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BANCA SISTEMA - Nell’età dell’oro brilla anche il credito su pegno

<p>Il più arcaico tra i beni preziosi è più che mai d’attualità. Lo scorso agosto, l’oro detenuto dagli Etf, i fondi d’investimento a gestione passiva, ha fatto segnare il terzo incremento consecutivo a quota 2.733 tonnellate. Soli 2 punti percentual
Non solo investimenti finanziari ma anche strumenti a favore di imprese e cittadini basati sul metallo prezioso

Il più arcaico tra i beni preziosi è più che mai d’attualità. Lo scorso agosto, l’oro detenuto dagli Etf, i fondi d’investimento a gestione passiva, ha fatto segnare il terzo incremento consecutivo a quota 2.733 tonnellate. Soli 2 punti percentuali in meno rispetto al record storico del 2012. L’acquisto delle banche centrali, inoltre, è stato particolarmente cospicuo nel 2018. Basti pensare che, secondo i dati di Refinitiv, gli istituti centrali ne hanno acquistate 651,5 tonnellate.

Tutti numeri che sono indice dell’interesse sui mercati nei confronti dell’oro. E questo rimane valido anche alla luce del ripiegamento del valore, appena sotto i 1.500 dollari l’oncia di questi ultimi giorni. Ma se si considera l’ultimo anno, il trend rimane saldamente rialzista (+23%). A incidere è la tradizionale vocazione di bene rifugio dell’oro, considerato porto sicuro in un momento storico stretto tra le paure di un’escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e di un rallentamento del ciclo economico a livello mondiale.

Uno scenario che, almeno per quanto riguarda l’oro, ha visto nascere alcune iniziative. In Italia, Banca Sistema [BSTA.MI] ha una nuova società Pronto Pegno S.p.A , controllata al 100%, attiva nell’erogazione di prestiti che prevedono come collaterale oggetti preziosi, oro e lingotti. Chi pensi sia un’iniziativa rivolta soprattutto ai redditi bassi, sbaglierebbe. Altrettanto sarebbe in errore, chi ritenesse molto alta la percentuale di escussione del pegno da parte della banca.

“Contrariamente a quello che si potrebbe pensare”, spiega a Websim Giuseppe Gentile, Direttore Generale di Pronto Pegno S.p.A., “il 15-20% dei nostri clienti sono benestanti: liberi professionisti, avvocati, consulenti. Persone che magari hanno già prestiti, leasing eppure quando hanno momentanee necessità di liquidità ricorrono a questo strumento”.

“Il nostro prestito può essere rinnovato “n” volte fino ad un un massimo di tre anni. Allo scadere del finanziamento, il portatore della polizza può rinnovarla pagando solo interessi e spese oppure può  riscattare il bene in pegno restituendo la somma ricevuta, le spese e gli interessi dovuti per il periodo”, prosegue Gentile, “a livello di mercato, solo il 5% dell’oro impegnato va poi a finire all’asta. Nel nostro caso, solo l’1%”. Il giro d’affari del mondo dei prestiti su pegno vale 1 miliardo di euro in Italia. Pronto Pegno punta ad arrivare a 30-40 milioni di impieghi entro il 2020, partendo dai 10 attuali.

Questo tipo di business, è opinione di Gentile, “non porta con sé il rischio dei mercati, perché è una commodity che si supervaluta quando c’è crisi ed è più sicura di un bund tedesco.

Per le banche, inoltre, non occorre accantonare capitale in quanto l’assorbimento patrimoniale dell’oro è quasi zero. Non ci sono rischi anche da parte del cliente, poiché, per legge, queste tipologie di prestiti possono essere concessi solo da banche e finanziarie, entrambe istituti vigilati dalla Banca d’Italia”.

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