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Il petrolio ritrova stabilità: il certificate di Unicredit la mette a frutto

<p>Comunicazione di marketing</p><p>Investire sul petrolio? Bravo chi l’ha fatto negli ultimi sei mesi, perché ha potuto beneficiare di un rialzo del Brent del 62%. Si trattava di scommettere sulla riuscita dei vaccini e sulla capacità delle principa
Lo strumento emesso da Unicredit identificato con il codice Isin DE000HV4KYV2 è legato a tre grandi nomi dell’industria dell’energia mondiale, paga in giugno una super cedola di 14,4 euro, qualsiasi siano i prezzi dei sottostanti. A seguire, premi condizionati di un euro ogni tre mesi

Comunicazione di marketing

Investire sul petrolio? Bravo chi l’ha fatto negli ultimi sei mesi, perché ha potuto beneficiare di un rialzo del Brent del 62%. Si trattava di scommettere sulla riuscita dei vaccini e sulla capacità delle principali economie del mondo di ripartire di slancio. E non era una scommessa scontata. Oggi che il greggio è risalito ai livelli dove si trovava nel maggio 2019, investire su Brent e WTI è possibile senza il timore di compiere un azzardo, ma con il ragionevole obiettivo di ottenere un buon rendimento con un rischio moderato.

Chi insegue il gusto del brivido può continuare a operare con ETF o ETC, strumenti che replicano le quotazioni del petrolio del Texas o del Mare del Nord. Ma a nostro parere, in un quadro di stabilizzazione dei prezzi del barile è più interessante andare a scegliere in Borsa alcuni titoli di società legate al petrolio che, dopo avere sofferto un tremendo 2020, corrono ora da protagoniste nel nuovo scenario mondiale della trasformazione energetica.

E’ per questo che segnaliamo il certificate Cash Collect Worst of con sottostanti Eni, Repsol e Tenaris che Unicredit si appresta a mettere sul mercato.

Sull’attività di Eni, il gruppo petrolifero controllato dalla Stato italiano, crediamo non ci sia bisogno di descrizioni.

La spagnola Repsol è una società petrolifera che possiede riserve provate di idrocarburi per 2.319 miliardi di barili di olio equivalente, ha una produzione media quotidiana di 700mila barili, sette impianti di raffinazione in Spagna, Portogallo e Perù e 4.950 stazioni di servizio diffuse fra Spagna, Portogallo, Perù, Messico e Italia.

Di proprietà della famiglia Rocca, Tenaris è il primo produttore al mondo di tubi per l’industria petrolifera, con oltre 7 miliardi di fatturato nel 2019 e 23mila dipendenti.

Con la maxi-cedola possibile rendimento a un anno del 17,4%.

Identificato con il codice Isin DE000HV4KYV2, questo certificate è stato emesso ieri, l’8 marzo a un prezzo nominale di 100 euro. Tre mesi dopo l’emissione, il 24 giugno, il certificate pagherà una maxi-cedola di 14,4 euro, pari al 14,4%. A che condizione? Nessuna. Il premio verrà pagato in maniera incondizionata.

In seguito, ogni tre mesi il prodotto pagherà premi di 1 euro a condizione che le azioni di tutti e tre i sottostanti non siano scese sotto la barriera. Se questa condizione sarà rispettata alle date di osservazione del 16 settembre 2021, del 16 dicembre 2021 e del 17 marzo 2022, l’investitore dopo un anno avrà ottenuto tre premi da 1 euro che si andranno a sommare alla maxi-cedola incondizionata da 14,4 euro per un totale di 17,4 euro, pari a un rendimento annuo del 17,4%.

Barriera al 70%, come funziona.

I premi trimestrali condizionati da 1 euro verranno pagati se nelle date di osservazione previste tutti e tre i sottostanti avranno prezzi di Borsa superiori (o uguali) alla barriera, fissata al 70% dei Valori iniziali. Vuole dire che il certificate va avanti a fare il suo egregio lavoro a patto che nessuno dei tre sottostanti subisca in Borsa un ribasso di oltre il 30% rispetto al valore iniziale. Ribasso che deve essere constato nel giorno previsto per l’osservazione. La barriera è di tipo europeo, il che vuole dire che non importa se durante il trimestre i prezzi scendono momentaneamente sotto la barriera: quello che conta è il prezzo di chiusura del giorno fissato per l’osservazione.

Il Valore iniziale è il prezzo di chiusura di Borsa segnato dalle tre azioni il giorno 2 marzo 2021. Vediamo in questa tabella quali sono i Valori iniziali e i livelli di barriera.

 

Scadenza, rimborso dell’investimento e protezione del capitale.

Il certificate ha durata di tre anni con possibilità di richiamo anticipato. La scadenza è a marzo 2024 con ultimo giorno di osservazione il 21 marzo 2024. Il capitale gode di una protezione grazie alla barriera al 70%.

Che cosa vuole dire? Significa che alla scadenza l’investitore riceverà l’intero capitale investito anche se le quotazioni di Eni, Repsol e Tenaris dovessero essere scese rispetto ai Valori iniziali, basta che il ribasso non sia superiore al 30%.

Quindi, se il giorno dell’osservazione finale i tre sottostanti avranno quotazioni superiori (o uguali) alla barriera, l’investitore riceverà il 100% del capitale investito, ovvero 100 euro per certificate più 1 euro dell’ultimo premio trimestrale.

Se invece alla scadenza anche una sola delle tre azioni sarà al di sotto della barriera, l’investitore riceverà un importo commisurato alla performance peggiore fra Eni, Repsol e Tenaris, con conseguente perdita parziale o totale del capitale investito.

Rimborso anticipato.

Il certificate offre, inoltre, la possibilità di rimborso anticipato. Dal sesto mese in poi, se alle date di valutazione tutti e tre i sottostanti saranno sopra il Valore iniziale, il certificate verrà rimborsato in anticipo a 100 euro, più 1 euro del premio trimestrale.

Ipotesi di rendimento.

Il rendimento di questo certificate dipenderà non solo dal valore dei tre sottostanti alla scadenza finale di marzo 2024, ma anche da quante cedole trimestrali avrà pagato nel corso della sua vita e dall’eventuale rimborso anticipato.

Vediamo alcune ipotesi:

1) Sei mesi. Certificate rimborsato anticipatamente a settembre 2021. E’l’ipotesi migliore. In questo caso l’investitore porta a casa l’intero capitale più 14,4 euro di premio incondizionato e 1 euro di premio trimestrale. Chiude l’investimento con un rendimento in sei mesi del 15,4%.

2) Un anno. Certificate rimborsato anticipatamente dopo un anno (marzo 2022). Ipotizzando che siano state pagate tutte le cedole trimestrali, l’investitore chiude l’investimento avendo incassato i 14,4 euro di premio incondizionato più tre cedole trimestrali da 1 euro. Chiude l’investimento con un rendimento annuo del 17,4%.

3) Due anni. Certificate rimborsato anticipatamente dopo due anni (marzo 2023). Ipotizzando che siano state pagate tutte le cedole trimestrali, l’investitore chiude l’investimento avendo incassato i 14,4 euro di premio incondizionato più sette cedole trimestrali da 1 euro. Chiude l’investimento con un rendimento annuo del 10,7%.

4) Tre anni. Certificate rimborsato alla scadenza (marzo 2024). Ipotizzando che siano state pagate tutte le cedole trimestrali, l’investitore chiude l’investimento avendo incassato i 14,4 euro di premio incondizionato più 11 cedole trimestrali da 1 euro. Chiude l’investimento con un rendimento annuo dell’8,46%.

Che cosa potrebbe andare storto.

Tutte e tre le società prese a riferimento da questo certificate, Eni, Repsol e Tenaris, operano nel settore dell’energia e la loro redditività è ancora estremamente dipendente dalle quotazioni del petrolio, anche se tutte e tre hanno varato importanti programmi di investimento nelle energie rinnovabili.

Quindi, non c’è dubbio che se nei prossimi tre anni il petrolio dovesse di nuovo scendere a picco, come è successo nel 2020, le quotazioni di Eni, Repsol e Tenaris ne risentirebbero.

In questa fase, però, tutti i principali uffici studi specializzati sulle materie prime hanno previsioni decisamente rialziste sul petrolio, nonostante il greggio sia reduce da un progresso del 35% dall’inizio dell’anno e l’attuale quotazione del Brent (68 dollari al barile) sia superiore del 38% a quella di un anno fa.

CINQUE ANNI DI PREZZO DEL PETROLIO
(Quotazioni del Brent in dollari)

 

Come mostra il grafico che riportiamo qui sopra, il petrolio ci ha messo un anno per recuperare quello che nel 2020 aveva perso in poco più di un mese. E ora, dopo avere annullato le perdite, continua a salire in un ambiente dominato dalle aspettative di forte accelerazione dell’economia globale. Pochi giorni fa Goldman Sachs ha diffuso la previsione di quotazioni a 70 dollari al barile nel secondo trimestre 2021 e a 75 dollari nel terzo trimestre.

1)I nuovi ambiziosi obiettivi di crescita economica della Cina, annunciati venerdì 5 marzo dal premier Li Keqiang, indicano per il 2021 uno sviluppo superiore al 6%.

2)L’approvazione da parte del Congresso Usa del maxi-piano di stimoli all’economia da 1.900 miliardi di dollari.

3)La straordinaria disciplina dei Paesi Opec e dei loro alleati (in primis la Russia), che per la prima volta da quando esiste il cartello stanno rispettando in pieno i tetti alla produzione decisi dall’organizzazione.

Sono tre fattori di grande importanza che portano a prevedere un ciclo rialzista del petrolio in grado di durare ancora a lungo.

Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 5 su una scala da 1 a 7.

L’investitore è esposto anche al rischio default dell’emittente e alla perdita totale del capitale investito, in caso di azzeramento del valore di uno dei sottostanti.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza – nemmeno generica – o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: clicca qui.

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