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BORSA CINESE - Trump rivela di aver ricevuto una "beautiful letter" da Xi Jinping

<DIV><SPAN lang=EN-US style='FONT-SIZE: 12pt; FONT-FAMILY: "Times New Roman",serif; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: EN-US; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-theme-font: minor-latin'><DIV><p>Stamattin
La borsa cinese reagisce positivamente all'entrata in vigore dei dazi per 200 mld.

Stamattina la Borsa cinese ha chiuso in rialzo del 3,6%, "festeggiando" paradossalmente l’entrata in vigore dell’aumento al 25% dei dazi Usa su 200 miliardi di dollari di merci cinesi. 

Trump poco prima di aver fatto partire i dazi ha dichiarato di aver ricevuto una "beautiful letter" dal presidente cinese, Xi Jinping, aggiungendo: "I'll probably speak to him by phone". Anche se il portavoce del ministero del commercio cinese ha dichiarato che finora non c'è stata alcuna telefonata Trump/Xi, sembrano moltiplicarsi i segnali di apertura da ambo i lati malgrado la partenza dei dazi. Il vice premier cinese Liu He ieri ha cenato con il segretario di Stato Steve Mnuchin e il rappresentante ai commerci, Robert Lightizer, poi è andato a dormire senza rilasciare dichiarazioni. Oggi le parti si incontrano di nuovo. 

Qualche osservatore fa poi notare che i nuovi dazi si applicano a partire dalle 6:00 ora italiana a tutte le merci in procinto di lasciare i porti della Cina, ma non a quelle già in mare, non sono retroattivi. Ciò significa che la misura sarà effettiva tra circa tre settimane, il tempo impiegato dalle navi mercantili ad attraversare il Pacifico. Guarda caso, tre settimane potrebbero bastare per arrivare a un accordo e nel caso ci si arrivasse, l’incremento introdotto oggi sarebbe annullato. Una geniale mossa mediatica di Trump per alzare la posta? Al momento non lo sappiamo e anche per questo dobbiamo tenerci pronti allo scenario peggiore. 

Nei giorni scorsi Donald Trump ha messo le mani avanti, affermando che se non si arriverà ad un accordo, gli Stati Uniti ci guadagneranno comunque 100 miliardi di euro, incassati con l’applicazione dei dazi su tutti i 500 miliardi di merci cinesi importate. E la Cina non è in grado di replicare su questo terreno, visto che l’import di merci statunitensi è solo di 150 miliardi. Ma ci sono altri modi per far male all’avversario. Due in particolare.

1) Indebolire lo Yuan in modo da renderlo più competitivo del dollaro sui mercati internazionali. Ci sono segnali che Pechino, senza farsi notare, sia già in azione. Lo yuan nelle ultime tre settimane si è svalutato del 3%. 

2) Ridurre gli acquisti di titoli del debito americano. Anche qui Pechino lancia segnali subliminari. L’ultima asta da 27 miliardi di dollari del Treasury Note 10 anni è andata male, registrando il più basso tasso di copertura dell’offerta degli ultimi dieci anni. La domanda dall’estero, un indicatore della partecipazione dei soggetti cinesi, è stata modesta. La Cina non può ovviamente disertare del tutto le aste del Tesoro americano, ma potrebbe sostituire una parte delle sue riserve in valuta pregiata o con l’oro, che infatti negli ultimi giorni, sta salendo. 

Gli Stati Uniti hanno già capito che la Cina potrebbe essere meno avida di Treasury Note e stanno preparando la contromossa. A colmare il vuoto lasciato da Pechino potrebbe essere la solita Fed. Questa settimana alcuni membri del board della banca centrale hanno parlato della possibilità di condurre la politica monetaria in un modo non convenzionale, operando solo su un determinato tratto della curva dei tassi di interesse. Si tratterebbe di una specie di QE di nuova generazione, una via non tanto diversa da quella intrapresa dal Giappone circa tre anni fa.

La borsa cinese ha perso il 13% nelle ultime due settimane, in seguito alle tensioni sui dazi, riducendo il guadagno da inizio 2019 al +27%, comunque sia tra i migliori bilanci borsistici a livello globale.

Sulle stime aggiornate del consenso, la borsa cinese ha un P/E medio di 15,5x e un dividendo medio del 2%.

Analisi tecnica.

L'indice CSI 300 (+3,6%, 3.730 punti) e l'indice S&P China 500 (+2,3%, 3.080 punti) sono scivolati sui livelli di fine febbraio prima di avviare il robusto rimbalzo di stamattina. Per quanto riguarda in particolare l'S&P China 500, la flessione delle ultime settimane è da intendersi una assestamento fisiologico dopo quattro mesi di rally incessante. 


Operatività. Confermiamo la visione positiva in ottica di lungo periodo. Sfruttare la discesa nel range 3.200/3mila punti per comprare sulla debolezza in vista di una reazione. Un primo target è stimato intorno a 3.400 punti, massimo del 2019, l'obiettivo finale del movimento è invece fissato verso 3.850 punti, sui massimi del 2018, peraltro il livello toccato prima dello scoppio della guerra commerciale. Allerta sotto 3mila punti. 

L’indice  S&P China 500, espresso in Dollari USA, comprende oltre 500 (ad oggi 563 per la precisione) tra le società a maggior capitalizzazione e a maggiore liquidità della Borsa cinese con ampio spettro settoriale. I comparti più "pesanti" sono: Finanziari al 25%, IT 21%, Consumer 15%, Industriali 11,50%.

Azioni. Tra i top ten (nell'immagine) ci sono nomi di spicco come Alibaba e Baidu.com. Insieme pesano per circa un terzo del totale.  

La tabella mette in rilievo le dieci azioni "più pesanti".
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Le azioni presenti includono anche la classe A messa a disposizione degli investitori esteri.

Tra le opportunità offerte dalla Borsa di Milano per investire sulle prospettive di lungo periodo del mercato cinese ci sono i seguenti due ETF.
 
Icbccs Wisdomtree S&P China500 UCITS
Isin LU1440654330
[WTCHIN.MI]
Da inizio 2019 +20%
Negli ultimi 12 mesi -6,0% 
Distribuisce un dividendo annuale.
Spesa corrente annua 0,75%.
Valuta di denominazione: USD.

L'ETF seguente, invece, replica l'andamento dell'indice CSI  300, indice che riflette l'andamento delle azioni di 300 società quotate sulla Borsa Valori di Shangai e sulla Borsa Valori di Shenzhen (Azioni Cina A).

X-TRACKERS CSI300 UCITS 
(Isin LU0779800910)
[XCHA.MI]
Da inizio 2019: +27%
Negli ultimi 12 mesi +0,50% 
Non distribuisce un dividendo.
Spesa corrente annua 0,50%.
Valuta di denominazione: USD.

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