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L’oro nero si infiamma, ecco il certificate per approfittarne

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Comunicazione di marketing</p><p>Con il rialzo delle ultime settimane, le quotazioni del petrolio sono tornate al livello dove si trovavano 13 mesi fa, prima che la pandemia da Coronavirus sconvolgesse l’economia globale. Uno sconvolgimento che
Bnp offre un’opportunità di investimento molto interessante. E’ il certificate a codice Isin XS2221235422 e con sottostante Eni. Il prodotto è stato emesso a un valore nominale di 100 euro e lo si compra sul mercato a 71,7 euro. Al momento dell’emissione è stato fissato un prezzo di riferimento di Eni di 14 euro con una barriera al 70%. Possibile un rendimento del 38% in meno di due anni.

Comunicazione di marketing

Con il rialzo delle ultime settimane, le quotazioni del petrolio sono tornate al livello dove si trovavano 13 mesi fa, prima che la pandemia da Coronavirus sconvolgesse l’economia globale. Uno sconvolgimento che ha drasticamente segnato il mercato dell’energia, dove si è arrivati all’assurdo di registrare nello scorso mese di aprile prezzi del greggio negativi. Attualmente il petrolio americano Wti è scambiato attorno a 63 dollari al barile, che vuole dire il 40% in più rispetto a dov’era un anno fa. Il Brent europeo vale 66 dollari al barile, il 32% in più di fine febbraio 2020.

Le quotazioni delle grandi compagnie petrolifere, invece, non hanno ancora recuperato il livello di un anno fa. Alla Borsa di Londra l’inglese Bp è sotto del 27%, l’anglo-olandese Royal Dutch Shell segna -14% ed Eni ha una performance a 12 mesi di -15%. Fra i titoli petroliferi è comunque in atto un movimento di netta ripresa. Per rendersene conto basta confrontarli con l’indice Euro Stoxx 50 delle migliori blue chip europee, che dall’inizio del 2021 a oggi è salito del 3,9%, contro i rialzi ben più consistenti di Eni (+12%), Bp (+16%) e Royal Dutch Shell (+16%).

Lo scenario, quindi, sembra abbastanza chiaro: il petrolio ha recuperato le perdite e continua a salire in un ambiente dominato dalle aspettative di forte accelerazione dell’economia globale. Pochi giorni fa Goldman Sachs ha diffuso la previsione di quotazioni del Wti a 70 dollari al barile nel secondo trimestre 2021 e a 75 dollari nel terzo trimestre.  Le quotazioni delle compagnie petrolifere seguono.

In un quadro di questo tipo BnpParibas offre un’opportunità di investimento molto interessante. E’ il certificate denominato “Eni Recovery 80”, identificato con codice Isin XS2221235422, con un solo sottostante: l’azione Eni. Il certificate è stato emesso a dicembre 2020 a un valore nominale di 100 euro e lo si compra sul mercato a 71,7 euro.

Al momento dell’emissione è stato fissato un prezzo di riferimento di Eni di 14 euro con una barriera al 70%.

Possibile un rendimento del 38% in meno di due anni.

Vediamo perché ci sembra così interessante. A differenza di altri prodotti, questo certificate non distribuisce premi trimestrali che danno all’investitore un rendimento distribuito nell’arco di vita del prodotto, ma dà all’investitore la possibilità di realizzare un consistente guadagno alla scadenza, fissata al dicembre 2022. Un guadagno che alle condizioni attuali promette di essere del 38% in meno di due anni.

Una sola condizione per chiudere l’investimento con successo.

Una volta comprato il certificate, si deve verificare una sola condizione per permettere all’investitore di portare a casa il risultato positivo: alla scadenza del prodotto (19 dicembre 2022) il prezzo di Borsa di Eni non dovrà essere inferiore alla barriera, fissata a 9,80 euro (il 70% di 14 euro).

Se questa condizione si avvererà, l’investitore riceverà 100 euro per ogni certificate. Dopo 20 mesi il guadagno sarà di circa 28 euro per ogni certificate acquistato a 71,6 euro.  Diciamo che questo prodotto è molto interessante perché se si realizza la scommessa che l’azione Eni salga in 20 mesi del 3,2% (dal prezzo attuale di 9,50 euro a 9,80 euro), l’investitore guadagna il 38%, pari a un rendimento annuo lordo del 23%.

E se invece le cose andassero male?

Se alla scadenza la quotazione di Eni sarà sotto la barriera, l’investitore riceverà il valore nominale del certificate (100 euro) meno un importo commisurato alla performance del sottostante. In questo caso ci potrà essere una perdita parziale o totale del capitale investito.

Che possibilità ci sono che il petrolio torni a scendere?

La pandemia da Coronavirus, così come l’attacco terroristico alle Torri gemelle del 2001, ci hanno insegnato che non si possono mai escludere eventi drammatici che fanno deragliare i mercati finanziari e delle materie prime.  Escluse ipotesi non prevedibili di questo tipo, tutto lascia immaginare che le quotazioni del petrolio, da cui dipende in maniera sostanziale la redditività di Eni, siano destinate a salire ancora.

Non c’è solo Goldman Sachs a prevederelo. Poche settimane fa Christyan Malek, capo dell’Ufficio studi Oil & Gas di JP Morgan, ha ipotizzato che il mondo si trovi all’alba di nuovo “super ciclo” del petrolio, in grado di portare entro breve le quotazioni sopra i 100 dollari al barile. Secondo Malek il piano Biden che prevede 1.900 miliardi di dollari di stimoli all’economia Usa avrà l’effetto di fare crescere molto velocemente i consumi della classe media americana, a partire dai consumi di benzina e diesel.

Come incide il petrolio sui conti di Eni.

Quanto a Eni, lo scorso 19 febbraio il Ceo Claudio Descalzi ha reso noti alcuni parametri chiave del piano industriale 2021-2024, dopo il terribile 2020 che si è chiuso con una perdita di 8,56 miliardi.

Con un prezzo del petrolio a 50 dollari Eni prevede di realizzare in quattro anni un flusso di cassa operativo di 39 miliardi.  Con il Brent a 43 dollari il gruppo del Cane a sei zampe garantisce un dividendo minimo di 36 centesimi ad azione, che ovviamente sarà più alto in proporzione alle quotazioni del greggio.

Inoltre le quotazioni di Eni potranno beneficiare di un programma di buyback di 300 milioni l’anno con un prezzo del Brent di 56 dollari al barile, che salirà a 400 milioni l’anno a partire da 61 dollari e a 800 milioni dai 66 dollari.

Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala che va da 1 a 7. L’investitore è esposto anche al rischio default dell’emittente e alla perdita totale del capitale investito, in caso di azzeramento del valore del sottostante. La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza – nemmeno generica – o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: clicca qui.

Per informazioni su Intermonte SIM S.p.a., in qualità di produttore delle raccomandazioni, sulla presentazione delle raccomandazioni e sulle posizioni e conflitti di interesse del produttore, si prega di cliccare su questo link.

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