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Il certificate giusto per vaccinare i propri investimenti

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Comunicazione di marketing</p><p>Immunizzare il maggior numero di persone nel minor tempo possibile. E’ questo il piano di attacco messo appunto dai governi di tutto il mondo per uscire dalla pandemia e far ripartire l’economia poggiandosi sulle
Interessante il Phoenix, Isin XS2121699511 con sottostanti Astrazeneca, Glaxo e Sanofi che permette di ricevere una protezione sul capitale investito fino a cali del 30% dei singoli sottostanti e nel frattempo di godere di premi condizionati trimestrali del 2,7% (pari al 10,8% l’anno). La forza di questo prodotto risiede nella possibilità del rimborso anticipato. Oggi quota sotto la pari a 91 euro

Comunicazione di marketing

Immunizzare il maggior numero di persone nel minor tempo possibile. E’ questo il piano di attacco messo appunto dai governi di tutto il mondo per uscire dalla pandemia e far ripartire l’economia poggiandosi sulle proprie gambe e non più solo dalle iniezioni di liquidità di banche centrali e politiche fiscali.

Non c’è tempo da perdere, in questa corsa contro il tempo, ad oggi, oltre 100 milioni di dosi sono state somministrate in tutto il mondo, ma non tutti i Pesi marciano alla stessa velocità e, per una volta, l’Italia è in testa. Nel Belpaese, i cittadini che hanno già effettuato sia la prima sia la seconda dose è l’Italia che ha superato la soglia dei 2 milioni. Se invece consideriamo i vaccini somministrati in rapporto alla popolazione il nostro Paese si classifica in terza posizione con una percentuale pari al’1,07%, dopo la Danimarca e la Slovenia, ma prima della Germania, della Spagna e della Francia.

Anche se le vaccinazioni negli ultimi giorni hanno subìto rallentamenti e i programmi sono stati rivisti, il ritmo delle iniezioni prosegue. Perché tutto fili liscio però sarà importante tenere in considerazione due fattori: la capacità organizzativa di ogni Stato, ma anche forniture di vaccini, per fortuna in aumento.

La domanda è molto alta e i produttori non riescono ancora a soddisfarla del tutto. Attualmente le armi disponibili per combattere la pandemia in Europa sono tre: Pfizer-BioNTech, Moderna. Questi si aggiunge Astrazeneca il cui vaccino raggiunge un’immunità intorno al 60% ma che l’agenzia Italiana del farmaco ha approvato per l’utilizzo in fascia d’età dai 18 ai 55 anni.

Secondo alcuni esperti i pregi del vaccino di Astrazeneca sono quelli di essere poco costoso e più facile da trasportare rispetto agli altri. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha fatto sapere che AstraZeneca fornirà all’Unione Europea altre 9 milioni di dosi entro marzo. In tutto nel primo trimestre del 2021 arriveranno 40 milioni di dosi. Ci sono poi Pfizer e BioNTech che consegneranno ulteriori 75 milioni di dosi nel secondo trimestre arrivando ad un totale di 600 milioni, nell’arco del 2021 grazie anche all’aiuto di Sanofi (dal suo canto impegnato con Glaxo per il lancio del loro vaccino) che darà accesso alle sue strutture produttive.

E non dimentichiamoci del possibile arrivo di nuove cure ora nelle ultime fasi di sperimentazione. Nelle prossime settimane è atteso l’ok dell’Ema per il vaccino della Johnson & Johnson, e più in là potrebbe essere la volta di tutti gli altri. Sandra Gallina, direttrice della direzione Salute della Commissione europea ha fatto sapere che nel complesso arriveranno abbastanza dosi in Ue per raggiungere il 70% di immunizzati entro l’estate, come da obiettivo.

Se così sarà, investire nelle società pharma potrebbe essere una buona idea nell’attesa che venga raggiunta un’immunità di gregge, ma anche per quello che l’esperienza Covid ci sta insegnando per il futuro: l’attenzione alla salute e alla ricerca sarà molto maggiore che in passato.

Gli investitori ne sono consapevoli e continuano a guardare con interesse al settore sanitario. Da inizio anno il settore farmaceutico in Europa è tra i migliori con una performance positiva del +2%, l’Eurostoxx 600 registra invece un +1%.

Se si vuole investire in questo settore la cosa più importante da tenere a mente sono i titoli e le prospettive di crescita con un occhio di riguardo alla tempistica. E’ fondamentale guardare a società stabili con bilanci solidi e con una importante tendenza all’innovazione.

In questo contesto abbiamo individuato il certificate di Bnp Paribas con durata tre anni che punta su tre big del settore impegnati nella ricerca del vaccino. Si tratta di un Phoenix, Isin XS2121699511 con sottostanti Astrazeneca, Glaxosmith e Sanofi. Il prodotto oggi quota molto sotto la pari a 91 euro. L’aspetto più interessante di questo certificato, oltre al settore su cui consente di investire, è un rendimento di tutto rispetto che coniuga una protezione al ribasso con l’effetto memoria dei premi.

Crediamo che in questo caso un certificate rappresenti la scelta migliore di investimento in quanto ha il vantaggio di offrire un profilo difensivo, particolarmente apprezzato nei periodi di turbolenza e non solo. Ricordiamo che nonostante uno scenario di fondo favorevole al comparto, non sono da escludersi scosse nel breve se per qualche ragione ci dovessero essere ancora ritardi nell’emissione di dosi vaccinali.

Investire su questo prodotto consente di poter contare su una protezione del capitale investito fino a cali del 30% dei singoli sottostanti a scadenza (poco meno di tre anni) e nel frattempo di godere di premi sostanziosi. Parliamo di cedole trimestrali del 2,7% (pari al 10,8% l’anno) che verranno staccate se i tre titoli non sono crollati, rispetto al loro prezzo iniziale, del 30%. Una protezione del capitale al 70% non sembra poca cosa per l’investitore che sceglie il certificato.

Nel breve la forza di questo prodotto risiede nella possibilità del rimborso anticipato che scatterà a febbraio (il 26 data di valutazione) se i tre big del pharma quoteranno sopra il livello iniziale. L’occasione di autocall si presenterà a ogni data di valutazione trimestrale. In questo caso all’investitore verrebbero rimborsati 100 euro per ogni certificato più il pagamento di tutti gli eventuali coupon non distribuiti precedentemente, oltre a quello relativo al trimestre in corso.

Al momento questo scenario sembra abbastanza improbabile in quanto tutti e tre i sottostanti quotano sotto il livello iniziale: Glaxo del 18,26%, Sanofi del 10,37% ed Astrazeneca del 14,56% come notiamo dalla tabella di seguito.

Non si deve tuttavia escludere un’accelerazione del settore farmaceutico nei prossimi mesi, proprio per quello che dicevamo ad inizio articolo. L’uso del vaccino è la salvezza dell’economia globale ma anche un colossale ritorno economico in termini di profitti. Le aziende farmaceutiche producono costantemente prodotti di cui le persone hanno bisogno ed investono i propri profitti in ricerca e sviluppo per lanciare sempre nuovi farmaci. Il loro compito non terminerà con la fine del Covid ma rimarranno un punto cardine anche in futuro.

Se quindi i tre titoli dovessero tornare, per esempio a maggio 2021 sopra il loro livello di prezzo iniziale (strike), nel pieno del cuore delle vaccinazoni che si svolgeranno tra primavera ed estate, questo permetterebbe all’investitore di realizzare in poco più di tre mesi, sulla base dei prezzi attuali di 91 euro, un rendimento superiore al 15% tra capital gain e cedole trimestrali. Se invece il ritiro anticipato non dovesse avvenire in nessuna delle finestre trimestrali previste, il certificate continuerebbe a quotare fino alla scadenza fissata a maggio 2023 (data di valutazione il 30) garantendo un rendimento annuo del 10,8% ed un capital gain del 9,8% in conto capitale a condizione sempre che i tre titoli a scadenza non abbiano perso più del 30% rispetto al loro strike.

I dettagli sul prodotto sono riportati nel precedente articolo, clicca qui per approfondire.

Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 5 su una scala che va da 1 a 7. L’investitore è esposto anche al rischio default dell’emittente e alla perdita totale del capitale investito, in caso di azzeramento del valore di uno dei sottostanti. La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza – nemmeno generica – o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: clicca qui.

Per informazioni su Intermonte SIM S.p.a., in qualità di produttore delle raccomandazioni, sulla presentazione delle raccomandazioni e sulle posizioni e conflitti di interesse del produttore, si prega di cliccare su questo link.

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