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IERVOLINO - Hollywood Party a Piazza Affari

<p>Andrea Iervolino, il presidente di Iervolino Entertainment [IE.MI] ha iniziato a lavorare nella produzione cinematografica a 15 anni. Pochi altri hanno iniziato prima di questa età. Nel settore della produzione, anche il precocissimo Dino De Laure
La società delle produzioni cinematografiche hollywoodiane, a carta d'identità italiana, punta sul mercato internazionale e sugli short content

Andrea Iervolino, il presidente di Iervolino Entertainment [IE.MI] ha iniziato a lavorare nella produzione cinematografica a 15 anni. Pochi altri hanno iniziato prima di questa età. Nel settore della produzione, anche il precocissimo Dino De Laurentis ha incominciato dopo.

Oggi a soli 32 anni, Andrea Iervolino si presenta agli investitori con un bagaglio di 17 anni di esperienza da far fruttare in Borsa. 

La società da lui co-fondata è arrivata sul listino quest’estate per raccogliere le risorse necessarie allo sviluppo dell’idea imprenditoriale: “Voglio riportare nella produzione italiana di film il sistema Hollywood”, ci racconta nel corso di un’intervista. 
Negli anni d’oro del cinema italiano, tra i Cinquanta ed i Sessanta, Cinecittà era diventata quasi una succursale degli Studios, ma oggi, quasi più nessuno in Italia lavora per il mercato internazionale, si produce pensando ai confini domestici, o al massimo all’Europa. 
Iervolino, forte delle competenze maturate negli ultimi dieci anni a Los Angeles e dintorni, è tornato in Italia per rilanciare questo tipo di attività. Dietro non c’è il patriottismo o la nostalgia del Bel Paese, c’è un’idea imprenditoriale. “Ho capito qual è il problema strategico di Hollywood ed ho deciso di sfruttare i vantaggi delle produzioni in stile Hollywood localizzate in Italia”, prosegue il presidente.

Iervolino Entertainment intende sfruttare l’ombrello protettivo apertosi oramai da qualche decennio sulla merce culturale, in particolare sulle opere cinematografiche. A partire dagli anni Settanta e Ottanta, soprattutto in Francia, sono state introdotte delle deroghe al libero mercato dei beni, in modo da difendere le specificità culturali nazionali ed evitare la progressiva convergenza verso il modello culturale unico, quello di matrice californiana. Andrè Marlux prima e Jack Lang poi, non avevano nel loro mirino il grande cinema americano, ma il diluvio di opere minori a basso costo e modestissima qualità, capace di soffocare, in assenza di protezione, la produzione locale. 

Per effetto di queste scelte di politica culturale, in Europa, in Asia ed in molte parti del mondo, esistono delle norme che impongono ai distributori di opere cinematografiche, televisioni, piattaforme come Netflix o altro, di destinare un terzo degli acquisti a produzioni locali. 

Ne consegue un importante vantaggio per le produzioni locali, o non statunitensi. “Noi ci presentiamo ai distributori con un prodotto Hollywood Style, con tutta la forza che ne deriva dall’avere nel cast dei grandi nomi dello star system come Johnny Depp,  Morgan Freeman o Alec Baldwin, ma con la carta d’identità italiana”, spiega Iervolino.

Iervolino Entertainment, come tutte le società europee, ha minori vincoli e restrizioni, rispetto ad una società media statunitense, quando entra nel mercato cinese, inoltre beneficia delle norme contenute nell’articolo 167  e 173 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, Titolo XIII: CULTURA. In sintesi, viene richiesto ai distributori, di qualunque tipo, di destinare il 30% dei contenuti alle produzione europee.

A portare avanti questo progetto, c’è una squadra di persone ben rodata, che ha già prodotto sessanta film, tra cui The Bleeder, la Rosa velenosa, Black Butterfly, The Music of Silence, In search of Fellini.
La stessa struttura si è messa di recente al lavoro sull’ultima evoluzione del prodotto cinematografico, gli short video content. “Diverse ricerche ed analisi portano alla stessa conclusione, il consumo di video sarà in ambiente online e mobile, per questa ragione noi non siamo sognatori del box office ma lavoriamo per essere protagonisti nel settore dei new media”, segnala il presidente.

Su questo fronte, Andrea Iervolino ha già venduto a Paradox Studios, Arctic Justice, una serie di 190 episodi da distribuire nel corso di quattro anni, a partire dal 2018. Questo contratto ha generato 12,4 milioni di ricavi nel 2018 e ne dovrebbe portare molti di più nel 2019, circa trenta, secondo quanto circola negli ambienti degli analisti. “Quest’area vale oggi la metà del fatturato, nel futuro mi aspetto salga di parecchio”, conclude Iervolino.

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