in Occidente purtroppo sembra essere archiviato, con la Russia che si è rivelata essere un partner per nulla affidabile. Ne consegue la corsa al riarmo da una parte e dall'altra l'accelerazione sulle spese per l'autonomia energetica. Quando si parla di difesa però, soprattutto quando l'avversario è la Russia, la sicurezza informatica passa al primo posto. I russi infatti sono molto forti nella cyberwar, ovvero la guerra combattuta nell'ambito dello spazio cibernetico. I generale oggi le guerre sono spesso silenti e si combattono nel mondo digitale tramite sabotaggi cibernetici. Si parla infatti di guerra ibrida. Questa nuova tipologia di guerra implica anche l'utilizzo di tecniche offensive o difensive di intrusione e compromissione dei sistemi digitali e fisici di un paese, attraverso l'impiego di computer e network, come Internet.

Attuando, infatti, l'intrusione in tali sistemi e il compimento di operazioni quali, a titolo puramente esemplificativo, il danneggiamento, l'alterazione, la forzata cessazione di disponibilità e la distruzione degli stessi o delle informazioni e dei dati personali che essi contengono, è possibile minare non solo gli ambienti militari di un paese nemico ma anche l'ambito civile, con conseguenze devastanti per l'economia e l'organizzazione. Secondo il Rapporto Clusit 2022, nel 2021 gli attacchi informatici nel mondo sono aumentati del 10% rispetto all'anno precedente e, al contempo, si sono aggravati anche in termini di danni. In particolare, il Clusit ha evidenziato come, sempre nel 2021, il 79% degli attacchi rilevati ha avuto un impatto elevato, contro il 50% del precedente anno. E i danni sono enormi pari a sei mila miliardi, ovvero quattro volte il Pil italiano.

L'Europa, nella dichiarazione congiunta a Versailles, ha posto molta importanza alla sicurezza informatica. Ricordiamo che gli investimenti previsti dall'UE per affrontare le sfide future frutto della guerra in Ucraina ammontano a 1,5-2 mila miliardi da dividere in sicurezza e autonomia energetica.

Chiaro allora perché le cifre che girano intorno a questo business sono molto alte e soprattutto presentano un CAGR a doppia cifra. Secondo le ultime stime Gartner gli investimenti in IT security e cyber risk management nel 2021 hanno superato i 150 miliardi di dollari, con una crescita attesa del 12,4% sul 2020. Non solo, nella survey 2021 CIO Agenda di Gartner la cybersecurity è risultata la priorità numero uno di spesa, con il 61% dei CIO intervistati che hanno dichiarato di voler incrementare gli investimenti in sicurezza informatica.

Contesto sfidante per i mercati finanziari

Se il megatrend è ben delineato e sul lungo termine la Cyber Security si conferma essere un tema d'investimento da tenere in portafoglio, la domanda è: qual è il timing giusto d'ingresso? Si può investire infatti con un ETF, ma il problema è come comportarsi nei confronti di un settore, il tech, molto sensibile ai tassi ed estremamente volatile in questa fase.

A nostro avviso, il mercato azionario americano rimane interessante e da favorire rispetto a quello europeo. Il periodo che ci separa da fine anno rappresenta un intervallo di tempo in cui strategie di accumulazione dovrebbero essere premianti sul medio e lungo termine e preparare il portafoglio per il prossimo anno. Bisogna essere consapevoli però che il mercato azionario potrà essere ancora molto volatile e individuare il bottom è qualcosa di difficilissimo. Strategie di accumulo con ETF hanno senso pur sapendo che si potrebbe rimanere in sofferenza per un po'.

Ecco perché i certificati d'investimento possono essere una valida alternativa, soprattutto quando vantano barriere veramente profonde e danno la possibilità di cavalcare la ripartenza senza cap o possibilità di rimborsi anticipati da parte dell'emittente.

Leva 1,5 sui rialzi e barriera al 50% per difenderci dalla volatilità

Il Jump Certificate di BNP Paribas ISIN XS2422044763 è dunque la soluzione creata per permettere all'investitore di puntare sulla Cyber Security mettendo però la statistica dalla propria parte grazie ad un meccanismo unico nel suo genere. Vediamo allora bene nei dettagli come funziona.

Il certificato a scadenza (settembre 2027) prevede quattro possibili scenari in funzione di dove si troverà il sottostante rispetto allo strike (posto a 2.717,76 punti) e alla barriera (1.358,88 punti). Tre su quattro sono a favore dell'investitore. Ecco perché possiamo dire che il Jump Certificate di BNP Paribas sposta la statistica a favore dell'investitore. Vediamo allora come si comporta a scadenza il prodotto:

  • Se il prezzo dell'indice è pari o superiore al 130% dello strike, quindi se l'indice di riferimento segna una performance del 30% o superiore, il certificato paga il valore nominale (100 euro), più un importo commisurato al 150% della performance del sottostante (leva 1,5X) e senza alcun cap. In poche parole, se per esempio l'indice dallo strike avrà segnato una performance del 45%, il certificato pagherà 167,5 euro (100+45x1,5=167,5 euro).
  • Se il prezzo dell'indice è inferiore al 130% dello strike è ma pari o superiore al 100% dello strike, il certificato paga 145 euro. Anche in questo caso, il certificato restituisce un valore che favorisce l'investitore a qualsiasi prezzo del range designato. Ipotizzando una scarsa performance dell'indice l'investitore è più che favorito. Per esempio, se l'indice dovesse guadagnare solo il 5% in 5 anni, il certificato pagherebbe comunque 145 euro, con una performance del 45% e un rendimento annuo del 9%. Not Bad!
  • Ma non è finita qui, perché anche nell'ipotesi che l'indice dovesse chiudere sotto lo strike ma al di sopra della barriera, che ricordiamo essere al 50% dello strike, il certificato pagherà 100 euro. Anche in questo caso, tutto a favore dell'investitore. Ipotizzando infatti una perdita del 40% dallo strike, l'investitore porterebbe comunque a casa 100 euro invece che 60 euro.
  • Lo scenario avverso all'investitore ovviamente c'è ed è quello in cui l'indice dovesse perdere più del 50% dallo strike. Ovvero nel caso in cui si verificasse l'evento barriera. In tal caso, sarà come avere comprato l'indice al prezzo strike e l'investitore otterrà un pagamento in contanti pari al valore nominale meno un importo commisurato alla performance finale del sottostante. Per capirci, se l'indice dovesse perdere il 60%, l'investitore otterrebbe 40 euro a certificato.

L'indice Bloomberg Cybersecurity 2022 Decrement 5% 

L'indice Bloomberg Cybersecurity 2022 Decrement 5% offre esposizione a un basket fisso di 10 società che generano una parte significativa dei propri ricavi da software e servizi di sicurezza on-premise o cloud-based. I dividendi netti sono reinvestiti, ma l'indice stacca a favore dell'emittente una percentuale annua fissa del 5%. Il meccanismo è infatti quello del Decrement e serve all'emittente per poter generare la struttura più efficiente possibile, come dimostrato appunto da questo prodotto. Come noto infatti non è facile per l'emittente hedgiarsi sul rischio dividendo e proprio per questo solitamente non usa tutto il dividendo promesso da un sottostante per costruire il certificato, ma solo una parte. Con il meccanismo decrement il problema invece non si pone e l'emittente riesce a strutturare prodotti molto più efficienti.

Nonostante, questo la performance dell'indice non ha nulla da invidiare a nessuno, come si evidenzia nel grafico sotto. La performance annualizzata negli ultimi 7 anni, considerando anche lo stacco del dividendo sintetico del 5% è stata maggiore del 10%, per uno sharpe ratio di tutto rispetto e pari allo 0,55.

Questi i 10 titoli che fanno parte dell'indice.

Disclaimer

Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala da 1 a 7.

L'investitore è esposto anche al rischio default dell'emittente e alla perdita totale del capitale investito, in caso di azzeramento del valore di uno dei sottostanti.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza nemmeno generica o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l'indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell'adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all'investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell'emittente. Clicca qui.

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