Strategie Certificates

CERTIFICATE - L'Express punta sulla stabilità politica e ipotizza un rendimento del 16%

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Stop alla legge elettorale, azzerati i rischi connessi al voto anticipato. In Francia stravince Macron. Il prodotto emesso da Unicredit vale oggi 103,6 euro e sarà rimborsato fra 18 mesi a 128 euro se l'indice FtseMib sarà oltre quota 22.384 (+6% da oggi). Facile scommessa se il quadro politico....

La settimana scorsa abbiamo suggerito di puntare sulla Borsa di Milano per ragioni economiche, questa settimana sono le ragioni politiche a spingerci sulla stessa via.

Lo strumento non cambia, restiamo sulla famiglia degli Express Certificate. Confermiamo anche il sottostante, l’indice Ftse Mib.  Abbiamo scelto un derivato emesso da Unicredit, identificato dal codice Isin DE000HV4ATB5  [DEHV4ATB.MI], il prezzo di acquisto  è 103,6 euro.

Prima ragione. Lo stop alla nuova legge elettorale riporta l'appuntamento con le prossime votazioni politiche alla scadenza naturale del Parlamento, nel  marzo 2018. Le possibilità di elezioni anticipate in Italia sono ad oggi quasi azzerate. In più, alle amministrative di ieri il Movimento 5 Stelle non è riuscito ad arrivare ai ballottaggi nelle principali città. A seguito di questo risultato, il confronto politico si normalizza, torna ad essere un terreno di sfida tra partiti di centro destra e di centro sinistra, si indeboliscono le spinte antisistema.

Seconda ragione. La sconfitta  dei Conservatori nelle elezioni di settimana scorsa in Gran Bretagna indebolisce Londra nel negoziato sull’uscita dall’Unione europea che sta per iniziare:  gli elettori hanno detto no ai toni di sfida  di Theresa May verso gli ex partner europei. Se Brexit deve essere, che sia il più soft possibile.

 Terza ragione. In Francia, il partito del presidente della Repubblica, Emmaneul Macron, ha riportato ieri una vittoria schiacciante al primo turno delle elezioni per la formazione del Parlamento.

Questi eventi contribuiscono secondo noi ad abbassare il rischio politico sui mercati.

 Il certificate DE000HV4ATB5 emesso da Unicredit ha le seguenti caratteristiche.

Strike: 22.383,48 punti.

Barriera: 15.668,43 punti.

Scadenza: 21 dicembre 2018.

Date di osservazione: 16 giugno 2017, 15 dicembre 2017, 15 giugno 2018, 18 dicembre 2018.

Se tra circa un anno e mezzo, il 18 dicembre 2018, l’indice FtseMib  di Piazza Affari sarà sopra lo strike, l’investimento nel certificate emesso da Unicredit nel giugno del 2015 si chiuderà con rimborso di 128 euro, il che significherebbe per chi comprasse oggi il prodotto un guadagno di 24,05 euro, pari ad un rendimento ritorno del 23,1%.

Oggi l’indiceFftse Mib tratta intorno a 21.000 punti, dista circa il 6% dallo strike. Ma da qui alla scadenza ci sono anche possibilità di uscita intermedie. Se alle date di osservazioni indicate il sottostante sarà sopra lo strike, il certificate sarà rimborsato in anticipo. Andando a ritroso, si potrebbero incassare 124 euro in caso di sottostante sopra lo strike il 15 giugno del 2018, 120 euro il 15 dicembre del 2017 e 116 euro il 16 di giugno.

Se alla scadenza finale l’indice FtseMib sarà sotto lo strike, ma sopra la barriera, l'investitore incasserà 100 euro.

Se il sottostante sarà sotto la barriera, che oggi si trova ad una distanza del 25% dai valori attuali, l'investitore subirà una decurtazione del capitale. Con l'indice FtseMib a 15.000 punti, il rimborso previsto è di 64 euro.

Non c'è nulla che ci faccia prevedere che tra un anno e mezzo la Borsa di Milano possa essere scesa così in basso da mandare l'FtseMib sotto la barriera.  
La revisione al rialzo del Pil italiano della scorsa settimana ci ha rassicurato  sulle condizioni economiche,  anche lo scenario politico ci pare da ieri meno problematico.  

Le elezioni politiche in Italia sono un tema delicatissimo: un paio di settimane fa gli strategist di Blackrock le avevano paragonate a  Brexit. Una vittoria delle forze antisistema  sarebbe nefasta, ma anche un Parlamento frammentato e diviso  avrebbe probabilmente effetti depressivi sulle quotazioni. Ma almeno per qualche mese di questo tema non si dovrebbe parlare. La legge elettorale è tornata mestamente in commissione dopo essere stata impallinata in aula alla prima votazione.

Qualunque sia a questo punto il destino del provvedimento, poco conta: i tempi tecnici per farla arrivare in porto prima della fine di luglio, in modo da poter sciogliere le Camere e indire le elezioni in autunno, non ci sono più. Il governo Gentiloni andrà avanti e, a meno di sorprese, dovrebbe restare in sella fino alla scadenza. In teoria si dovrebbe andare al voto con il sistema delineato dalle due sentenze della Corte Costituzionale,  anche se la legge che recepisce le sentenze ancora non c’è. Il prossimo governo, qualunque sia, dovrebbe essere aiutato dalla spinta della ripresa economica.    

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