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ATLANTIA - Salvando Alitalia protegge se stessa e le tariffe

<p>Cento milioni di euro, quello che ad Atlantia [ATL.MI] potrebbe costare la partecipazione al salvataggio di Alitalia, è grosso modo quel che la holding controllata dalla famiglia Benetton pagò dieci anni fa il biglietto d’ingresso in CAI, la corda
Il costo dell'operazione è modesto, le ricadute positive di una pace con il governo valgono molto di più

Cento milioni di euro, quello che ad Atlantia [ATL.MI] potrebbe costare la partecipazione al salvataggio di Alitalia, è grosso modo quel che la holding controllata dalla famiglia Benetton pagò dieci anni fa il biglietto d’ingresso in CAI, la cordata dei capitani coraggiosi, scesa in campo per impedire la bancarotta della ex compagnia di bandiera italiana. La cifra era modesta allora, lo è ancora di più oggi, per un gruppo che, dopo l’operazione Abertis, veleggia verso gli otto miliardi di euro di Ebitda l’anno.

Il titolo, infatti, non sta affatto risentendo dei retroscena che danno imminente il coinvolgimento di Atlantia nella newco capeggiata da Ferrovie dello Stato e MEF. Di per sé, la notizia dell’ingresso in un progetto del tutto estraneo all’attività principale della holding non dovrebbe essere positiva, ma i benefici in arrivo, in termini di distensione dei rapporto con il governo, sono di parecchio maggiori. Per prima cosa, potrebbe essere tolto di mezzo in via definitiva il tema della revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, ipotesi estrema circolata subito dopo il crollo del Ponte Morandi. La riapertura del dialogo tra lo Stato e il primo concessionario autostradale italiano, potrebbe valere ancora di più, in termini di rimozione della nuvola di incertezza che oggi grava sulle tariffe. 

Per il momento, gli analisti incorporano ancora le previsioni di crescita dei pedaggi pre disastro di Genova, ovvero, un incremento modesto dello 0,4% nel 2019, che pian piano accelera, passando al +1,4% del 2020, al +1,7% del 2021 ed al +2,9% del quinquennio 2022 -2029. Formalmente, questo quadro è solido, in quanto il concessionario, in caso di revisione unilaterale da parte del Ministero dei Trasporti, avrebbe buon gioco nell’ottenere con le vie legali quel che le è stato tolto. Nel 2007, la contesa tra la società ed il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, si concluse con un compromesso non così sfavorevole per gli affari del gruppo. 
Ma è anche vero che Atlantia non può permettersi di prolungare all’infinto la guerra con il governo, per cui deve mettere in conto di concedere qualcosa sui pedaggi e sul ritorno degli investimenti in nuove opere, a partire dalla gronda di Genova. 

L’incertezza, passando alle cifre, potrebbe valere circa il 10% di sconto sul valore della società, oggi identificato dal target price medio degli analisti a 25,5 euro: quindi, se mai dovesse essere rimosso questo sconto, lasciando immutato il quadro tariffario, il valore dovrebbe portarsi sopra quota 28 euro.
Il mercato sembra pensare che non siamo più tanto lontani dall’arrivo di una schiarita nei rapporti, con Luigi Di Maio, infatti, il titolo sale di oltre il 2% a 23,9 euro. Per la Borsa è del tutto improbabile, o molto remota, l’ipotesi estrema di una sforbiciata agli incrementi tariffari a +1% nel quinquennio 2022-2029, con crescita zero dal 2029 in avanti: se così fosse, Atlantia andrebbe a valere circa 21 euro.

In questo quadro, un coinvolgimento nella telenovela Alitalia, diventa una buona notizia, in quanto, con poca spesa, la società ottiene una tregua dopo mesi di ostilità. Se invece di cento, i milioni fossero 200 o 300, come scrive oggi IlSole24Ore, i termini non cambierebbero più di tanto.
Il titolo infatti, non sta reagendo alle novità riguardanti questo tema: negli ultimi tre mesi, la banda di oscillazione è stata di circa il 10%, dopo il balzo dei primi quattro mesi dell’anno (+31%).

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