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BANCHE - 50 punti base in più di spread neanche si sentono

<p>Cinquanta punti base di spread  in più, rispetto ai minimi di periodo di luglio, oggi non sono quasi niente, per le banche italiane: con gli attuali livelli di solidità patrimoniale, il mal di spread potrebbe tornare ad essere una preoccupazione o
Il sistema è molto più solido rispetto ad un anno fa, può reggere senza impatti rilevanti fino a 500 punti base

Cinquanta punti base di spread  in più, rispetto ai minimi di periodo di luglio, oggi non sono quasi niente, per le banche italiane: con gli attuali livelli di solidità patrimoniale, il mal di spread potrebbe tornare ad essere una preoccupazione oltre i 500 punti base, 270 punti base più in alto di oggi.
Avendo espulso una parte consistente delle proprie sofferenze e tagliato i costi di struttura, le società del credito si sono rinvigorite e sono in grado di reggere senza problemi alle oscillazioni dei tassi. 
Un incremento di 100 punti base dello spread, quindi il doppio, come magnitudo, di quello avvenuto nelle ultime tre settimane, vale circa 1,7 miliardi di euro in meno, del capitale sul quale ci calcola il Common Equity Tier 1. La cifra è modesta, rispetto ai valori in gioco, ragion per cui, l’erosione media che ne consegue è solo di 20 punti base. A fine giugno, il CET1 medio delle principali banche italiane era 12,76%, un aumento di 100 punti base lo porterebbe a 12,56%, molto sopra i livelli di sicurezza e parecchio meglio della situazione di un anno fa: alla fine di giugno del 2018, il CET1 mdio era 12,2%.

Lo stress da spread non è più un’ansia perché le banche, in questa prima parte dell’anno, si sono impegnate a fondo nella pulizia di bilancio e nel taglio dei costi. L’ufficio studi First Cisl  mette in evidenza oggi che i crediti deteriorati netti sono diminuiti del 20% a 48 miliardi euro anno su anno, l'Npl ratio è migliorato dal 5,3% del giugno 2018 al 4,2% del giugno 2019.

Gli aggiornamenti in arrivo da Banca d’Italia confermano che anche in giugno c’è stato un miglioramento di alcuni indicatori chiave. Le sofferenze lorde sono scese a 89,8 miliardi di euro, da 92 di maggio (-2,4%). Le nette calano a 31,6 miliardi (-26% anno su anno), con una copertura in lieve miglioramento a 64,8%. I depositi crescono del 3,4%, dopo il +3,5% di maggio. Rallenta l'emissione di obbligazioni (-5%).
I prestiti al settore privato battono la fiacca, +0,3% anno su anno, dal +1% di maggio. Salgono quelli alle famiglie (+2,4%) ed arretrano quelli alle aziende (-1%).
Sono stabili, i BTP in portafoglio, a 390 miliardi di euro.

I dati di giugno segnalano una forte tenuta dei depositi e la perdurante discesa delle sofferenze. Stenta a riprendersi il prestito alle aziende. 

Per le banche, la minaccia più seria, sono i tassi d’interesse in discesa, un problema che riguarda tutto il comparto europeo, fortemente penalizzato da inizio d’anno dalla caduta del rendimento del Bund decennale a -0,50%. Da inizio anno l’indice Stoxx delle banche della zona euro, perde quasi il 9%.

 

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