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La burrasca cinese agita anche questo avvio di settimana. L’indice CSI 300 di Shanghai-Shenzhen  ha terminato in ribasso del 5%, Hong Kong -2,2%.

 

 Scendono pressoché tutti i mercati dell'Asia, India -1%, Jakarta -2%, Manila -3%, Seul -1,2%. Tokyo è chiusa per festività.

Le rassicurazioni arrivate nel week end da Pechino non sembrano aver placato le ansie degli investitori.

La Cina, "ha un sistema finanziario largamente stabile ed in salute", ha scritto in un comunicato l'Amministrazione statale sulle valute estere e sul cambio. Un funzionario vicino al governo ha però fatto capire che l’economia cinese crescerà non oltre il 6,5% all’anno fino al 2020. Le stime per quest’anno erano del 7%.

 

I future sulle Borse europee anticipano una flessione media intorno all’1%.

Analisi Tecnica Borse. Il quadro di breve rimane molto fragile soprattutto dopo che venerdì i listini hanno fallito il rimbalzo lasciando aperte ampie incognite sull’andamento della settimana entrante. Wall Street e le piazze europee hanno perso mediamente il 7%, la Germania l’8%. Shanghai ha chiuso con una caduta del 10%, il peggior bilancio da agosto.

 

Cresce l’attesa di una reazione anche perché molti indici hanno ormai raggiunto supporti strategici di lungo periodo. Alziamo l’allerta.

 

L’indice CSI 300 della Borsa cinese (oggi 3.196) si è fermato stamattina proprio a ridosso della trendline rialzista passante a quota 3.200 punti.

 

FtseMib (19869). Ha terminato la settimana poco sopra i minimi degli ultimi 12 mesi a 19.632 punti. Questo è il primo livello da monitorare. Un primo segnale di ricucitura si vedrebbe con il ritorno sopra 20mila punti. La debolezza è per noi occasione di acquisto.

 

Il Dax (9.849) ha ceduto la trendline di lungo termine passante a 10.300 punti e si avvicina al successivo importante supporto statico verso 9.300 punti, area di acquisto da non perdere.

 

A Wall Street aumenta la probabilità che l’S&P500 (1.922) raggiunga il forte sostegno statico a 1.870 punti, mentre il NASDAQ (4.643) è scivolato sotto la trendline rialzista di lungo termine passante a 4.693 punti.

 

Il Nikkei giapponese oggi chiuso (17.697) conserva la tendenza rialzista se resta sopra quota 17.470.

 

Se i mercati principali soffrono, gli emergenti sono in agonia, piegati dalla crisi delle rispettive valute.

 

Commodity.

 

Petrolio. La settimana scorsa si è chiusa con un secco -10%. Oggi Brent -2,8% a 32,7 usd. I minimi degli ultimi 12 anni aggiornati la scorsa settimana sono a meno di mezzo dollaro. Anche se non vediamo concreti segnali di reazione, r iteniamo che le tante brutte notizie siano già scontate nei prezzi. Per Websim la debolezza è occasione di acquisto in ottica di medio termine. Eventuale allerta sotto 30 usd.


Oro. Ha chiuso l’ottava con un ricco +4% che lo ha riproposto come importante bene rifugio. Oggi 1
.105 usd. Scattato un primo segnale di forza sopra 1.090 usd, ci attendiamo ulteriori estensioni al superamento stabile di quota 1.100 usd. Crediamo che l’incertezza continuerà a premiare il metallo prezioso. Cambieremo idea solo con un prezzo sotto 1.050 usd.

 

Valute.

 

L'appello alla calma non frena le vendite sulla valuta della Cina ed insieme allo Yuan si svalutano anche le principali monete dei paesi emergenti. Il rand del SudAfrica crolla sui minimi storici contro dollaro. Lo Won della Corea del Sud scende sui minimi dal 2010, il Rublo è sui minimi da 12 mesi. Non è ancora venuto il momento di mettere liquidità su questi mercati. Attendiamo una schiarita.

 

Euro/Dollaro. 1,091. Al momento il cross più importante del mondo rimane fuori dai giochi con una bassa volatilità. L’andamento rimane nella parte mediana del range 1,05-1,15.


Bond Eurozona.

 

Il comparto tiene egregiamente perché è in grado di attirare la liquidità in fuga da asset più rischiosi. Ben comprati i bond “core” della Germania con il Bund decennale a 0,51%. Anche l’Italia dimostra grande forza: rendimento BTP 10 anni a 1,54% con lo spread a 102 punti base. Qualche pressione sui bond della Grecia con il rendimento del decennale all’8,5%, ma visto lo scenario globale possiamo considerarlo un successo.

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