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FACEBOOK- Libra è la punta dell'iceberg per il Titanic di Zuckerberg

<p><div><p><span style="color:#3366ff;font-size:14px;font-family:-apple-system, BlinkMacSystemFont, Segoe UI, Roboto, Helvetica, Arial, sans-serif, Apple Color Emoji, Segoe UI Emoji, Segoe UI Symbol"><strong>I timori di Powell e della Casa Bianca </s
La criptovaluta di Zuckerberg è traballante già dal suo concepimento: la multa e l'accordo con la Federal Trade Commission non porranno fine ai problemi di Facebook con la giustizia americana ed europea, che si ripercuoteranno inevitabilmente sul nuovo grande progetto di Zuckerberg. Sarà solo l'inizio. Ecco perché

I timori di Powell e della Casa Bianca 
Facebook, ora più che mai nell'occhio del ciclone, prevede per il 2020 il lancio di Libra, la criptovaluta targata Zuckerberg. Le contestazioni non tardano ad arrivare da parte delle istituzioni americane ed europee, pronte a sorvegliare il social network più usato al mondo, attuando rigidi controlli per la protezione dei dati personali. Oggi pomeriggio alle 16.00, David Marcus, il manager di Facebook che segue il progetto, cercherà di spiegare i piani della sua società ai parlamentari americani. Un argomento di cui si parlerà anche domani mercoledì 17 luglio a Parigi, nel vertice G7 dei ministri finanziari e dei governatori centrali. 

Già definita dal presidente Usa, Donald Trump, come tema che genera "notevoli preoccupazioni".  Anche il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, chiede una sospensione del progetto fino al completo chiarimento dei problemi in ambito privacy e di riciclaggio di denaro. L'impatto è immediato anche sulle quotazioni del Bitcoin, crollato di oltre il 10% nel corso del weekend.

La proposta di Facebook al tavolo del G7: Bitcoin ancora lontani dal sostituire la banconota
Critiche anche dall'Europa. Benoit Coeure, membro del Comitato esecutivo Bce, consegnerà al tavolo del G7, in agenda domani, una relazione preliminare sul tema Libra ci si può chiedere quanta carta ancora si utilizzerà per i pagamenti in futuro e se noi qui stiamo compiendo un'operazione un po' di retroguardia, ha affermato il governatore, aggiungendo di essere convinto che i tempi «non saranno né così rapidi né così impetuosi da portare all'abbandono drastico della circolazione di carta moneta». 

Il ministro dell'Economia e delle Finanze italiano, Giovanni Tria commenta «il fatto che una moneta privata nasca in un contesto digitale può cambiare le modalità con cui si manifestano i tradizionali rischi di liquidità, di mercato e di insolvenza, ma non può eliminarli». Nonostante la progressiva diffusione dei mezzi di pagamento elettronico, conclude Tria , «la banconota continua a manifestare una crescita, seppure contenuta, è un dato di mercato».

Cosa contribuisce ad incrementare i sospetti sulla moneta digitale del re dei social
Le indagini da parte dell'autorità americana su Facebook iniziarono nel marzo del 2018, quando si scoprii che, per scopi politici, Cambridge Analytica era venuta in possesso dei dati di circa 87 milioni di utenti Facebook. 

Definita dai democratici statunitensi un "regalo di Natale", la multa, la più grande mai imputata contro una società hi-tech è senza precedenti, ma resta relativamente basso per gli enormi profitti di Facebook. La Ftc ha appena dato un regalo di Natale con 5 mesi di anticipo a Facebook", ha twittato il democratico David Cicilline, "molto deludente che una compagnia così potente, colpevole di un reato così grave, possa cavarsela con uno schiaffetto sul polso, una frazione dei suoi profitti annui".  Approvata a porte chiuse per 3 voti (repubblicani) contro 2 (democratici), la decisione di punire il re dei social sarà ora all'esame del Dipartimento di giustizia.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, alla base della decisione il fatto che, nel 2012, Facebook avrebbe assicurato alla Ftc una migliore protezione dei dati degli utenti. Come è stato dimostrato dall'inchiesta internazionale, l'acquisizione impropria di informazioni private di cinquanta milioni di account è avvenuta per mano di Cambridge Analytica, società di consulenza e strategia politica che combinava l'analisi dei dati con la comunicazione strategica per la campagna elettorale, votata alla vittoria di Trump nelle presidenziali del 2016, e di quella della Brexit nel referendum britannico sulla permanenza nell'Unione Europea.

Curiosità 
Fino ad oggi la multa più salata contro un'azienda hi-tech per violazione della privacy, fu quella inflitta a Google nel 2012, pari a circa 22,5 milioni di dollari. Nei conti del primo trimestre dell'anno Facebook aveva già accantonato, dal canto suo, una cifra pari a 3 miliardi di dollari per far fronte alla prevista sanzione.

Reazione positiva dei mercati
La multa non ha sorpreso i mercati finanziari. Facebook, nonostante lo scandalo e le critiche, continua a crescere in una corsa senza soste. Nel 2018 ha riportato 55 miliardi di dollari di ricavi, con un margine operativo superiore al 40%, con utili pari a 22,11 miliardi di dollari e domina il mercato dell'advertising digitale assieme a Google.

Le nuove regole di Facebook
Oltre alla multa, ci sarebbe un accordo tra il gruppo di Zuckerberg e il governo degli Stati Uniti contenente le nuove modalità con cui utilizzare i dati personali. L'accordo prevede su tema privacy, una regolamentazione molto più restrittiva.
Per i prossimi 20 anni Facebook dovrà infatti sottoporsi a regolari controlli sulla privacy da parte di revisori esterni. Zuckerberg, da mesi impegnato per riconquistare credibilità la perduta in tema privacy, ha di recente deciso di bloccare i profili di personaggi i cui post istigano alla violenza e di modificare le pagine riguardanti pubblicità elettorali ed i contenuti strettamente legati alla privacy dei suoi utenti. 
Questa multa record dimostra l'importanza del regolamento per la tutela dei dati nell'era digitale, il cui provvedimento diventerà monito per tutte le aziende di protezione e rispetto delle informazioni private degli utenti.

In Europa le multe sono già arrivate da oltre un anno
In Italia e in Europa l'istituzione del Gdpr (regolamento 679/16), entrato in vigore effettivo già da oltre un anno, consente un controllo molto più dettagliato sull'utilizzo dei dati personali. Ci sono infatti già state sanzioni per il colosso dei social network, sia in Italia che in Germania. Recentissimo il provvedimento dell'ufficio Federale di Giustizia Tedesco (BfJ) che ha multato Facebook per 2 milioni di euro per non aver elencato tutte le denunce riguardanti i contenuti illegali presenti nel rapporto sulla trasparenza, presentato per il primo semestre del 2018.
Anche il garante italiano ha già multato Facebook per 1 milione di euro proprio in merito alla scandalo Cambridge Analytica. La sanzione, che è stata in questo caso imputata sulla base del vecchio Codice sulla Privacy, fa seguito al provvedimento del Garante di gennaio 2019, con il quale l'Autorità aveva vietato a Facebook di continuare a trattare i dati degli utenti italiani.

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