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Banche, ecco come ottenere una cedola anche con lo stop ai dividendi

Comunicazione di marketing<br /><br />Le banche mettono fieno in cascina per affrontare gli effetti del Covid e passano il test delle trimestrali. Il momento della verità è arrivato, ad aprire le danze martedì, è stata Intesa Sanpaolo con la pubblica
Classica operazione di switch, vediamo quando spostarsi da un’azione a un certificate conviene. Il certificate con Isin DE000VE8XJC0 con sottostanti Unicredit, Intesa e Banco Bpm stacca cedole annualizzate del 14,88%, con barriera profonde fino al 50%. Effetto memoria e possibilità di rimborso anticipato.

Comunicazione di marketing

Le banche mettono fieno in cascina per affrontare gli effetti del Covid e passano il test delle trimestrali. Il momento della verità è arrivato, ad aprire le danze martedì, è stata Intesa Sanpaolo con la pubblicazione dei conti, mercoledì Unicredit e Bper, ieri a mercati chiusi la conference call di Banco Bpm, a seguire a quasi tutte le altre banche del nostro listino hanno comunicato i conti dei primi tre mesi dell’anno.

La trimestrale di Intesa si è chiusa con un utile a 1,15 miliardi di euro, risultato più alto delle attese (pari a 751 milioni) e in crescita del 9,6% dagli 1,05 miliardi del primo trimestre 2019. Profitti a quota 1,36 miliardi, – il miglior primo trimestre di sempre – senza considerare i 300 milioni accantonati per l’impatto da Covid-19. Il buffer di capitale a disposizione c’è ed è ampio: se a questo accantonamento si aggiunge la plusvalenza netta di circa 900 milioni derivante dalla cessione di Nexi, la banca ha a disposizione circa 1,5 miliardi di extra-accantonamenti per gestire i possibili impatti della pandemia. «È la nostra capacità di essere profittevoli ed efficienti a permetterci di guardare avanti e rafforzare il bilancio», ha spiegato il ceo Messina. Scontata anche la revisione al ribasso degli utili, con un target ridotto a 3 miliardi per il 2020 (contro gli oltre 4,18 stimati in precedenza) e 3,5 miliardi per il 2021. A rafforzare il capitale, inoltre, c’è anche lo stop ai dividendi. Per il 2020 le indicazioni erano per una cedola di Intesa e la prossima sposa Ubi a 3,9 miliardi di euro. Il gruppo inoltre vanta un elevato indice di solidità patrimoniale Cet1: a fine marzo pari a 14,5%. Immediata la reazione in Borsa, con il titolo che ha guadagnato, nella seduta di martedì dopo i dati, il 5%.

Il mercato accoglie bene anche i risultati meno brillanti di Unicredit che ha chiuso il primo trimestre con una maxi perdita da 2,7 miliardi. I dati scontano poste straordinarie negative per 1,3 miliardi legate all’accordo sindacale per l’uscita di 5.200 dipendenti e per altri 1,7 miliardi lordi relative a Yapi, parzialmente bilanciate da +500 milioni ottenuti in seguito a cessioni immobiliari. Oltre che, come già annunciato, 900 milioni di accantonamenti per far fronte all’impatto della pandemia Covid. Il risultato ricorrente, che include solamente le rettifiche Covid, vede una perdita netta di 58 milioni. Il risultato è un trimestre peggiore delle attese degli analisti che stimavano una perdita di 1,5 miliardi. Il titolo ieri ha tenuto in una seduta pesanti per il comparto.

Ieri, a Borsa chiusa, Banco Bpm ha stupito gli analisti con risultati sopra le attese con un utile netto di 152milioni, in calo del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2019, ma sopra ai 110 milioni stimati dal consensus. Il risultato, che include 70 milioni di nuove rettifiche su crediti performing per far fronte all’impatto della pandemia Covid-19. I proventi operativi sono saliti dell’8,8% a 1,16 miliardi, con margine di interesse a  474 milioni (-5%) e commissioni nette a 440,6 milioni  (+1,4%). Quasi triplicato il risultato netto finanziario, a 206,8 milioni. Quanto alla solidità patrimoniale, il coefficiente Cet1 phased-in si attesta al 14,4%. In sintesi forte contenimento dei costi, boom degli utili da trading ma considerati transitori mentre è tra le più elevate del mercato la solidità patrimoniale. La reazione in Borsa è positiva con un +2,2%.

Il settore bancario è quello che più in Europa sta patendo la pandemia. Da inizio anno la perdita del comparto è pari al 45%, contro un -24% dell’indice euro stoxx 50. A penalizzare il settore è il timore di una forte svalutazione sui crediti, in una dinamica molto simile a quanto già visto nella crisi del 2008. Da allora però lo scenario è diverso, la crisi oggi è di origine sanitaria e non economica, dunque non vi è evidenza che, alla fine dei lockdown, la domanda rimanga depressa per a lungo, come invece successe in passato. Ancora le banche oggi si presentano con bilanci molto più solidi. L’Authority europea in questi anni ha imposto parametri di solidità finanziaria più stringenti rispetto al passato. Per ultimo l’intervento delle Banche centrali e dei governi è più risoluto rispetto al 2008, forte anche di un maggiore sostegno popolare rispetto al passato.

In un contesto di forte volatilità e con i titoli che già avevano patito molto, Vontobel, lo scorso 11 marzo, ha emesso un certificate su tre big banks italiane, Unicredit, Intesa e Banco Bpm con una barriera molto profonda (50%) ed alto rendimento 14,88%. Il certificate con Isin DE000VE8XJC0 oggi quota 100 euro, stacca cedole mensili dell’1,24% con tutti i tre sottostanti sopra il livello di barriera.

Qui una tabella con i livelli di riferimento:



Ottimo il timing di emissione con livelli iniziali già bassi e barriere ampiamente lontane. Se dovessero essere violate, durante l’arco di vita del prodotto, scadenza naturale marzo 2023, la struttura del certificate resiste poiché le barriere sono valide solo a scadenza. Le cedole godono dell’effetto memoria, per cui, se la condizione per lo stacco non dovesse essere soddisfatta durante una rilevazione mensile, il premio non è perso e verrà cumulato e distribuito non appena la condizione sarà verificata.

Vontobel ha previsto inoltre la possibilità del rimborso anticipato, il primo anno con i sottostanti sopra il 120% dal livello iniziale e poi al 100%. A scadenza la barriera protegge fino a cali del 50% del peggiore dei sottostanti.

Conclusioni

Il certificate è interessante sia per l’elevato profilo cedolare che la profondità della barriera. In un contesto di taglio dei dividendi del comparto spostarsi su questo strumento permette di continuare a ricevere premi mensili elevati.

Ancora il prodotto si propone come valido strumento per recuperare eventuali perdite sull’azionario. Infatti per chiunque avesse dei titoli bancari in portafoglio sotto il valore di carico, dopo i recenti  cali del mercato una strategia classica per recuperare è quella di vendere l’azione e spostarsi sul certificate. Da qui alla scadenza, 16 marzo 2023, il certificate può rendere fino al 43%  (14,88% annualizzato lordo) anche in caso di calo dei sottostanti (non oltre la barriera). Al contrario, con i sottostanti in calo, l’investimento diretto sulle azioni aggraverebbe ulteriormente la posizione in portafoglio e per recuperare richiede un’ottima performance dei titoli.

Nello scenario negativo di performance dei sottostanti che violano la barriera a scadenza la performance del certificate sarebbe identica all’azione.

La differenza tra i due strumenti, lo ricordiamo sempre, è legata al fatto che la performance del certificate si parametra a quella del peggiore dei sottostanti, diversamente un basket di azioni la performance è data dalla media ponderata di quelle dei sottostanti.

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