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DOLLARO: per averlo sempre liquido, serve il QE organico della FED

<p>Quanto è liquido il mercato finanziario degli Stati Uniti? Le dimensioni gigantesche di questo sistema spingerebbero a pensare che lo sia molto, ma se la banca centrale si vede costretta ad intervenire con rifornimenti d’emergenza di dollari, 278
Le ultime operazioni della banca centrale preparano il terreno ad un'erogazione di liquidità modulata, intelligente e perpetua

Quanto è liquido il mercato finanziario degli Stati Uniti? Le dimensioni gigantesche di questo sistema spingerebbero a pensare che lo sia molto, ma se la banca centrale si vede costretta ad intervenire con rifornimenti d’emergenza di dollari, 278 miliardi in quattro giorni, è lecito avere dei dubbi.  

Venerdì la Federal Reserve ha annunciato che andrà avanti con le operazioni straordinarie almeno fino al 10 ottobre. Ci saranno aste a 14 giorni per un ammontare di almeno 30 miliardi di dollari, mentre le operazioni giornaliere saranno di almeno 75 miliardi. Chiusa questa fase, le dimensioni degli interventi saranno decise in base alle condizioni di mercato, in modo da mantenere sotto controllo le condizioni del mercato interbancario.

Se la banca centrale è entrata in campo con tutto il suo peso, è perché in un’aerea del mercato dei capitali c’è stato un’improvvisa gelata, un colpo di freddo che ha reso per qualche momento illiquidi dei titoli che vengono smerciati in continuazione ogni giorno in dimensioni colossali. Ad andare in tilt è stato il mercato dove le banche che agiscono da “grossiste” tra gli emittenti di bond e gli acquirenti finali, si finanziano per poter accumulare la carta emessa. Questi istituti di credito autorizzati a svolgere un compito cruciale, per il corretto funzionamento dei commerci, normalmente ottengono le risorse da altre banche, in cambio danno come impegno (il collaterale), una parte dei titoli a loro assegnati.

Il colossale via vai di carta e denaro, un mondo arcano anche per chi si occupa di finanza a tempo pieno, ha cominciato ad andare in sofferenza con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca a fine 2016. Il presidente degli Stati Uniti, per tener fede alle sue promesse elettorali, ha deciso di finanziare l’operazione “America First” con un aumento dell’indebitamento, il che, ha costretto il Tesoro ad incrementare le emissioni di bond governativi. Allo stesso tempo, le aziende, volendo approfittare dei tassi bassi, sono da tempo scatenate nell’emissioni di loro obbligazioni.

Ne è  risultato un aumento della carta in arrivo, così forte, da travolgere la scorsa settimana, la prima linea del fronte: i grossisti ed i loro finanziatori.

Per qualche giorno, il tasso dell’operazione di finanziamento è stato più alto di quello del Treasury acquistato, una situazione paradossale, in quanto il Tesoro degli Stati Uniti si ritrova con un premio al rischio più alto di quello di una banca commerciale. Oltre che paradossale, la situazione è pericolosa, in quanto i grossisti vengono strangolati e non riescono più a svolgere il necessario ruolo da intermediario. 

Ecco allora che la Federal Reserve entra in azione, inizialmente in modo spot, ora con un programma di fornitura più lungo ed articolato che ha avuto come effetto, un allentamento delle tensioni: il tasso overnight general collateral repo, quello alle quali avvengono questo genere di transazioni tra banche, è crollato sotto il 2%, dal picco di 9% di martedì scorso.

Basterà? Simon Potter, un signore che ne capisce parecchio in quanto ha gestito le attività di trading della Fed di New York, è scettico, parlando ad un incontro a porte chiuse organizzato venerdì da Bank of America Merrill Lynch, ha detto che c’è bisogno di altro, una nuova operazione di riacquisto titoli, magari incondizionata e flessibile, non più fissa ed a scadenza, come avvenuto in passato.
La Federal Reserve non dovrebbe essere molto lontana da questa ipotesi, visto che lo stesso Jerome Powell ne ha esplicitamente parlato nel corso dell’ultima conferenza stampa, quando ha affermato che potrebbe presto essere riattivata la crescita organica del bilancio della banca centrale. Il passaggio è rilevante, non solo perché viene anticipato uno stop al drenaggio della liquidità ancora in corso, ma perché si parla di una “crescita organica”, ovvero, un intervento duraturo, strutturale e senza limiti. Sta quindi prendendo forma il QE post moderno ad assetto variabile, dosato e modulato in funzione delle condizioni di mercato, e non più meccanicamente erogato.

Se andiamo in questa direzione, lo vedremo il 30 ottobre, al termine della riunione del Federal Open Market Committee. In attesa di quella data, c’è da verificare a che livello sia lo stress del mercato, una prima risposta la si avrà questa settimana, con una colossale emissione di bond governativi a due e sette anni, 131 miliardi di dollari di carta in arrivo sul mercato, con una data di regolazione delicata, il 30 settembre, fine mese e fine trimestre.

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