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BANCHE - Con lo spread a 170, i tassi a zero non fanno più male

<p>Per le banche italiane, il BTP non è più una zavorra ma un salvagente, anzi, per i titoli del settore è un aerostato: con le imponente plusvalenze generate dall’apprezzamento della montagna di titoli di Stato italiani in portafoglio, si sopravvive
Maxi rivalutazioni in vista per i grandi detentori di BTP

Per le banche italiane, il BTP non è più una zavorra ma un salvagente, anzi, per i titoli del settore è un aerostato: con le imponente plusvalenze generate dall’apprezzamento della montagna di titoli di Stato italiani in portafoglio, si sopravvive bene anche nella stagnazione dei margini di interesse causata dai tassi d’interesse ultrabassi.
Il decennale italiano è sceso in questi giorni sui minimi storici intorno a 1%. Nonostante il rendimento del Bund sia sui minimi della storia, lo spread scende a 173 punti base, livelli visti l’ultima volta nel maggio dell’anno scorso. Il differenziale si è circa dimezzato, rispetto ai picchi di fine anno (330 punti base). 
La discesa potrebbe non essere finita, il ritorno di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, con alle spalle un governo PD-Movimento 5 Stelle, potrebbe innescare un rally in grado di portare velocemente lo spread ancora più giù, intorno a 150 punti base, secondo lo strategist di Unicredit Edoardo Campanella, citato stamattina da Bloomberg.
A questo punto è opportuno ricordare che le grandi banche italiane quotate, nel loro insieme, avevano in pancia a giugno circa 130 miliardi di euro di governativi italiani, una cifra imponente, soprattutto se paragonata al valore tangibile di queste società. Banco BPM per esempio, ha in portafoglio 19 miliardi di euro obbligazioni governative italiane, a fronte di un patrimonio tangibile di 10 miliardi e di una capitalizzazione di soli 2,8 miliardi di euro. 
La discesa dello spread arriva nel momento giusto, in quanto le banche, negli ultimi mesi hanno puntato proprio sul calo del rendimento. A fine luglio, come si apprende oggi dai dati forniti dalla BCE, le banche con sede in Italia avevano in portafoglio 409 miliardi di euro di titoli di stato, massimo da agosto del 2016. 
Per avere un’idea degli effetti dell’apprezzamento del BTP sul valore delle banche, ipotizziamo che il portafoglio complessivo (409 miliardi di euro) sia in governativi a tre anni. In questo caso, una discesa di un punto base del rendimento, si traduce in un apprezzamento di 3 punti base del prezzo. Ne risulta che, su questa massa di obbligazioni, cento punti base di discesa del rendimento, valgono un po’ di più di 12 miliardi di euro di aumento del prezzo. Allo stesso modo, ma restringendo il campo sul portafoglio delle banche italiane quotate, si può stabilire, sulla base della stessa ipotesi, che 100 punti base di calo del rendimento, si traducano in un apprezzamento di 3,9 miliardi di euro. 

 


Il mercato è accorto di quanto sta avvenendo, infatti, come si vede dal grafico, dove è riportato l’indice Ftse delle banche italiane, si vede il forte recupero degli ultimi giorni, un movimento di grande rilevanza, perché arriva dopo il raggiungimento dei minimi di periodo, toccati nella prima parte del mese. Ma altri indicatori, suggeriscono che il bello, per le banche, deve ancora arrivare.

 

Questo secondo grafico mostra l’andamento dello spread (invertito per comodità di lettura) ed il confronto tra indice delle banche ed indice Ftse Mib. Emerge chiaramente che le banche non hanno ancora iniziato a recuperare terreno rispetto alla Borsa di Milano, come invece dovrebbe avvenire e come sempre è stato, almeno fino alla fine del 2018, mentre rispetto alle banche europee, la sovraperformance è già iniziata da qualche settimana.

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